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Il giudizio

Viareggio, le pagelle dei carri: tra favoriti, flop e sorprese

di Claudio Vecoli

	Alcuni dei carri al Carnevale di Viareggio 2024
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Alcuni dei carri al Carnevale di Viareggio 2024

Non c’è un vincitore predestinato: almeno in quattro possono ambire al gradino più alto del podio

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Una edizione con tanti bei carri, molte sorprese (in positivo) e - fortunatamente - poche delusioni. Ma, soprattutto, senza un vincitore predestinato. Sono almeno quattro, infatti, i carri che possono ambire al gradino più alto del podio.

Va’ dove ti porta il cuore... di Jacopo Allegrucci. Il vincitore delle ultime due edizioni non vuol saperne di abdicare. E confeziona un altro carro che può tranquillamente puntare al primo posto. Ricco, sapientemente modellato, ben studiato fin nei più piccoli particolari, “Va’ dove ti porta il cuore...” unisce poesia e spettacolarità. E ci regala anche un omaggio ad un grande carrista del passato come Menghino, con le sirene che fanno da quinta alla costruzione che ne ricordano gli scintillanti colori. Ma il punto di forza del carro sono certamente i movimenti: non c’è figura che sia statica, non c’è dettaglio che non si animi di continuo. E il guizzo-capolavoro che può fare la differenza è il ragazzino che riesce ad alzarsi in piedi sulla valigia utilizzata come una tavola da surf per districarsi fra le onde di un mare pieno di insidie. Chissà se arriverà il tris di trionfi (impresa finora riuscita a ben pochi), ma nel caso non ci sarebbe certo da scandalizzarsi.

Voto 8,5


Più denti di Luca Bertozzi. Spettacolare come pochi, splendidamente modellato, mostruosamente aggressivo come nelle migliori rappresentazioni cinematografiche, il gigantesco dinosauro di Luca Bertozzi fa grande presa sul pubblico dei viali a mare e in particolar modo sui bambini (di cui troppo spesso ci si dimentica). La capacità di piombare con denti affilati e artigli acuminati sugli spettatori, fa di questa carnevalesca versione di Jurassik park uno dei carri di maggiore impatto scenografico. E dire che l’effetto, almeno in questa prima uscita, è stato limitato da un problema tecnico (il carrello dove doveva scorrere l’animale è rimasto bloccato) che ha impedito al tirannosauro di avventarsi sul pubblico come da copione. Geniale, poi, la trovata “teatrale” del dinosauro che si divora il domatore, anche se riservata quasi esclusivamente al pubblico di piazza Mazzini e di pochi altri punti del circuito. Resta invece sottotraccia il messaggio (di lettura tutt’altro che immediata) sulla cattiveria e l’aggressività della società che l’autore dichiara nelle intenzioni. Ma il carro – specie se saranno risolti i guai tecnici – resta uno dei candidati alla vittoria.

Voto 8,5


Bla Bla Bar di Umberto, Stefano, Michele e Jacopo Cinquini.
Colori, modellatura, allegoria e perfino un pizzico di graffiante ironia. Nel bar fiabesco dei Cinquini (a cui quest’anno si unisce anche Jacopo) c’è proprio tutto. Il caprone e la rana sono due autentici gioiellini, l’arredamento del bar è ricco di gustosi particolari (a partire dalla bottiglia di Amaro viareggino, con il sottotitolo dialettale “Una volta i cari erino più grandi”), ogni dettaglio è rifinito a dovere. E anche i movimenti sono ben sincronizzati, con le bottiglie che danzano a tempo sul retro del bancone. Insomma, ci sono tutti i numeri per puntare al bersaglio grosso.

Voto 8


Svegl.I.A di Lebigre & Roger.
Può esserci poesia anche nell’affrontare un tema apparentemente freddo come l’intelligenza artificiale? La famiglia Lebigre & Roger dimostra che sì, si può. E confeziona un carro delizioso, per certi versi perfino struggente, con il giovane protagonista del carro che si desta dal sonno in cui è piombato addormentandosi con il cellulare il mano e si ritrova in un mondo popolato da personaggi fiabeschi. Stile e tonalità sono quelli ormai marchio di fabbrica dei Lebigre. E eccezionalmente ben riuscito è il movimento del giovane che al risveglio si alza e si mette seduto sull’improvvisato giaciglio offerto dalla tv. Se un difetto c’è, è nella composizione strutturale del carro, che ricorda un po’ quelli del recente passato. E, almeno nel pubblico viareggino, lasciano una sensazione di dejà vu. Ma anche “Svegl I.A.” rientra a pieno diritto nella rosa dei favoriti.

Voto 8


Il circo dei sogni di Alessandro Avanzini.
Un autentico capolavoro di modellatura come nella migliore tradizione di casa Avanzini. Con il suo sguardo spiritato, con i suoi baffetti, capelli e sopracciglia dai colori surreali presi in prestito dai suoi quadri, il Salvator Dalì che esce da una cornice dorata ne “Il circo dei sogni” sembra essere vivo e regalarci una delle smorfie che lo hanno reso celebre facendone un personaggio del suo tempo. Come il memorabile Dario Fo realizzato alla fine del secolo scorso, l’omaggio di Alessandro Avanzini ad uno dei protagonisti della pittura contemporanea è molto più di un semplice tributo. A vederlo sfilare sui viali a mare ha il sapore di una onirica resurrezione che ce lo rende vivo per qualche ora. Eleganti ed evocativi, poi, i richiami delle figure di contorno: dalle maschere sul retro che sembrano pezzetti di sipario viventi agli orologi “liquidi” che si stagliano nella parte frontale del carro. Peccato per i movimenti che, guidati dal computer, appaiono compassati e un po’ freddi. “Il circo dei sogni” ci regala dunque l’Avanzini dei tempi migliori che può legittimamente aspirare ad un posto sul podio e che ne conferma la (ri)crescita già intravista lo scorso anno dopo alcune annate non particolarmente felici.

Voto 7,5


Ascolta ragazzo… di Massimo e Alessandro Breschi.
Nell’anno del meritato ritorno in prima categoria, i due fratelli Breschi azzardano un carro strutturalmente innovativo e di grande impatto. Prendendo spunto da un anatema letterario contro la droga di Mario Tobino, i due costruttori raffigurano un giovane di oggi in un ambiente tipico delle periferie suburbane che rischia di finire invischiato nella ragnatela (non solo figurata) della tossicodipendenza. Ma al di là del soggetto e della realistica realizzazione, a colpire è l’ardito movimento del ragno, che sale dal retro del carro e si arrampica fin sopra la testa del ragazzo. A completare l’ottimo lavoro c’è il sapiente gioco di luci ed effetti speciali di cui i Breschi (e in particolar modo Alessandro) sono diventati maestri.

Voto 7,5


Il profumo delle rose nelle spine di Carlo e Lorenzo Lombardi.
Un carro coraggioso, difficile, intimo, quello scelto da Carlo Lombardi e dal figlio Lorenzo per il ritorno in prima categoria dopo un triennio nel purgatorio dei carri piccoli. Prendendo spunto da una scultura realizzata dai pazienti di un ospedale psichiatrico a Trieste (all’epoca diretto da Franco Basaglia), “Il profumo delle rose” ci regala uno spaccato di quel mondo sommerso dove, dietro una apparente tristezza, non mancano speranza e gioia di vivere. Per certi versi il carro ricorda nelle atmosfere e nelle suggestioni quello che Franco Malfatti dedicò ai carcerati. Non vincerà, probabilmente. Ma merita quantomeno il premio della critica.

Voto 7,5


È tempo di cambiare di Roberto Vannucci.
Il tema dell’uomo capace di distruggere il pianeta in cui vive è di drammatica attualità ed è da sempre molto caro a Vannucci (vedi la Balena di alcuni anni fa). Ma il ricorso al mondo animale - altre volte riuscito egregiamente al costruttore - quest’anno convince fino ad un certo punto. Il mammut non è riuscito fino in fondo così come non sembrano curati certi dettagli della modellatura. È invece spettacolare il movimento, fatto “a mano” e dunque non freddo come quello di altre costruzioni in concorso.

Voto 6,5


Octopus 5.0 di Luigi Bonetti.
Il tema dell’intelligenza artificiale e, più in generale, della tecnologia che condiziona sempre più pesantemente (nel bene e soprattutto nel male) le nostre vite è certamente di grande attualità. La trasposizione carnevalesca che ne dà Luigi Bonetti, però, non sembra particolarmente felice. Il polpo fantascientifico che dovrebbe rappresentare il futuro distopico che ci attende non è sviluppato con quelle qualità realizzative a cui Bonetti in passato ci ha abituato (vedi il “Robotika” di quattro anni fa con cui sfiorò la vittoria). A partire dalla tavolozza dei colori – in altre circostanze punto di forza del costruttore – che non riesce a proiettare lo spettatore nel domani. Mancano poi molti dei dettagli che il bozzetto preparatorio preannunciava e che dovevano arricchire i tentacoli del polpo.

Voto 5,5

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