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Carnevale di Viareggio, la sfilata dei carri in notturna è uno spettacolo: inizia il Carnevaldarsena

di Simone Pierotti
Carnevale di Viareggio, la sfilata dei carri in notturna è uno spettacolo: inizia il Carnevaldarsena

Il gioco delle luci ha esaltato il profilo e i dettagli delle costruzioni ecco come l’illuminazione ha “trasformato” il loro impatto visivo

09 febbraio 2024
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VIAREGGIO. A ben pensarci, la sfilata del Giovedì Grasso che – lo ricordiamo – venne introdotta nel 2020 dall’attuale Fondazione Carnevale, è l’unica a non dipendere affettivamente dal sole: basta che non piova. Poco importa, insomma, se le nubi offuscano i bellissimi tramonti d’inverno che questa città ci dona: che sia sereno o coperto, a Carnevale “il cielo di Viareggio è fatto per sognare e amare” come recita la canzone ufficiale del 1961. E anche di notte i carri hanno dato spettacolo. I numeri sono stati quelli di un corso mascherato infrasettimanale, sia tra il pubblico che tra i figuranti davanti alle costruzioni. Complice la riduzione del biglietto ordinario a 15 euro, poi, è lecito attendersi un incasso non troppo sostanzioso. Viene allora da domandarsi quanto sia proficuo sfruttare le sfilate dei giorni feriali per i concerti dal vivo (unica eccezione il riuscitissimo dj set di Albertino e Fargetta che tornerà domenica dopo il successo del 2023): sia un anno fa il Martedì Grasso con gli Extraliscio sia ieri con Elio e Rocco Tanica la piazza Mazzini era semideserta.

Va altresì detto che i corsi del sabato o della domenica sono talmente fitti d’iniziative che incastrarci pure queste esibizioni diventa complicato come una partita a Tetris. E ora i carri, ognuno col suo abito da sera per la prima uscita sotto le stelle. Seguendo l’ordine di sfilata: illuminazione dal gusto retro per Umberto, Stefano, Michele e Jacopo Cinquini – i fratelli Cinquini d’oggi e del domani – con le insegne al neon del loro “Bla Bla Bar”. Le luci esaltano il retro del bancone principale, il lampadario che sovrasta la costruzione, il bersaglio delle freccette e pure la Monna Lisa malmenata. Inevitabile ambientazione da discoteca su “Ascolta ragazzo…” dei fratelli Massimo e Alessandro Breschi: tra musiche a tema e luci stroboscopiche entrambe sparate al massimo, sembra d’essere veramente a un rave. Squarciano il buio venti teste mobili dai colori cangianti. Luci e sinfonie più tenui, tenere come un abbraccio, sul carro di Carlo e Lorenzo Lombardi: al titolo “Il profumo delle rose nelle spine” verrebbe da aggiungere “illuminate” dopo la quarta parola. Impossibile non notare il lavoro certosino nell’accendere tutte i 120 fiori che avvolgono la base della costruzione e le figure centrali. Di “Va’ dove ti porta il cuore” di Jacopo Allegrucci è stato detto che non c’è pezzo che non si muova: ebbene, non c’è dettaglio che non sia illuminato – perfino i pompon delle maschere a bordo. Da notare i fari verdi e blu sotto le onde, che esaltano i colori del mare, e gli occhi ciechi delle arpie tono su tono con i rispettivi corpi – viola, verde e rosso. A metà corteo l'appariscente mammut di “È tempo di cambiare” di Roberto Vannucci: qui i riflettori sono puntati soprattutto sul cucciolo ben in vista sulla parte anteriore del carro, alle spalle del bestione luci azzurre indugiano sulla parete dei ghiacciai e i fari laterali sugli alberi. Dietro di lui Luigi Bonetti: nel suo “Octopus 5.0” luci al neon verdi spuntano fra le giunture dei tentacoli della piovra bionica, mentre due fari sotto l’animale irradiano un forte bagliore bianco. Il faccione di Salvador Dalí de "Il circo dei sogni" di Alessandro Avanzini, così somigliante da titillare l’ego dell’originale se fosse ancora tra noi, sbuca da una cornice: l'illuminazione col faro puntato dal basso è un perfetto riflesso del carro – semplice, pulita, elegante. In coda alla sfilata i Lebigre-Roger alternano luci stabili e intermittenti sul loro "Svegl-I.A.": come per magia cambia il colore del robot più grande, i cui occhi sono l'elemento più vistoso assieme ai vetri delle telecamere a lato del mascherone centrale, assopito sul televisore dallo schermo illuminato. Bisogna, infine, esser proprio distratti per non notare che il carro di Luca Bertozzi s'intitola "Più denti": brilla la scritta luminosa, perfettamente funzionante, sul portale da cui esce il feroce - anzi, la feroce: è femmina e si chiama Tiffany - Indominus rex. La costruzione guadagna tanti punti in notturna ed è proprio uno show da luci della ribalta. Nel complesso appare migliorata rispetto alla prima uscita e saprà ruggire nuovamente anche di giorno. 

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