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Pietrasanta

Addio a 60 anni di storia della fonderia, Da Prato: «Impossibile continuare»

di Luca Basile
Il gruppo di lavoro della fonderia Da Prato nel 2008 con l’opera di Mitoraj “Ikaro Alato” appena conclusa
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Il gruppo di lavoro della fonderia Da Prato nel 2008 con l’opera di Mitoraj “Ikaro Alato” appena conclusa

Il titolare racconta gli anni felici e i momenti difficili: «L’incendio del 2021 è stata la botta finale». Le collaborazioni con grandi artisti internazionali

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PIETRASANTA. Un viaggio lungo 60 anni, condiviso con i più grandi artisti su scala mondiale, su cui nei giorni scorsi è calato, per sempre, il sipario. Ma su quel palcoscenico, appunto fra arte e vita quotidiana, la Fonderia Artistica Da Prato per poco meno di sei decadi ha recitato un ruolo da protagonista incorniciato fra maestri artigiani, competenza e una tecnica, quella della “fusione a cera persa” che ha reso Pietrasanta, sempre negli anni, crocevia privilegiato per ogni scultore.

«Come per tutti i cicli della vita le cose hanno un inizio e una fine: oggi è un giorno triste, per tutti noi, anche se in realtà già dal marzo scorso avevamo di fatto cessato o quasi con l’attività. Certo, se ci voltiamo indietro riaffiorano momenti indimenticabili e motivo di grandi emozioni. Ricordi che resteranno per sempre dentro ognuno di noi, ma proseguire era oramai diventato impossibile» le parole di Massimo Da Prato che con il figlio Davide e ancora con il fondamentale supporto di Marco Barsanti ha portato avanti una tradizione di famiglia che aveva vissuto il suo incipit nel 1963 con il varo dell’attività da parte dei fratelli Franco e Carlo Da Prato, esperti conoscitori della fusione dei metalli: il primo cerista e fonditore, il secondo rifinitore e patinatore. Tempi complicati e generosi per aspettative quelli sospesi fra gli anni 60 e 70 con i due fratelli che si occupavano di ogni fase del ciclo produttivo.

«Posso dire che abbiamo collaborato con i più grandi artisti internazionali e questo è motivo di personale orgoglio: Basler, Becchini, Blumenfeld Botero, Fiore, Lembuk, Mitoraj, Penalba, Pierotti, Polles, G. Pomodoro, Roca-Rey, Sasso Stilling, Vangi, Vezzoni, Yasuda e molti altri. Negli anni d’oro eravamo in undici a lavorare in fonderia: arrivavano richieste da mezzo mondo. Se ricordo un’opera in particolare? Preferirei – le parole di Massimo Da Prato – evitare di fare citazioni perché tutte, ovviamente nel loro contesto, sono state importanti. Quello che invece mi preme sottolineare è stato appunto il rapporto con questi straordinari artisti: collaborazione, fiducia reciproca, stima professionale. Quando vedevi completare un’opera che poi veniva inaugurata in qualche angolo del mondo, non potevi non provare un brivido di emozione».

Sullo sfondo pesano, come macigni, gli ultimi anni di attività della fonderia. «La situazione – prosegue Massimo Da Prato – ha vissuto un suo primo momento di crisi nel 2015: abbiamo provato a reagire, ad ampliare i nostri orizzonti. Poi è arrivato il Covid e tutto si è drammaticamente fermato. Bloccate le commissioni, bloccati i lavori. Sempre in quel periodo ho dovuto poi affrontare problematiche personali di un significativo impatto nella mia vita non riuscendo ad essere presente, come abitudine, sul posto di lavoro. Nonostante tutto siamo riusciti a rimetterci in carreggiata ancora una volta, a ricominciare a dare continuità alla nostra attività. A interrompere, bruscamente, questo percorso di risalita, l’incendio divampato nella nostra fonderia nel 2021 che ha visto devastata buona parte della struttura. Ecco – le parole di Da Prato – in quel momento ho capito che superare questa ennesima botta sarebbe stato quasi impossibile. Abbiamo provato a resistere, a lavorare comunque facendo leva sulla nostra professionalità, ma ci siamo dovuti arrendere. Certo, vedere oggi la fonderia di famiglia chiusa e svuotata di quelle persone che ci hanno lavorato negli ultimi 60 anni, è motivo di grande amarezza, ma, come detto, la vita è anche questo. Un fatto è certo: nessuno potrà mai privarci dei ricordi e di tutto quello che di bello, nel nome di Pietrasanta, abbiamo fatto nel divenire del tempo».

 

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