Sicurezza
Chi è il massaggiatore versiliese nella squadra del campione Pogacar: «Vi racconto com’è seguire il Giro d’Italia»
Classe 1986, lavora per la Uae Emirates del trionfatore della corsa rosa
PIETRASANTA. Il Giro d’Italia e la Versilia sono un qualcosa di indissolubile: non solo il passaggio e la partenza dai nostri luoghi, ma anche un pezzo di Versilia che segue la carovana in posizione privilegiata, ovvero Nicola Dini classe 1986, massaggiatore della UAE Emirates, la squadra di quel Tadej Pogacar che ieri ha letteralmente trionfato al Giro d’Italia. Nicola ha lo sport nel sangue: è un ottimo corridore per la staffetta della contrada del Pozzo, che è la sua contrada, è un buon ciclista, ma soprattutto uno che ha fatto della passione per la bici la sua professione ai massimi livelli. Ormai, da un paio d’anni segue la UAE Team Emirates, quella appunto di Tadej Pogacar, dominatore assoluto di questa edizione della corsa rosa. Quando Tadej parte, infiamma la corsa e tutti devono inchinarsi al suo strapotere: la squadra è stata nominata come la migliore al mondo dall’Unione Ciclistica Internazionale nel 2023 e tutto fa pensare che possa confermarsi in questo 2024.
Dietro i successi
Dietro i successi, un’organizzazione maniacale da parte del Team che non lascia niente al caso. «Lavorare per un Team come la UAE Emirates per chi fa il mio lavoro – commenta Nicola Dini – è il massimo che si possa chiedere, una specie di sogno che si avvera. Ma tutto nasce dal sapersi inserire in un meccanismo perfetto, in cui ciascuno ha il suo ruolo. Il mio è quello di seguire in tutto il ciclista Vegard Stake Laengen, un ragazzone di 1,95, che si vede poco quando inizia la diretta televisiva, ma che di fatto controlla la corsa per le prime due-tre ore di gara quando sta in testa al gruppo per tenere alto il ritmo ed evitare che gli uomini di classifica possano attaccare. Alla fine di ogni gara si va in albergo e si fanno un po’ di massaggi defaticanti di almeno un’ora, un’ora e mezzo. Ma il rapporto con il ciclista va oltre questo perché si cerca di venire incontro alle esigenze che hanno i singoli atleti con cui inevitabilmente si crea un rapporto».
La storia
Nicola Dini è al suo quarto Giro d’Italia: «La corsa rosa è sempre un po’ speciale per noi italiani, anche se lo scorso anno ho avuto la possibilità di seguire la squadra anche al Tour de France che ha un fascino particolare. Quest’anno abbiamo la fortuna di avere Pogacar che sin dalla seconda tappa ha preso la Maglia Rosa. Questo aumenta le responsabilità, ma anche gli stimoli a curare ancora di più i dettagli. Anche se in un team come questo gli stimoli sono quotidiani. Alla fine vincere fa bene all’ambiente perché dà conferma del lavoro che stai facendo. Mi piace quando sono anche le altre squadre a riconoscere il lavoro che facciamo alla UAE Team Emirates, perché significa che stiamo facendo bene. A vincere sono i fenomeni come Pogacar, ma poi è la squadra in tutti i suoi aspetti a costruire le condizioni per la vittoria, dagli altri atleti che corrono e accompagnano il capitano, dallo staff che supporta gli atleti in ogni singolo momento. Ognuno svolge il suo compito al 100 per cento e questa credo sia la grandezza di questa squadra che si ripercuote sui risultati. Non sempre si vince, perché la concorrenza è tanta, ma si gettano le basi perché si possa arrivare alla vittoria». «Ci è voluto tanto sacrificio per arrivare qua – continua Nicola Dini – ma la fatica non la senti perché il lavoro è anche la tua passione, fatta al massimo livello. Cerco di guadagnarmi tutto questo ogni giorno dando il massimo, mettendomi a disposizione, facendo al meglio quello che mi piace fare».
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