Sicurezza
Viareggio, protesta contro l’ospedale: consigliera comunale minacciata di querela dall’Asl
Tessa Nardini: «Mio padre non assistito bene e ha rischiato la vita». Il sindaco Alessandrini: «Noi siamo con lei». La risposta dell’Asl: paziente seguito in maniera adeguata e corretta
VIAREGGIO. Sono giorni di alta tensione tra alcuni sindaci versiliesi e l’Asl Nordovest. Un confronto al veleno che va avanti a colpi di botta e risposta sulla qualità dei servizi nella sanità. E ora lo scontro potrebbe finire in tribunale.
Il motivo sta in una vicenda denunciata da una consigliera comunale di Seravezza, Tessa Nardini, che rischia di essere denunciata a sua volta dall’Asl per presunte dichiarazioni diffamatorie. Il sindaco Lorenzo Alessandrini, però, la difende e promette di schierarsi dalla sua parte come Comune, se la controversia dovesse finire in un processo.
Il caso risale a luglio e riguarda l’esperienza del padre della consigliera al pronto soccorso del Versilia. Secondo Tessa Nardini, il padre non era stato assistito adeguatamente e per questo motivo era finito in terapia intensiva. «Nardini, nella sua veste di cittadina – afferma il sindaco Alessandrini – aveva denunciato alla Regione e pubblicamente quella che riteneva una grave disattenzione da parte del pronto soccorso dell’ospedale nei confronti del padre, immunodepresso, lasciato 24 ore su una barella nello stanzone comune del pronto soccorso, a stretto contatto con malati di ogni tipo. Nonostante le raccomandazioni della famiglia e del medico curante, perché venissero prese tutte quelle misure necessarie a tutelare la precaria situazione di salute del paziente». Dopo qualche giorno all’uomo era stata diagnosticata una grave polmonite, tanto da finire in terapia intensiva e da far temere per la sua vita. Da lì la denuncia da parte di Tessa Nardini, con una email ai vertici della Regione e sulla propria pagina Facebook. A quel punto l’ufficio legale dell’Asl le ha inviato una lettera di diffida con cui la invitava a ritrattare quanto dichiarato, e a non proseguire con affermazioni simili sulla vicenda. Pena la querela. Secondo l’Asl la procedura seguita è stata corretta e quindi quelle dichiarazioni «non corrispondono al vero».
Un metodo, quello dell’Asl, che il sindaco Lorenzo Alessandrini ritiene «inaccettabile, tanto da aver inviato una lettera alla dottoressa Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’Asl Nordovest. Una missiva con la quale si ricostruiscono i fatti, si punta il dito contro il metodo minatorio e si dichiara che il Comune è pronto a mettersi a fianco non della consigliera ma della cittadina Tessa Nardini, qualora la vicenda dovesse prendere le vie giudiziarie».
Nella lettera Alessandrini sostiene che «in questa vicenda di Tessa Nardini balzano agli occhi alcuni particolari davvero preoccupanti: faccio riferimento al metodo con cui l’azienda sanitaria, pur nel suo legittimo diritto di difendersi, sguinzaglia i propri uffici legali a minacciare di querela cittadini che hanno sofferto un disservizio grave. C’è poi un aspetto gravissimo che inerisce all’accusa che l’avvocato ha rivolto a Tessa Nardini di aver approfittato del proprio ruolo istituzionale. Bastava leggere con maggiore attenzione per comprendere che a parlare non era un politico arrogante ma una figlia ferita, addolorata e sconcertata per il trattamento subito dal padre nel suo ospedale di riferimento. Tessa Nardini ha scritto a titolo personale come semplice cittadina, ma l’ufficio legale dell’Asl sembra non se ne sia accorto o voluto accorgere. Ciò significa che, al di là del fatto che porrò questo tema nella prossima Conferenza dei sindaci assieme a quelli sollevati dal dottor Bruno Murzi, vi rappresento che nel caso in cui l’Asl volesse procedere contro Tessa Nardini, troverà anche da parte del Comune di Seravezza adeguata resistenza in giudizio».
La replica dell’Asl
L’Asl Toscana Nordovest, in merito alla vicenda della consigliera comunale di Seravezza Tessa Nardini e al conseguente intervento del sindaco Lorenzo Alessandrini, ribadisce «la correttezza del proprio operato», smentendo la ricostruzione della consigliera. «L’ufficio legale dell’Asl – si spiega in una nota – ha attivato negli ultimi anni un ventaglio molto ampio di iniziative volte a tutelare l’immagine dei servizi e a proteggere gli operatori sanitari, in un momento in cui le aggressioni nei confronti del personale sono in continuo aumento (basti pensare al caso gravissimo di Foggia, dove 50 persone hanno “assediato” medici e infermieri). Anche la lettera “di diffida al rilascio di nuove affermazioni e di invito a ritirare le dichiarazioni diffamatorie rese” (che è quella inviata a Nardini, ndr) rientra in questo ambito di tutela e protezione. Nell’ultimo periodo sono state inviate molte note di questo tipo, così come sono state promosse varie querele, anche con risultati di condanna.
Queste lettere vengono inviate dall’ufficio legale dell’Asl a un cittadino quando la ricostruzione dei fatti, presente anche (come nel caso specifico) su organi d’informazione o su canali social, non corrisponde a quanto verificato dall’Asl con i suoi professionisti. Questo perché alcune affermazioni possono minare il rapporto di fiducia tra utenti e Azienda sanitaria che si pone alla base di un efficiente ed efficace percorso di soccorso e di cura del cittadino». «In base a quanto verificato dall’Asl le affermazioni della signora Tessa non appaiono infatti veritiere – affermano dall’azienda sanitaria – Suo padre non è stato affatto “abbandonato in corsia” ma, dopo l’accesso in pronto soccorso, ha seguito l’iter di tutti i cittadini ed è stato seguito in maniera adeguata e appropriata nel suo percorso, come ha relazionato il direttore del pronto soccorso Giuseppe Pepe insieme a tutto il personale presente quel giorno in ospedale. Il dottor Pepe è tra l’altro disponibile a un confronto sul caso, basato anche sull’analisi diretta dei documenti clinici esistenti e delle testimonianze degli operatori coinvolti, tutti addolorati dalle dichiarazioni non corrispondenti alla verità della cittadina».
«La Direzione aziendale, anche tramite l’Ufficio legale, è quindi intervenuta – in questa come in altre situazioni – a tutela del proprio personale e per ribadire la correttezza del suo operato. Sembra semmai singolare – concludono dall’Asl – che un sindaco intervenga sulla stampa su una vicenda di tipo personale come questa».
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