Sicurezza
Zero satira politica al Carnevale di Viareggio: perché? La spiegazione dei carristi
Avanzini: «È una questione di cicli, anche la società è cambiata». Bertozzi: «Ormai il Carnevale è un grande parco dei divertimenti»
VIAREGGIO. «Non si fa più satira politica al Carnevale di Viareggio perché mancano gli autori che la sappiano fare. E sì, mi ci metto anch’io». Alessandro Avanzini rispecchia l’allegoria dei carri che costruisce: è sintetico, esprime un concetto in una manciata di secondi e dà una risposta esaustiva. Il tema, l’avrete capito, anima da anni le conversazioni sul Carnevale con amici, colleghi e appassionati e l’ha ripreso la Rai nella bella diretta del corso di Martedì Grasso: i faccioni dei politici che hanno regalato a Viareggio e ai suoi carristi una straordinaria notorietà per oltre mezzo secolo, al punto da diventarne quasi un marchio di fabbrica, sono scesi dalle costruzioni in cartapesta. Perché? «E pensa che gli ultimi due carri di satira politica che ho fatto avevano come protagonisti Angela Merkel e Donald Trump, due stranieri», ricorda il costruttore di prima categoria Umberto Cinquini: «Io non sono andreottiano, però riconosco che Giulio Andreotti ha fatto la storia del nostro Paese così come Silvio Berlusconi è stato il personaggio politico più importante degli ultimi vent’anni: il resto sono solo comparse». Per Cinquini, «un carro deve trasmettere emozioni: sbeffeggiare il potere fa parte del nostro Carnevale, ma siamo sicuri che i potenti siano ancora i politici e non chi sta dietro di loro?». “Bla Bla Bar”, la satira sulla società che ha realizzato quest’anno con il fratello Stefano e i figli Michele e Jacopo, «è il carro più graffiante che abbiamo fatto, ancor più della Merkel che partoriva i piccoli Renzi. Inizialmente avevamo pensato al faccione di un politico per il barista che versa l’amaro Verità al caprone, poi abbiamo lasciato che ogni spettatore potesse dare la sua lettura: se uno vuole può vederci anche la presidente del consiglio Giorgia Meloni nella rana dagli occhi grandi».
Il sindaco Giorgio Del Ghingaro ha detto in diretta Rai che gli piacerebbe rivedere la satira politica al Carnevale: «Forse vuole un carro su di lui».
Per Fabrizio Galli, in gara in seconda categoria con la figlia Valentina, la satira politica «deve essere feroce ed è una scelta artistica che spetta al singolo costruttore. In questo periodo storico c’è un interesse meno forte, testimoniato anche dal calo di iscritti nei partiti. Non c’è molta voglia dei giovani di partecipare alla politica e questo si riverbera su tutto il resto della società. Anche il Carnevale, certo». Galli prese di mira l’allora presidente Usa Donald Trump nel 2019 con una costruzione «che fece il giro del mondo sui social. Arrivai sesto e non presi neppure un premio speciale, come se quel carro non fosse mai esistito. Credo comunque che il Carnevale non perda appetibilità: il mio “Barbarians” o la balena di Roberto Vannucci hanno avuto un riscontro mediatico spaventoso pur in assenza di personaggi politici».
Alessandro Avanzini è il figlio di colui che nel 1960 aprì la strada a un nuovo genere nel mondo del Carnevale: «E ha continuato a far satira, pur sapendo che fossero carri meno accattivanti di quelli di evasione. Colpiva tutti, anche le contraddizioni della sinistra nonostante fosse stato un partigiano dichiaratamente antifascista». Avanzini ne fa una questione di cicli («Alcune volte l’ho fatta, non escludo di riproporla in futuro») e di gusti personali («Sta nelle corde del singolo costruttore farla o meno, non credo all’autocensura»), anche se ammette che i tempi sono cambiati: «Il dibattito è scialbo, provinciale. I giornali hanno poco da raccontare, in questo Governo mi pare che ci sia più il culto della persona che un progetto politico». E comunque, «io un carro sulla Meloni l’avevo pure pensato, poi è rimasto nel cassetto perché non mi piaceva: io devo pensare a un progetto che sia anche meccanicamente scenografico».
Anche Luca Bertozzi aveva inizialmente buttato giù il bozzetto di un carro con Giorgia Meloni, immaginata come la principessa Elsa del cartone disneyano “Frozen”, salvo cambiare idea «perché c’è sempre il rischio che un Governo possa cadere da un momento all’altro, anche se lei si presta molto a essere caricaturizzata». Eppure, nelle maschere isolate e nelle mascherate di gruppo, Bertozzi puntava sulla satira politica: «Era un’altra epoca del Carnevale. Ora che sono in prima categoria ci troviamo in un’altra. Di bersagli ce ne sarebbero, però devi avere un’idea brillante ed è difficile azzardare un tema che duri tutti i mesi della lenta lavorazione del carro. Il Carnevale ormai è uno spettacolo per famiglie come un grande parco di divertimenti, non so quanto possa esserci spazio per la politica in cui, oltretutto, mancano personaggi carismatici. Semmai sono d’accordo che un personaggio di spicco, com’è stato due anni fa il mio carro con Achille Lauro, possa dare enorme visibilità al Carnevale. Ma non è detto che debba essere un politico».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
