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L’analisi

Viareggio, giovani violenti: «Così perché senza identità, adolescenti tranquilli e con fiducia in se stessi oggi sono supereroi»

di Donatella Francesconi
lo psicologo Emanuele Palagi e un’immagine delle violenze in Darsena nei giorni scorsi
lo psicologo Emanuele Palagi e un’immagine delle violenze in Darsena nei giorni scorsi

Intervista allo psicologo Emanuele Palagi dopo gli episodi di mala movida in Darsena: «Porre regole senza valori significa che alla prima occasione le regole vengono violate»

29 aprile 2024
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VIAREGGIO. Guarda i video delle violenze consumate sul viale Europa in Darsena e il commento è di chi sa bene cosa sta vedendo: «È l’esempio di una mancanza di identità». Emanuele Palagi, psicologo e psicoterapeuta, ha da poco pubblicato “Guida all’adolescenza. Istruzioni per genitori preoccupati” (disponibile su Amazon): «Questi comportamenti sono un modo per stringere relazioni di gruppo. Avere un nemico rende il gruppo più stretto». E se c’è un problema, quello sono gli adulti: «Viviamo un’epoca in cui vengono confuse le regole con i valori. Le regole vanno messe, certo: ma se non ci sono i valori, allora, alla prima occasione la regola viene infranta».

I protagonisti delle ultime violenze notturne hanno tra i 18 e 25 anni: non sono un po’ grandi per essere definiti adolescenti?

«No, perché l’adolescenza finisce tra i ventuno e i venticinque anni. Abbiamo imparato che i lobi prefrontali si sviluppano più tardi. Siamo ancora in quell’età in cui manca – per ragioni biologiche – la capacità di prevedere le conseguenze. Un’età in cui si è fragili e spavaldi contemporaneamente».

Un’età di fronte alla quale, oggi, i genitori vanno in tilt, in crisi anche rispetto al proprio ruolo: o no?

«Di mille adolescenti che ho visto, 850 non avevano bisogno di me. Non è salute mentale, ma evoluzione. La prima cosa che dico ai genitori che si presentano da me è “calma”. Quando andiamo in crisi perdiamo autorità. E il nostro ruolo di genitori, invece, è contenere il disagio. Viviamo un’epoca in cui si parla troppo con i figli, ma male. Ci vuole più confronto quando sono piccoli, dobbiamo saper chiedere come sta, cosa pensa, quale opinione ha nostro figlio/a sulle cose. Chiedere la loro opinione è importante. Faccio un esempio: lo sappiamo come i nostri ragazzi vedono la donna o come le nostre ragazze vivono l’innamoramento, la coppia? No. Perché in questi anni consideriamo gli adolescenti tutti malati psichiatrici in attesa di guarigione. Mi capita spesso che mi venga chiesto dai genitori se posso andare a casa perché il “bimbo” non esce. Noi adulti siamo drammatici. Preoccupati di un futuro dei nostri figli che non sarà un disastro. Perché l’adolescenza è una fase che si supera. Qualche turbolenza ci sarà, certo: ma il fiume ma andrà dove deve andare, senza straripare».

Da una parte c’è la crisi degli adulti e dall’altra – da parte degli stessi adulti – una montagna di aspettative su ogni bambino/ragazzo fin da prima della nascita...

«La performance oggi è al centro di tutto. Ma se gli obiettivi li raggiungi per i tuoi genitori, poi – quando arriva l’adolescenza – allora non lo fai più. Viviamo l’epoca dell’ansia che non è ansia, ma angoscia per la paura di non valere. L’adolescente pensa: se sbaglio, allora non valgo niente. Invece, faccio un esempio, il brutto voto a scuola è una opportunità più del bel voto. Ma non c’è genitore che non pensi che casca il pezzo e dunque si frantuma tutta la scacchiera. Un adolescente tranquillo che ha fiducia in se stesso oggi è un supereroe».

Di cosa hanno bisogno gli adolescenti?

«L’adolescenza è una età che ha bisogno di opportunità e fiducia. Sento dire spesso ai ragazzi che “il futuro è nelle vostre mani”. No. Il presente è nelle loro e mani. Quando arriva l’adolescenza il meccanismo che si mette in atto per natura è una scollatura sana dai genitori. Nasce dalla storia dell’umanità: andare sempre più lontano è per natura la garanzia di riprodursi fuori dalla cerchia per assicurarsi una prole con un patrimonio generico diverso dalla tua famiglia. Se questo “scollamento” ci spaventa vogliamo fermare con le mani il mare».


 

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