Il Tirreno

Versilia

In tribunale

Viareggio, bottiglie e sedie contro il titolare per non pagare il conto al bar: coppia a processo

di Luca Tronchetti
Il tribunale Galli Tassi a Lucca
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Il tribunale Galli Tassi a Lucca

Il racconto di una sera di ordinaria follia al Savoia in Passeggiata

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VIAREGGIO. Si presentarono al bar-caffetteria-ristorante Savoia in viale Regina Margherita la sera del 28 maggio 2022 come una delle tante coppie intenzionate a cenare nello storico locale sulla passeggiata. Il cameriere servì loro un cocktail di benvenuto e poi i due avventori ordinarono un piatto freddo. Tutto si svolse senza problemi sino al momento saliente di pagare il conto. E lì avvenne il finimondo.

La donna si presentò alla cassa con una carta bancomat mentre il compagno uscì dal locale. Dopo una serie di ripetuti tentativi andati a vuoto iniziò un’accesa discussione tra la donna e il titolare del locale mentre nel frattempo l’altro avventore era rientrato nel bar. Nel giro di pochi minuti dalle parole si passò alle vie di fatto e la donna lanciò contro il proprietario del locale una borsa piena di bottiglie e, con l’ausilio dell’amico, afferrò delle sedie iniziando a colpire il malcapitato gestore del Savoia procurandogli lesioni lievi. A quel punto la coppia si diede alla fuga, logicamente senza tirar fuori un euro.

Il giorno dopo il ristoratore presentò una denuncia querela nei confronti dei due aggressori che furono individuati dalle telecamere poste fuori dal locale e denunciati a piede libero con l’accusa di rapina e insolvenza fraudolenta. Nei guai sono finiti una donna di 48 anni originaria della Lucchesia, che ha vissuto anche a Pisa – dove venne arrestata nell’ottobre del 2022 per un tentativo di furto alla Pama di via Pascoli – e adesso senza fissa dimora e un sudamericano, Emeka Jonathan, 45 anni, anche lui senza fissa dimora, attualmente detenuto in custodia cautelare per altra causa.

Il giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri ha condannato l’uomo per rapina, grazie alla concessione di una serie di attenuanti generiche, alla pena di due anni e tre mesi di reclusione con la concessione dei benefici di legge mentre per la donna, protagonista della vicenda, il giudice ha dichiarato l’incapacità di intendere e volere al momento del fatto applicando una precedente sentenza emessa dal giudice di Pisa e assolvendola così dal reato per cui era stata rinviata a giudizio.

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