Il Tirreno

Versilia

Il sequestro

Versilia, pozzi sulla spiaggia: i bagni nel mirino della Finanza

di Donatella Francesconi
Versilia, pozzi sulla spiaggia: i bagni nel mirino della Finanza

Concessioni non regolarizzate da oltre trent’anni. E la Regione invia i controlli della Guardia di finanza

03 marzo 2024
3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Sequestro cautelativo da parte della guardia di finanza per il pozzo di uno stabilimento balneare privo di regolare concessione da parte della Regione Toscana. È accaduto a Lido di Camaiore, ma tutti gli stabilimenti della Versilia sono impegnati per regolarizzare pratiche iniziate 30 anni fa e mai portate a termine dalla stessa Regione. «È una vicenda un po’ paradossale, visto che si tratta di una mancanza da parte della stessa Regione che nel tempo non aveva più fatto niente», è il commento di Marco Daddio, presidente dei balneari di Lido di Camaiore.

I pozzi in questione sono quelli che tutti gli stabilimenti balneari utilizzano per non impiegare acqua potabile in tutte quelle attività che non sono bere e cucinare: innaffiare i giardini, fare le pulizie. Inoltre, le docce e i lavapiedi utilizzano tutti acqua dei pozzi, non potabile.

«Ci sono stati incontri della categoria», racconta al Tirreno un balneare viareggino, «perché il Genio civile ha iniziato a mandare comunicazione via pec per concludere le procedure della concessione dei pozzi». E c’è chi – per ricostruire la vicenda – è dovuto andare a cercare nelle carte del nonno: «Il quale aveva fatto domanda regolare e per 30 anni, poi, non abbiamo più saputo niente».

Tutti a cercare nelle carte, insomma, e anche in fretta. Perché il procedimento per mettersi in regola deve concludersi rapidamente, ed è anche obbligatoria la pubblicazione per 15 giorni all’Albo pretorio dei singoli Comuni, così da garantire la trasparenza e la concorrenza previste dalla normativa.

L’associazione dei balneari viareggini ha coinvolto alcuni geologi e i balneari hanno presentato le domande, una dopo l’altra. Domande che comportano anche il pagamento dei 5 anni di concessioni pre regolarizzazione. Chi non avrà concluso tutta la procedura per mettere in regola la concessione del proprio pozzo entro 120 giorni sarà passibile di multe che vanno da seimila a 40mila euro. E, come dimostra il caso di Lido, i controlli della guardia di finanza – incaricata dalla Regione – hanno già dato i primi esiti.

La Regione, è l’amara considerazione dei balneari alle prese con la corsa contro il tempo, «si è persa milioni e milioni di euro, perché la concessione ogni anno vede un dovuto da pagare. Ma le pratiche non sono mai state portate a conclusione fino a oggi».

Se non bastasse, ricordano i balneari, «dobbiamo dichiarare per cosa si utilizza l’acqua degli stessi pozzi. Perché la Asl, oggi, pretende che sia potabile l’acqua destinata alle docce e ai lavapiedi. Quando, in un'ottica di risparmio più che dovuto dell’acqua potabile, è normale che si utilizzi acqua di pozzo per tutta una serie di utilizzi, avvisando la clientela della diversità di impiego». Su questo punto – che vede un confronto aperto tra organizzazioni di categoria e Asl, interviene anche il presidente Daddio: «Ci sarà una trattativa sul tema, perché andando avanti come indicato dalla Asl si arriverà a una situazione in cui l’acqua potabile verrà a mancare». E non solo negli stabilimenti balneari, ma anche ad attività commerciali e abitazioni private, come hanno messo in evidenza per primi i balneari di Forte dei Marmi.

«Speriamo nel buon senso», è l’augurio di Marco Daddio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Le ultime
Il decreto

Dal governo via libera al Salva-casa: vetrate e sanatorie, le nuove regole