Gioco
Versilia, la metà dei bagni verso le aste: il ruolo chiave degli “atti formali”. Il caso-Pietrasanta
I Comuni hanno avviato le ricognizioni delle concessioni degli stabilimenti. Lo spartiacque è tra chi ha prolungato con gli atti formali e chi non lo ha fatto
VIAREGGIO. L’accelerata sui tempi delle aste degli stabilimenti balneari è già iniziata, in Versilia come nel resto d’Italia. Tanto che proprio ieri il Sib (Sindacato italiano balneari aderente a Fipe/Confcommercio) ha dichiarato lo stato di agitazione della categoria, annunciando a breve un calendario di manifestazioni sia nazionali che locali. È di fine febbraio il parere dell’Agcom (Autorità garante della concorrenza e del mercato) che dà ai Comuni 60 giorni di tempo per indire le gare, pena ritrovarsi con un ricorso della stessa Agcom contro le delibere che i singoli Comuni hanno adottato utilizzando la “legge Draghi” per darsi ancora un anno di tempo prima di arrivare alle aste. E se in Italia ci sono comuni dove la scelta è stata di non rinviare le gare, la Versilia – che in modo unitario ha visto le delibere dei singoli Comuni per avere il tempo ulteriore necessario – sta già preparando la ricognizione, Comune per Comune, delle concessioni da mettere a gara.
Lo spartiacque, al momento, è tra gli stabilimenti che hanno ottenuto in questi anni nuove concessioni con nuove scadenze collegate ai Piani di investimento presentati (i cosiddetti “atti formali”), e quelli che invece non hanno scelto questa strada. Per quanto riguarda Camaiore, per esempio, è già fissato un incontro per il 7 marzo tra il sindaco Marcello Pierucci e i titolari di 18 stabilimenti che ancora non hanno avviato la pratica di richiesta dell’atto formale o che l’hanno appena avviata (6). «Ci siamo già attivati», sono le parole di Pierucci, «per l’individuazione dei soggetti che devono andare a gara». Fermo restando – il sindaco di Camaiore lo sottolinea con forza – «che è indegna la situazione che si è creata. Con uno Stato che non si assume la responsabilità, non si fa carico delle decisioni prese in passato, scarica tutto sui Comuni».
In tutta la Versilia gli stabilimenti balneari sono 440, per la gran parte con lunghissime storie di gestioni familiari. Delle 117 concessioni di Viareggio (il numero comprende anche le spiagge attrezzate) circa una quarantina non hanno fatto domanda, a oggi, di atto formale; a Lido, su 99 stabilimenti, 12 non hanno scelto questa strada e 6 vi hanno appena fatto ricorso, rimanendo in attesa di risposta; un centinaio sono i bagni di Forte dei Marmi, dei quali una decina circa hanno ottenuto l’atto formale. Il problema più grande ce l’ha il litorale del comune di Pietrasanta che conta oltre 100 stabilimenti e dove l’atto formale non è mai stato nelle “corde” dell’amministrazione Giovannetti. Quando sarà terminata la ricognizione avviata dai Comune, insomma, circa la metà degli stabilimenti della Versilia è destinata ad andare all’asta.
Da Forte arriva la voce del vice sindaco, Andrea Mazzoni: «Ne abbiamo parlato già con i dirigenti e come amministrazione, ora come allora, siamo assolutamente convinti di aver fatto con quella delibera la scelta più corretta. Abbiamo utilizzato una legge dello Stato varata dopo le ben note decisioni del Consiglio di Stato e a quel punto non essendoci tempi e requisiti per fare le evidenze pubbliche abbiamo preparato, come tanti altri Comuni, quella nostra delibera. Ne avevano parlato prima anche con i Comuni a noi più vicini, con quelli toscani e anche con Anci perché non era possibile fare altrimenti. Siamo convinti di aver operato correttamente e risponderemo certamente all’Agcom per quanto ci ha chiesto nei termini impostici».
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