Il Tirreno

Versilia

La testimonianza

Viareggio, quattro furti in tre anni: «Basta, chiudo il negozio»

di Donatella Francesconi
Viareggio, quattro furti in tre anni: «Basta, chiudo il negozio»

Rabbia e rassegnazione per la titolare di “Maria alimentari”: «L’ultima volta si sono accaniti con un tombino preso in strada»

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VIAREGGIO. La battaglia contro i costi dei prodotti alimentari è quotidiana. Ma se a questa difficoltà si aggiungono quattro furti in tre anni di apertura, non è difficile capire perché Maria Lembo, titolare del negozio “Maria alimentari” di via Vespucci vicino alla stazione, abbia deciso di chiudere a fine anno. L’ultima volta che i ladri si sono accaniti contro il negozio è stato proprio nel corso di questo mese: nella notte tra il 5 e il 6 e in quella tra domenica e lunedì di questa settimana. «Questa volta ha utilizzato un tombino che ha preso all’angolo della strada», racconta la titolare al Tirreno: «Con quello ha dato una quarantina di colpi alla vetrina. E i vicini hanno sentito il rumore, chiamando i carabinieri». Nel mentre che l’allarme suonava, come mostrano le riprese delle telecamere.

Tutte le volte che i ladri hanno agito non è stato per fame, visto che non hanno toccato nessuno dei prodotti – compresi i latticini di Mugello e Garfagnana – che il negozio propone. Ma hanno puntato al denaro del fondo cassa, procurando più danni alle negoziante di quanti non ne abbia fatti il furto come valore in sé. «Sono arrivata alla conclusione», così le parole di Maria, «che sono stanca e che la sera voglio dormire. Da lunedì notte all’una e mezzo non ho dormito per 24 ore. E mercoledì sera sono stata fino all’una e mezzo a guardare le telecamere dal telefono cellulare. Se a questo aggiungo che le assicurazioni non rifondono tutto il danno e che intanto devo anticipare io le spese, davvero non c’è altra soluzione».

Ma non ci sono solo i ladri a motivare la scelta della commerciante: «In questa zona della città non c’è illuminazione. Prima chiudevo alla 19, 30. Adesso alle 18, 15 al massimo vado via. Ma così facendo privo i clienti che rientrano a casa dal lavoro di un servizio. A discapito mio e a discapito loro».

L’amarezza di Maria è infinita e intrisa di rabbia: «Preferisco diventare di nuovo dipendente. Perché tanto, qui in Italia, una cosa tua non la puoi più avere. Io ci ho provato, per i figli nostri. Il magone mi viene per la rabbia di dover mollare a causa di altri. Non si ha più il diritto di lavorare tranquillamente e avere qualcosa di proprio. Ma se devo stare qui e avere paura non è possibile».

Addio al vino sfuso che il negozio propone, a tutti i prodotti senza glutine «che arrivano da un forno apposito o di Carrara», ai «tordelli che proponevamo da mangiare fuori dal negozio quando arrivava Carnevale», ai panini ordinati da chi in estate passa d via Vespucci per raggiungere il mare, al prosciutto al tartufo «ricercato dai clienti che arrivano da Lucca e da fuori provincia», ma anche alle spese a domicilio. «Sono stati tre anni intensi che mi hanno lasciato tanto, tanto», sono le parole commosse di Maria.


 

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