Sicurezza
Viareggio, in tre finiscono con l’auto nel fosso: «Così ho salvato i miei amici»
Alessandro Comparini, 23 anni, ha evitato la tragedia tirando fuori tutti dal mezzo
VIAREGGIO. Chi ha visto l’auto completamente rovesciata nel fossato lungo le strade della zona industriale di Pietrasanta, nel cuore della notte in mezzo ad acqua e fango, ha fatto fatica a credere ai propri occhi di fronte ai tre occupanti del mezzo, tutti vivi. Sani e salvi grazie a uno di loro, Alessandro Comparini, viareggino di 23 anni che viaggiava sul sedile posteriore dell’auto. «Ci ha salvato la vita lui», ha detto tra le lacrime – a soccorritori e familiari – la ragazza seduta davanti, sul sedile del passeggero.
L’incidente è accaduto intorno all’una e mezza della notte tra giovedì e venerdì, in una zona in cui l’illuminazione è scarsa. Nell’impatto con il fossato, pieno di acqua e fango, la macchina prima si “pianta” di punta e poi si capotta. Nell’urto, i sedili anteriori e relativi occupanti finiscono addosso ad Alessandro che, un attimo prima dell’impatto, riesce a tirare a sé gli amici, aggrappandosi alle loro cinture di sicurezza. Il ragazzo riceve un colpo in testa e perde conoscenza.
Quando si riprende, entrambi gli amici sono terrorizzati. «È una cosa mia quella che devo aiutare», racconta al Tirreno il pomeriggio del giorno dopo l’incidente: «Prima gli altri, poi io. Tanto io so che in qualche modo poi me la cavo».
Il tempo di rendersi conto della situazione, realizzare che gli altri occupanti dell’auto sono vivi («all’inizio non riuscivo a sentire le loro voci e credevo il peggio») e Alessandro capisce che da quell’auto rovesciata devono uscire tutti e tre il più in fretta possibile.
Nonostante sia completamente schiacciato, afferra di peso i due compagni di disavventura, li tira verso di sé, se li fa passare sopra e li spinge attraverso l’unico minimo varco che si è creato, in una portiera. «Con un calcio ce l’ho fatta ad aprirla», prosegue il racconto, «e a spingerli fuori uno dopo l’altro mentre il fango stava entrando».
A quel punto gli amici sono al sicuro, fuori dal mezzo. Ma Alessandro Comparini – figlio del compianto Max Morel dj, prematuramente scomparso nel 2018, a soli 45, lasciando nel dolore la moglie e i 4 figli – ha un piede incastrato, mentre acqua e fango sempre più si fanno spazio dentro l’auto.
«Ho dato un calcio, forse al parabrezza o forse a qualcos’altro, e mi sono creato una via di uscita», mentre fango e acqua avevano via libera, a quel punto, per invadere il mezzo. «Avevo già il fango alla bocca», ricorda il ragazzo, eroico. Mentre la ragazza ha così sintetizzato alla propria madre lo scenario davanti ai suoi occhi: «Ale, a un certo punto, era sotto di noi con il fango nella bocca e nelle orecchie».
«Non ho pensato a me. Pensavo a lei con la canottiera piena di fango che mi diceva “salvami”», è il racconto del ragazzo alla madre Chiara Giovannini, svegliata nel cuore della notte da chi è intervenuto sul posto, che con il cuore in gola ha raggiunto il figlio in ospedale.
«Mamma, li ho salvati tutti», sono ancora le parole di Alessandro Comparini, che ha riportato un trauma cranico e colpiture un po’ ovunque, anche per gli sforzi fatti per mettere in salvo gli amici.
«Lo chiamano il “gigante buono”», sono le parole di mamma Chiara il giorno dopo, smaltita la paura per quel “figliolone” alto quasi un metro e 90.
Gigante buono che liquida così l’impresa delle notte: «Ho tenuto tutti tranquilli». E viene da chiedersi se non sia il caso di trasformare tanto altruismo, unito al sangue freddo necessario in una professione, per non sprecare un vero talento da soccorritore.
Mentre chi delle forze di polizia è intervenuto, temendo il peggio per quell’auto capottata nel fossato, alla signora Giovannini non ha potuto che dire: «Hanno avuto un angelo, questi ragazzi».
Perché, sono le parole della donna, «solo chi ha visto l’auto, e io sono andata sul posto per vederla, può capire le parole che mi sono state dette da quel poliziotto».
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