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Strage di Viareggio, l'ultima carta degli imputati: «Il processo va fermato»

di Donatella Francesconi
Strage di Viareggio, l'ultima carta degli imputati: «Il processo va fermato»

La sentenza è attesa per il 15 gennaio. Piagentini: «Abbiamo sentito un avvocato dire "stiamo parlando del nulla"»

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VIAREGGIO. Seduto vicino al padre, nell’aula della Corte di Cassazione dove ha fatto ritorno il processo per il disastro ferroviario di Viareggio, Leonardo Piagentini ascolta attento il mondo degli adulti alla prese con un iter giudiziario che si è aperto, nel novembre 2011, con l’incidente probatorio. Aveva otto anni Leonardo, la notte del 29 giugno, quando il deragliamento di un treno carico di Gpl gli ha portato via la madre e i fratellini, ha ridotto suo padre, Marco, a un passo dalla morte, ha polverizzato la loro casa. Dopo oltre 14 anni, oggi giovane studente universitario, ha salito i gradini del Palazzo di Giustizia nella Capitale dove – per tutta la giornata di ieri – si sono susseguiti gli interventi degli avvocati degli imputati, sia italiani (Ferrovie e le sue imprese, ma anche l’officina Cima riparazioni di Mantova) e tedeschi (Gatx e Officina Jungenthal di Hannover).

Cosa ha ascoltato Leonardo, e con lui i familiari delle vittime presenti in aula come sempre – accompagnati e sostenuti dai ferrovieri che non li lasciano mai soli e dagli esponenti di Assemblea 29 Giugno – lo sintetizza bene Marco Piagentini, presidente della associazione “Il Mondo che vorrei”: «Abbiamo sentito un avvocato affermare, letteralmente, che “si sta parlando del nulla”. Sostenendo, come altri difensori hanno fatto, che – essendo venuti meno tutti gli altri reati, compreso l’omicidio colposo, a causa delle sopravvenuta prescrizione – è rimasto solo il reato di disastro ferroviario che non può essere oggetto di un giudizio a se’. Abbiamo assistito al tentativo estremo di sbriciolare l’intera tragedia della strage di Viareggio, mettendo in campo tutti i cavilli per annacquare e per far scomparire quanto accaduto, morti compresi». Anche a costo di fermare il processo e rimettere il reato di disastro ferroviario, con la sua pena raddoppiata come da codice penale, al giudizio di legittimità costituzionale.

Carlo Beretti e la sua famiglia hanno perso quella notte Federico Battistini (nipote di Carlo) ed Elena Iacopini, giovani sposi da pochissimo tempo. «In quell’aula», è il commento di Beretti al telefono con il Tirreno dal treno mentre fa rientro a Viareggio, «non abbiamo sentito neppure una parola per le 32 vittime. Anzi, sono gli imputati – a detta degli avvocati difensori – le vere vittime di questa vicenda, colore che sono stati tenuti sulla graticola per 14 anni, come è stato sottolineato».

In particolare – raccontano Marco Piagentini e Daniela Rombi (la quale, in seguito a quella maledetta, notte ha perso, dopo oltre 40 giorni di agonia, la figlia Emanuela Menichetti, 21 anni appena) – «è stato molto difficile ascoltare le parole dell’avvocato Luigi Stortoni (Foro di Bologna) lamentare la condanna a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni di carcere per il suo assistito, Michele Mario Elia, ex amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, come inflitta in questa misura “al solo scopo di mandarlo in carcere” dopo 14 anni di “sofferenza”».

Le vittime, aggiunge Rombi, «che sono i nostri cari persi da quella notte, in aula non ci sono. Non ci sono più. Dopo 14 Natali senza di loro. Dopo 14 otto dicembre, il giorno in cui facevamo l’albero insieme, perché bello come l’albero di mamma non c’era».

Ieri non ha preso la parola il legale di Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie, condannato a 5 anni di carcere per il disastro ferroviario di Viareggio. Carcere le cui porte per lui non si apriranno neppure se la nuova sentenza di Cassazione confermerà la pena, avendo lo stesso compiuto 70 anni lo scorso 29 ottobre.

L’avvocato Ambra Giovene prenderà la parola in apertura di udienza già fissata al 15 gennaio 2024 e dopo di lei rimango gli interventi di un piccolo gruppo di difensori. «Intorno alle 12 l’udienza dovrebbe terminare», è la previsione di Gabriele Dalle Luche, avvocato di parte civile e legale della associazione dei familiari delle vittime: «La sensazione è che la Corte (terza sezione penale, presieduta da Gastone Andreazza, ndr) voglia arrivare il 15 alla sentenza». Anche se ieri, alcuni degli interventi dei difensori degli imputati si sono prolungati nel tempo, al punto che dai giudici è arrivato più di un invito a sintetizzare e a rimanere nei temi della trattazione.


 

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