Il Tirreno

Versilia

Lutto

Viareggio, la nautica piange Giuseppe Balducci

di Donatella Francesconi
Viareggio, la nautica piange Giuseppe Balducci

Fondatore di Overmarine, aveva iniziato ragazzino come elettricista da Picchiotti. Di sé raccontava: «Girando l’Italia mi accorsi subito della forza della vetroresina»

11 giugno 2024
4 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Non c’era un aspetto della vita del porto di Viareggio e dei suoi cantieri che fosse sconosciuto a Giuseppe Balducci, imprenditore della nautica tra i più importanti, deceduto ieri a 87 anni. Nato a Limite sull’Arno, Balducci ha iniziato giovanissimo a lavorare nel cantiere Picchiotti, come apprendista elettricista. Era il 1954, anno in cui il cantiere venne ristrutturato e furono assunte 100 persone grazie al Piano Marshall. A raccontare quel periodo è stato lo stesso Balducci, intervistato dalle nipoti Victoria Balducci ed Eleonora Tomei, per il volume “Nautica. La Storia siamo Noi” voluto da Navigo. Fra quei 100 c’era il giovanissimo apprendista elettricista Balducci. Che nel cantiere Picchiotti, impegnato a realizzato «i dragamine commissionati dagli Stati Uniti all’Italia», rimane fino al 1971, diventando caporeparto. «Agli inizi degli anni’ 60 Baglietto e Picchiotti cominciarono a fare le barche da diporto per privati», prosegue il racconto: «Da qui è iniziata la storia della nautica italiana. Da subito i cantieri portarono con sé l’indotto degli artigiani: chi realizzava ad esempio, i verricelli o le scalette iniziò a farle in serie. La crescita dei cantieri è sempre andata di pari passo con la crescita dell’artigianato».

Con la fine di Picchiotti, Balducci si mette in proprio e fonda Elettromare, azienda all’avanguardia che realizzava e realizza tutt’oggi impianti elettrici navali. È girando l’Italia che Balducci incontra la vetroresina: «Mi fu subito chiaro che Viareggio doveva passare al più presto dal legno alla vetroresina. Ci credevo talmente tanto che, appena ci fu l’occasione, comprai un terreno a Massarosa per mettere su un cantiere». Balducci coinvolge gli altri marchi prestigiosi: l’idea è quella di un unico stabilimento per la produzione in vetroresina. «Quando il cantiere fu pronto, nel 1982, loro si ritirarono indietro perché pensarono che la vetroresina non avesse futuro. A quel punto, da solo, iniziai a fornire gli scafi a tantissimi cantieri». Ancora una volta la visione di Balducci non sbaglia e numerosi cantieri gli affidano la costruzione dei loro scafi. Un fiuto imbattibile per gli affari, lo sguardo lungo sul mondo della nautica che corre veloce, una voglia unica di innovare per portare sul mercato barche uniche: questi gli ingredienti che hanno fatto grande il nome di Giuseppe Balducci, della sua famiglia (i figli Katia e Maurizio) e delle imprese di famiglia.

È il 1985 quando Balducci dà vita al marchio Mangusta. All’epoca l’open più veloce in assoluto era il Cobra di Tecnomarine. «Un giorno il suo venditore, Gerardo Rodriguez, venne licenziato e mi chiamò disperato», è il racconto che Balducci ha affidato alle nipoti: «Mi chiese di aiutarlo e io, che ero appena ritornato dalla Thailandia dove avevo visto un combattimento fra un cobra e una mangusta gli dissi: “Ok, mettiamoci all’opera per fare un Mangusta, perché è l’unico animale che può battere il cobra”». Anni dopo Balducci si aggiudicò in Tribunale il marchio Mangusta. Ed è questo un altro degli elementi che lo hanno contraddistinto: quando ha ritenuto di dover dire no, lo ha fatto forte e chiaro. Chiunque avesse davanti.

Nasce poi il cantiere Overmarine che si specializzerà nella costruzione di maxi-open – ricorda una nota dell’azienda – «veloci dallo stile inconfondibile e senza tempo, diventando ben presto leader mondiale nella costruzione di navi di questo tipo». Del primo maxi-open, il Mangusta 80, ne saranno costruiti 85 esemplari. Quello che oggi è il gruppo Overmarine, viene sottolineato, «è frutto dell’instancabile entusiasmo di un uomo che ha creduto in un grande sogno». E nelle potenzialità di Viareggio, essendo tra i soci fondatori di due imprese del porto, Udina e ArPeCa. «Attivo fino all’ultimo, ha seguito in prima persona la costruzione di un nuovo stabilimento produttivo a Pisa che sarà inaugurato nei prossimi giorni».

Giuseppe Balducci «lascia il ricordo di un uomo riservato, dalla sottile ironia e dal grande amore per la moglie Bruna, i figli Maurizio e Katia, le adorate nipoti e tutti i suoi collaboratori che insieme a lui hanno costruito della navi che sono diventate delle icone per il mondo della nautica. Così lo vuole ricordare tutto il team Overmarine che lo ringrazia sentitamente e si stringe alla famiglia in questo delicato momento».

A ricordare Balducci anche il presidente del consiglio regionale toscano a nome di tutta l’Assemblea: «Un grande toscano, un esempio per tanti industriali che lavorano nella cantieristica, uno dei fiori all’occhiello dell’industria toscana».

Funerali oggi alle 11 alla chiesa di Don Bosco. Chi lo desidera potrà devolvere una donazione in ricordo di Giuseppe alla cooperativa sociale Crea, a lui sempre cara.


 

Primo piano
Il fenomeno

Boato sulla costa, l’ipotesi-bolide: i dati e la prima analisi su cosa ha spaventato mezza toscana

di Luca Centini