Il Tirreno

Versilia

Il caso di Striscia

Ordine dei medici contro il “guaritore”: «È esercizio abusivo della professione»

di Giacomo Corsetti
Adriano DelPistoia nel servizio di “Striscia la notizia”
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Adriano DelPistoia nel servizio di “Striscia la notizia”

Sarà presentato un esposto alla procura sul pensionato che cura con acqua e diapositive

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CAMAIORE. Non finisce qui, come un caso mediatico qualsiasi, la vicenda di Adriano Del Pistoia, il sedicente “guaritore” residente a Camaiore che sostiene di curare alcune gravi malattie (come l’endometriosi o il tumore all’ovaio) posizionando diapositive sul torace dei “pazienti” e attraverso l’utilizzo di gocce di acqua “informata”. Una pratica che lui stesso, nel servizio di Striscia La Notizia di martedì scorso di cui è stato protagonista, ha definito “bilancio polare elettromagnetico”.

Sull’attività di Del Pistoia – che sui social si presenta come “laureato all’università di Firenze” senza specificare in cosa – sarà presentato un esposto alla procura della repubblica da parte dell’Ordine dei medici della provincia di Lucca. È il presidente Umberto Quiriconi ad annunciarlo, commentando quanto visto in tv e letto sui giornali. «È un fatto molto grave, assolutamente – dichiara Quiriconi – mi sono ripromesso di chiamare il nostro avvocato per valutare bene la situazione ma penso proprio che faremo un esposto. Si tratta di un caso davvero intollerabile, in questa maniera viene messa a repentaglio la salute delle persone e non è accettabile. È esercizio abusivo della professione medica».

«Dare risalto a queste vicende è importante – prosegue il presidente dell’Ordine dei medici della provincia lucchese – così la gente potrà essere un po’ più accorta. Le persone che propongono certe pratiche spacciandole per cure in realtà si approfittano delle persone più ingenui o fragili. È una cosa gravissima. Non uso mezzi termini».

Ma facciamo un attimo un passo indietro: di cosa si parla quando ci si riferisce all’esercizio abusivo della professione? Semplice: rappresenta una violazione di legge che si verifica quando una persona svolge attività professionali o lavori che richiedono una specifica qualifica o licenza senza possedere tale qualifica o licenza. In Italia per esercitare la professione di medico chirurgo ci vuole la laurea abilitante in Medicina e Chirurgia e l’iscrizione all’Ordine dei Medici nella provincia in cui il dottore o la dottoressa risiedono, oppure dove esercitano la professione. Questi, ricorda Quiriconi, sono i requisiti. Che Del Pistoia, non essendo iscritto all’Ordine dei medici, non ha. «L’Ordine al momento dell’iscrizione certifica il possesso del titolo necessario – aggiunge Quiriconi – in assenza di tutti questi passaggi non ci può essere iscrizione all’Ordine né esercizio della professione medica».

Attenzione però a confondere la medicina alternativa con il caso sollevato da Striscia La Notizia: «Ci sono alcune branche della medicina alternativa – continua il dottor Quiriconi – che sono riconosciute, come l’omeopatia o l’agopuntura. Sono discipline ufficiali che però possono essere esercitate sempre da un medico chirurgo laureato e iscritto all’Ordine. Ci sono dei registri appositi ai quali sono iscritti i colleghi che hanno acquisito specifiche competenze in queste discipline».

Oltre alle più conosciute omeopatia e all’agopuntura, altre discipline di questo genere sono la fitoterapia e la medicina ayurvedica. La prima è intesa come la branca della farmacoterapia che si occupa di prevenire e trattare diversi disturbi e malattie mediante l’uso di piante medicinali e preparazioni da esse ottenute, la seconda invece è un insieme di provvedimenti terapeutici finalizzato a ristabilire o mantenere l’equilibrio e l’armonia tra gli elementi o forze presenti in ogni entità fisica o corpo.

Alla luce di questo caso, una domanda sorge spontanea: ma quanto sono diffusi questi “guaritori” nella provincia di Lucca? «Fortunatamente – conclude Quiriconi – questo fenomeno almeno qui non è molto diffuso. Negli ultimi dieci anni i casi di esercizio abusivo della professione si contano sulle dita di una mano. Ci sono stati in ambito odontoiatrico e nella medicina estetica, però non sono molto frequenti. E in questi casi noi facciamo sempre la segnalazione. E qualora la persona venga poi rinviata a giudizio, ci costituiamo parte civile».
 

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