Gioco
Muore a 51 anni storico tifoso rossoblù: l’Hockey Forte dei Marmi in lutto
Il ricordo del presidente del club Piero Tosi: «Non ho parole, troppo dolore»
FORTE DEI MARMI. Lutto a Forte dei Marmi per la morte di Federico Bresciani, storico tifoso della squadra di hockey campione d’Italia. Aveva 51 anni e da tempo lottava con una malattia che non gli ha lasciato scampo. Malgrado le condizioni di salute è rimasto sempre vicino al team rossoblù, festeggiando la conquista dello scudetto. Insieme al fratello Stefano lavorava come muratore e nel tempo libero seguiva la squadra di hockey.
Il ricordo dei tifosi
Tra i tifosi che con lui condividevano questa passione e le tante trasferte per seguire le imprese rossoblù c’è Alessandro Carducci, capo storico della tifoseria organizzata fortemarmina. Negli anni bui dell’Hockey Forte nacque la Brigata Bulldog - ricorda Carducci - e Federico era già lì, uno dei giovani attaccatissimi alla squadra. Erano gli anni della serie A/2 e della serie B. Di quelle mitiche trasferte e insieme a "Testa Vecchia Golpa Bresciani" - così gli amici chiamavano Federico - tanti sono gli aneddoti che Carducci potrebbe raccontare. «Quello che ti posso promettere - ha scritto su Facebook - è che noi andremo avanti anche per te e gli altri con cui sei lì su una nuvoletta, tutti che continuate a fare il tifo per i colori che portate nel cuore. Mi spiace dirlo, ma in certe partite siete più voi in cielo che noi in curva, Pippo, Nico, Pepo, Stè, Andrea. Ciao amico mio».
Il club
Tra le numerose attestazioni di vicinanza ai familiari c’è quella del presidente dell’hockey Forte dei Marmi Piero Tosi. «Non ho parole per esprimere il dolore che ho provato appena mi è arrivata la notizia della tua scomparsa. In tutti questi anni ho avuto modo di conoscerti e apprezzarti, soprattutto per il tuo lavoro di muratore, un termine che forse oggi nemmeno si usa più per definire uno dei mestieri più duri ma al tempo stesso più belli, che praticavi insieme a tuo fratello Sfefano e a tuo padre Marino, ma anche con Gualtiero. Sarà perché anche mio padre era muratore e proprio con voi lavorava molto spesso, è capitato che le nostre famiglie siano state molto vicine, tanto da sentirci quasi dei cugini anche se in realtà la parentela era molto più labile. Con il vostro lavoro avete contribuito a costruire la casa dove abito e la pizzeria che mi permette di vivere, e questo lo porterò sempre nel cuore. In tutti questi anni ci ha accomunato anche l’hockey, tu sugli spalti a fare casino e io come presidente, tu che ogni volta mi chiamavi per avere un biglietto e io che mugugnavo ma alla fine mi faceva piacere poterti accontentare. Anche quest’anno è stato così, una tua telefonata, io che acconsentivo, e tu che mi dicevi... ok, se non sto troppo male vengo... ma spesso, sempre più spesso, poi non ti vedevo in tribuna».
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