Gioco
Balneari, dalla Versilia parte la mobilitazione: «A rischio 800 milioni di euro»
Con le nuove norme «il valore degli stabilimenti va in fumo. Si rischia il fallimento di oltre 400 imprese balneari familiari»
VIAREGGIO. È uno dei più arrabbiati col Governo, nonostante ne condivida le idee e la linea politica. Marco Daddio, presidente dei balneari di Lido di Camaiore, sostiene che con il decreto Infrazioni approvato di recente «si rischia il fallimento di oltre 400 imprese balneari familiari nella sola Versilia. Perché il valore di queste imprese, pari in media a 2 milioni di euro a bagno, è ridotto quasi a zero con le nuove norme sugli indennizzi». Alessandro Del Dotto, ex sindaco di Camaiore e avvocato esperto in diritto amministrativo, conferma: «Se non verranno riscritte le norme, i balneari potrebbero andarsene dopo le “aste” senza ricevere un euro in cambio. Anzi, in qualche caso rimettendoci pure». Ecco perché, ora che la stagione turistica volge al termine – anche se qualche stabilimento ha deciso di prolungare in autunno – riparte la mobilitazione della categoria. In ballo ci sono tanti, troppi soldi, al di là della questione “aste” che presto o tardi ci saranno.
La rabbia dei balneari
Il decreto è «un testo redatto in maniera approssimativa, con errori ma soprattutto quasi punitivo per una categoria che non capiamo perché debba essere oggetto di una vera e propria persecuzione. Nemmeno il balneare più pessimista poteva immaginare un simile trattamento da un Governo che a parole si era speso in maniera ben diversa». È senza appello il giudizio negativo di Confesercenti, con il suo presidente Fiba David Parenti e con il responsabile Daniele Benvenuti, sul decreto varato del Governo in materia di concessioni balneari. «Come giudicare un decreto che di fatto espropria le nostre attività senza alcun riconoscimento per quanto fatto – insistono Parenti e Benvenuti – Mettere nel testo che l’indennizzo deve essere calcolato sul valore residuo dei beni ammortizzabili sugli ultimi cinque crediamo sia a dir poco offensivo. È del tutto evidente che negli ultimi cinque anni, con lo spettro della Bolkestein, nessuno ha fatto investimenti importanti. Indennizzo, che è bene chiarire, non arriva dallo Stato, ma da chi avrà vinto l’asta e che quindi rileverà una azienda fiorente e avviata con pochi spiccioli. Era giusto invece – spiegano ancora i vertici locali di Fiba e Confesercenti – riconoscere il valore commerciale e il fatturato come sempre richiesto e come era stato previsto nella legge Draghi, sempre versato dal concessionario entrante come giusto riconoscimento a chi lascia e che, secondo il nuovo decreto, parte svantaggiato nell’asta. Un decreto che sembra scritto in fretta e furia per accontentare l’Europa, magari in questa fase in cui il Governo tratta le deleghe per il nostro commissario indicato in Raffaele Fitto. Ha dell’incredibile, ad esempio, l’errore sull’aumento dei canoni che nel decreto era stato fissato al 110%, poi corretto il giorno dopo al 10%».
I punti critici
Il calcolo dell’indennizzo sugli investimenti fatti negli ultimi cinque anni riduce necessariamente, e di parecchio, la cifra che ogni imprenditore potrà aspettarsi. «Il fatto, poi, che a stabilire sarà la cifra sarà una perizia commissionata dall’amministrazione pubblica che fa la gara, a spese del balneare – dice Del Dotto – fa capire che il balneare stesso, in caso di sconfitta nella gara, rischia non solo di ricevere zero, ma anche di rimetterci perché la perizia è a carico suo». Non piace, inoltre, la clausola del 20% da versare al balneare uscente «che è una garanzia minima, per non dire inesistente – dice Luca Petrucci, presidente del sindacato Sib Confcommercio per l’area Versilia-Massa – Se al concessionario subentrante basterà versare il 20% dell’importo per diventare titolare della mia concessione, io so che il resto dei soldi lo vedrò col binocolo». Secondo Tommaso Magnani, presidente dei balneari di Viareggio, «le nuove regole, di fatto, gettano a mare tutto il discorso della non scarsità della risorsa, quindi aprendo il settore alle “aste” e ai grandi gruppi economici. Il risultato sarà un aumento dei costi per la clientela degli stabilimenti e uno stravolgimento totale di un settore turistico che oggi è un’eccellenza».
La mobilitazione
I balneari, comunque, non si arrendono. Concludono David Parenti e Daniele Benvenuti: «Alla luce di queste evidenti incongruenze, ci auguriamo che si possa correggere l’impianto nel passaggio parlamentare. Fiba ha convocato la sua giunta nazionale e successivamente quella regionale per studiare le mosse da fare. In questa battaglia, a nostro avviso, dovranno esserci anche Regioni e Comuni, che esercitano da decenni le funzioni amministrative in materia e che non state minimamente coinvolte dal Governo. Riteniamo che sia interesse di tutti, non solo dei balneari, una riforma organica della materia che salvaguardi le aziende turistiche attualmente operanti frutto del lavoro e dei sacrifici di migliaia di famiglie di onesti lavoratori che hanno costruito un modello di balneazione attrezzata efficiente e di successo che il mondo ci invidia». Anche Marco Daddio annuncia riunioni e possibili ricorsi a pioggia in tribunale contro gli ultimi provvedimenti: «Sappiamo che i margini sono pochi, ma daremo comunque battaglia», avvisa. Dal punto di vista normativa, l’ex sindaco Del Dotto ritiene che ci sono i margini «per rivederei criteri sugli indennizzi: nel dispositivo del Governo si parla di un nuovo decreto frutto del lavoro di più ministeri, da approvare entro il 31 marzo 2025». Vedremo se nel frattempo i balneari saranno riusciti a spuntare qualcosa dal loro personalissimo autunno caldo.
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