Gioco
Stazzema, prima salvato dal macello poi dall'attacco del lupo: la vita avventurosa della pecora Martino
Un paio di anni fa ma il dottor Bertellotti l'aveva adottato, poi l'attacco di un lupo la scorsa settimana: lo hanno ritrovato ferito ma salvo tra i rovi
STAZZEMA. Un paio di anni fa Martino doveva essere macellato, ma il dottor Maurizio Bertellotti con la sua famiglia aveva deciso di salvarlo. La sua vita ha rischiato nuovamente di finire la scorsa settimana: è stata attaccata da uno o forse più lupi ma anche stavolta la pecorella, miracolosamente, è riuscita a sopravvivere. È accaduto mercoledì scorso, nella frazione di Stazzema in località Croce, nella proprietà dove il noto medico di famiglia stazzemese tiene al pascolo nel suo appezzamento di terra Martino con altri animali. La pecora è stata ritrovata stremata e in fin di vita avvolta da rovi, con un orecchio mangiato e una gamba ferita, che il lupo aveva provato a staccare a morsi.
«Abbiamo un terreno recintato in cui girano liberamente un pony, una capra e tre pecore e tutti i giorni da mezzogiorno alle 13 portiamo loro del cibo e più tardi una signora è incaricata di portargli la merenda – racconta Bertellotti – mercoledì scorso quando sono arrivato mancava all’appello Martino. L’ho chiamato e stranamente non arrivava. Così sono andato a cercarla in fondo a questo ampio terreno, e l’ho trovata in una specie di frasca: sembrava morta; invece, respirava, aveva una gamba straziata, ma era collassata e spaventata. Ogni tanto si lamentava».
Con l’aiuto di un’altra persona e del veterinario, perché Martino pesa circa 60 chilogrammi ed era in un posto scosceso, il dottor Bertellotti ha trasportato l’animale nella stalla ed è iniziata una lunga fase di cura. «Devo veramente ringraziare il veterinario intervenuto a recuperare e curare Martino sul posto, è il dottor Cecchi, che lavora con Ferrandello all’ambulatorio veterinario dei Macelli di Pietrasanta – prosegue Bertellotti – ha fatto un ottimo lavoro, ha rimesso a posto la gamba del nostro animale dove il lupo ha staccato i tendini e il muscolo. Ora Martino sta decisamente meglio, sta in piedi, si fa toccare e si muove, anche se zoppica, ma è vivo e sopravvissuto a questo attacco».
Martino si chiama così perché è nato nel 2020 il giorno di San Martino. «Lo avevamo salvato perché è un gesto che con le mie figlie, molto sensibili agli animali, di tanto in tanto facciamo. È simbolico e morale, anche se siamo ben cosci che è uno su un milione. Come sono ben conscio e voglio precisare che, malgrado quello che è successo, non sono contro i lupi e non sono arrabbiato con loro, perché hanno sempre mangiato le pecore e c’è poco da fare, è nella loro natura. A suo tempo l’uomo si difendeva. È una situazione che costatiamo e non ci vedo via di uscita».
Infatti già a maggio di questo anno i lupi si erano mangiati il caprone Rocco. «Per noi era come una persona di famiglia – conclude Bertellotti – veniva da Levigliani. Lo avevamo adottato prima che fosse ucciso per finire su una tavola imbandita».
La fortuna di Martino è stata quella di essere stato attaccato da un solo esemplare di lupo, specie che da oramai più di dieci anni è tornata a popolare le Apuane. C'è più di un branco stabile. Sono arrivati dall’Appennino Tosco Emiliano e qui hanno trovato un altro ambiente adatto, soprattutto ricco di prede selvatiche, per riprodursi.
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