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Versilia

Il caso

Versilia, acqua prelevata abusivamente in 18 stabilimenti balneari: multe per 1 milione di euro

di Matteo Tuccini

	I sigilli messi in un bagno della Versilia
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I sigilli messi in un bagno della Versilia

L’operazione parte dal caso-docce, scoperti pozzi senza autorizzazione sulla costa versiliese apuana. I finanzieri hanno condiviso con l’Asl i risultati dei controlli effettuati: «Prelievi anche in zone assolutamente vietate»

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VIAREGGIO. La Guardia di finanza ha scoperto pozzi scavati senza autorizzazione per il prelievo abusivo dell’acqua in 18 stabilimenti balneari sulla costa versiliese e apuana. I controlli delle Fiamme gialle, partiti nell’ambito del caso-docce, hanno prodotto circa un milione di euro di multe complessive ai titolari dei bagni in questione. Più 600.000 euro di evasione contestata del canone per la concessione del prelievo dalle falde acquifere pubbliche. Prelievo che deve essere appunto autorizzato, con pagamento di un canone demaniale.

L’operazione, dal titolo “Aqua munda”, è stata portata avanti dalla Sezione operativa navale della Finanza di Marina di Carrara. Ed è partita nei mesi scorsi, in seguito alle nuove normative regionali sull’uso dell’acqua potabile negli stabilimenti balneari. Una vicenda che ha causato diverse polemiche nelle ultime settimane; al punto che gli stabilimenti hanno tolto le docce sulla spiaggia, per far sì che non venisse contestato loro l’uso di acqua non potabile.

A questo proposito, il sindaco di Forte dei Marmi Bruno Murzi ha annunciato una sorta di accordo con la Regione, per evitare l’obbligo di utilizzo dell’acqua potabile negli stabilimenti balneari per docce, lavapiedi e altri servizi simili. Dalla Finanza chiariscono che la problematica richiederà comunque un’analisi delle acque, perché i prelievi potrebbero essere eseguiti in zone considerate da bonificare. «L’operazione – spiegano dalle Fiamme gialle – è stata svolta avvalendosi della collaborazione della Regione Toscana, settore Genio civile. La realizzazione di impianti di emungimento dell’acqua è disciplinata da specifiche normative, tra le quali il Codice ambientale, con lo scopo di tutelare e razionalizzare l’impiego della risorsa idrica. La violazione di tali norme ha ripercussioni sia dal punto di vista erariale, per il mancato versamento del previsto canone idrico, sia dal punto di vista sanitario, riguardo l’impiego di acqua estratta da falde sotterranee e difforme, per caratteristiche chimico-fisiche, rispetto all’impiego a cui viene destinata».

I finanzieri hanno condiviso con l’Asl i risultati dei controlli effettuati per le ulteriori valutazioni dell’Igiene pubblica dell’Azienda sanitaria. «Durante i controlli – si prosegue – è stato inoltre riscontrato il prelievo di acqua sotterranea anche all’interno di ex Siti di interesse nazionale e regionale, soggetti ad apposito intervento di bonifica, nei quali i prelievi risultano assolutamente vietati».

Il riferimento è alla zona apuana, dove sono state accertate il 30% delle violazioni totali: la stragrande maggioranza dei pozzi abusivi, il 70%, è stata scoperta sulla costa versiliese. Le multe totali per la violazione delle norme ambientali, circa 40mila euro a testa per ogni titolare della concessione balneare, sono pari a 960.000 euro.

Contestata anche l’evasione dei canoni demaniali per ulteriori 600.000 euro. «L’attività – assicurano dalla Finanza – ha favorito un incremento esponenziale, da parte degli stabilimenti balneari, delle istanze di regolarizzazione delle concessioni sui pozzi. Che avrà, tra gli esiti, verosimilmente la razionalizzazione del patrimonio idrico e la regolarizzazione dei previsti canoni di concessione, precedentemente evasi. L’immaginabile conseguenza derivante dalla regolarizzazione della situazione è stata quella di osservare, in alcune aree, la riduzione del consumo e l’adeguamento degli impianti attraverso l’installazione dei contatori dei prelievi, in modo da monitorare nei prossimi anni gli effetti anche da un punto di vista geologico. La necessità di salvaguardare e rispettare la risorsa idrica è stata sottolineata anche dalla direttiva europea 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente, pur non ancora recepita nell’ordinamento nazionale».

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