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Emergenza ospedale

Versilia, Pronto soccorso: «Vi racconto la mia esperienza da incubo»

di Matteo Tuccini
Una protesta del sindacato Fials al Versilia (nella foto col megafono il segretario Daniele Soddu)
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Una protesta del sindacato Fials al Versilia (nella foto col megafono il segretario Daniele Soddu)

Il sindacalista: 250 accessi in poche ore, il personale è esausto

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VIAREGGIO. Una serata da incubo al Pronto soccorso del Versilia, e non certo per colpa del personale che è la prima “vittima” del tritacarne. È la testimonianza in prima persona di Daniele Soddu, sindacalista Asl con la sigla del Fials, che ha deciso di raccontare quanto ha visto in un venerdì sera estivo tutt’altro che ordinario.

«Un preambolo è d’obbligo – spiega Soddu – il sindacato Fials ha più volte espresso nei mesi passati la forte preoccupazione per la tenuta del servizio di emergenza e urgenza del presidio ospedaliero della Versilia, attraverso la stampa locale, chiedendo a gran voce rinforzi estivi di personale medico, infermieri, Operatori sociosanitari e così via, per far fronte all’aumento di utenza che si stava per riversare in Versilia. La risposta aziendale è stata come al solito: programmazione zero».

I medici previsti per rimpinguare gli organici arriveranno ad agosto, «quando oramai la stagione estiva in Versilia è partita da mesi», sottolinea Soddu.

«Ritornando al venerdì 12 luglio, ma sarebbe meglio dire “venerdì 13”, dalle 19 circa alle 23,30, il sottoscritto ha passato queste ore in Pronto soccorso – continua il segretario provinciale del Fials – verificando di persona ciò che sempre abbiamo scritto e detto. In queste ore le ambulanze arrivavano copiose come un fiume in piena, le sirene anticipavano il loro accesso alla camera calda; nel contempo al triage (dove vengono smistati i casi in base alla gravità, ndr) gli utenti in fila attendevano il proprio turno. La giornata si preannunciava difficoltosa, e già dall’ingresso nella hall si capiva che, attraversato le postazioni a vetri del triage, ci sarebbe stato il finimondo. La sala d’aspetto era piena fino all’inverosimile, e all’esterno stazionavano persone che non trovavano posto dentro, in attesa di capire se e quando potessero avere notizie di amici e parenti. All’interno del Pronto soccorso tutte le sale dei vari codici erano pieni di utenti, chi accomodato su una seggiolina, chi in barella, chi seduto sulle sedie in attesa. A un certo punto della giornata erano finite anche le barelle, e il personale si accingeva a cercarle altrove per riuscire a sistemare coloro che ne avevano necessità».

«Un giorno come gli altri – prosegue Soddu – con gli accessi al Pronto soccorso del periodo estivo, con il personale medico impegnato a vedere tutti i pazienti nel più breve tempo possibile, a richiedere esami e consulti, mentre il personale infermieristico e Oss saltava da una barella a un’altra e da un setting all’altro per fornire assistenza e supporto ai pazienti. Un numero esiguo di medici, infermieri e Oss che fronteggiavano una vera e propria ondata di gente. Il personale, che è da encomio e da medaglia d’oro al valor civile, si prendeva cura di tutti, anche di chi si alterava e alzando la voce protestava per i tempi lunghi delle attese, non capendo che chi era lì dava il massimo e anche oltre. Tra personale in rientro dal giorno di riposo, tra una aggiuntiva e l’altra, si capiva il malessere di chi vede l’arrivo del mese di settembre come una chimera».

Nelle 24 ore del venerdì – secondo quanto riferisce il sindacalista – si sono contati sei codici rossi, oltre 250 accessi circa al Pronto soccorso. «Dei codici rossi un paziente è stato trasferito a Livorno con ambulanza con infermiere a bordo, e con la necessità di attivazione del collega reperibile a copertura. Alle 20 del venerdì si contavano 50 utenti in attesa di ingresso al Pronto soccorso. Di sera al Ps ci sono tre medici: uno ai codici gialli, uno ai verdi e uno di supporto con il turno notturno fino alle 24. Dalle 24 al mattino rimangono solo due medici in servizio: inconcepibile. Ho anche verificato di persona come l’arrivo di un codice rosso implichi la preparazione di tutto lo staff del Pronto soccorso per accogliere prontamente il paziente, che al suo accesso alla camera calda (da dove passa l’ambulanza, ndr) trova tutta l’equipe pronta ad intervenire. Questo, inevitabilmente blocca le altre attività che ovviamente subiscono un allungamento dell’attesa. Non voglio, poi, tralasciare tutto l’aspetto emotivo che coinvolge il personale che tratta anche i codici rossi, non sempre con una risoluzione felice».

«Crediamo che i dirigenti e i politici, che si riempiono la bocca della buona sanità toscana, debbano scendere le scale dei loro uffici, uscire dai loro palazzi e verificare le condizioni in cui lavorano tutti i dipendenti della Sanità regionale, in questo caso il personale del Pronto soccorso, vera prima linea del sistema sanitario regionale. Come sindacato riteniamo inaccettabili le condizioni dei lavoratori, ma siamo consapevoli che anche gli altri reparti “pesanti”, vedi aree mediche, sono in forte difficoltà. Anche per questo – è la conclusione – come sindacato dichiariamo lo stato di agitazione, ancora una volta per rivendicare assunzioni di personale».

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