Gioco
Viareggio, centro islamico in via Fratti per la comunità del Bangladesh
Aprirà in zona pedonale, nell’immobile che ospitava un famoso ristorante
VIAREGGIO. È nella fase delle doverose verifiche delle carte dell’immobile, ma la vendita sarebbe cosa fatta: l’immobile è quello di via Fratti, in piena zona pedonale, che un tempo ospitò l’Imbuto, ristorante gestito dallo chef Gabriele Tomei.
Cancello sulla via Fratti, ampia corte interna come usa nelle costruzioni tipiche del centro di Viareggio, la porzione di immobile si trova nel complesso che dal 1938 al 1943 accolse i bambini ebrei espulsi dalla scuola statale quando l’Italia governata da Benito Mussolini scelse di percorre la strada delle leggi razziali. Adesso, la parte di immobile che ha visto nascere il ristorante dello chef Tomei è destinata ad accogliere un’altra comunità: quella dei cittadini arrivati in Italia dal Bangladesh. Che vi intendono realizzare un luogo di ritrovo religioso e culturale a un passo da quella via Mazzini che è fortemente caratterizzata dalla presenza della comunità bangladese che gestisce svariate attività commerciali e nella zona abita. Molti di loro, inoltre, lavorano nella nautica in Darsena, ultimi della “catena” del sistema di sottopaghe delle imprese appaltatrici del settore. Ma anche come “rider”: coloro ai quali apriamo la porta di casa quando non abbiamo voglia neppure di fare la spesa.
D’altra parte la zona del centro città più vicina alla via Mazzini – e la stessa strada in via di rifacimento – sono caratterizzate per la presenza di attività commerciali di ogni tipo gestite da cittadini cinesi, albanesi, ucraini, bangladesi e marocchini o tunisini. In una sorte di enclave multietnica nel cuore della città.
A Viareggio esiste già un luogo di culto della comunità di religione islamica, aperto qualche anno fa a Bicchio, che riunisce intorno a sé soprattutto cittadini provenienti da Marocco, Tunisia e Algeria, i quali lavorano prevalentemente nelle serre e nella nautica, con un’immigrazione meno recente rispetto a coloro che arrivano dal Bangladesh, figli che frequentano le scuole e i campi sportivi di Viareggio, una generazione che avrebbe diritto a una maggiore speranza di contare.
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