Viareggio, addio all’architetto Roberto Maccioni: ha fondato la Mac Design, è sua la celebre “Mokona”
I primi passi alla Piaggio, poi l’idea di un’azienda in proprio aperta nel garage di casa al Marco Polo
VIAREGGIO. Negli anni Ottanta aveva lasciato un posto sicuro alla Piaggio per lanciare la sua azienda, oggi leader nel settore del design industriale, partendo dallo scantinato della sua abitazione al Marco Polo. Un po’ come Steve Jobs, il fondatore di Apple, con le dovute proporzioni. E forse non è una coincidenza che fossero nati entrambi nel 1955 e che l’azienda si chiami proprio Mac, anche se nel suo caso sono le prime tre lettere del cognome. Adesso potranno finalmente conoscersi e conversare, lassù fra le nuvole: è morto sabato sera Roberto Maccioni, architetto che nel 1986 aveva aperto la Mac Design. Se n’è andato serenamente, colpito da una malattia scoperta in tempi recenti. Avrebbe compiuto 69 anni a fine luglio. Professionista stimato e conosciuto in città – nel 2015 era stato eletto consigliere comunale della coalizione del sindaco Del Ghingaro, dimettendosi un anno dopo – Maccioni aveva iniziato la sua avventura professionale nel 1978, venendo assunto alla Piaggio di Pontedera. Nell’Italia ancora scossa dal caso Moro e dagli anni di piombo la figura del designer è nuova e sconosciuta, per gli ingegneri che lavorano lì lui è uno “stilista”, al pari di quelli che immaginano gli abiti per le case di moda. Per un giovane architetto, trovare lavoro a tempo indeterminato realizzando i disegni dei motoveicoli più famosi dell’azienda di Pontedera è un sogno. Ma non è tutto: l’esperienza maturata in sei anni lo porta a volersi cimentare con altri progetti. Maccioni decide di mollare tutto e di mettersi in discussione aprendo la sua azienda. Non vicino ai grandi centri di produzione di Milano o Bologna, ma nella sua Viareggio, allestendo l’ufficio nel garage di casa sua. Sembra un azzardo in piena regola. Invece, è l’inizio di una grande storia.
Maccioni assume il suo primo dipendente dopo aver letto un’inserzione su “Gente motori”, emanazione del celebre settimanale. E di lì a poco si reca a un’importante fiera di veicoli a Colonia, in cui Kawasaki presenta un nuovo modello di moto. Maccioni pensa che il prodotto abbia delle criticità: si fa avanti, viene ascoltato ed esprime tutte le sue perplessità ai manager del colosso nipponico. Nel giro di un mese riceve un invito a collaborare: Mac Design diventa così il primo studio di design non giapponese a lavorare con Kawasaki. Con gli anni, l’azienda diventa una realtà consolidata in Italia e nel mondo: vanta prestigiosi premi e riconoscimenti e ha dato vita a una vasta gamma di prodotti, dalle moto ai caschi passando per macchine da caffè – la più celebre la “mokona” Bialetti – e idropulitrici. Maccioni, naturalmente, non è stato solo un designer visionario: a fianco dell’azienda aveva messo su soprattutto una bella famiglia, come ben sanno i figli Marco e Valentina, con il tempo entrati a far parte di Mac Design con ruoli complementari. Oltre a loro, Maccioni lascia la moglie Rossana Balzi, insegnante, la sorella Sandra e i nipotini a cui era affezionatissimo.
La camera ardente è stata allestita nella sua abitazione, in via Vittor Pisani, 37 al Marco Polo. Il funerale si terrà domani alle 15, 30 alla chiesa di Don Bosco. I familiari, a cui vanno le nostre condoglianze, hanno organizzato a nome suo anche una raccolta fondi per l’Associazione italiana ricerca contro il cancro.
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