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Spiagge all'asta, spunta un’ipotesi per evitare le gare. Le tappe verso la decisione definitiva

di Ilaria Bonuccelli
Spiagge all'asta, spunta un’ipotesi per evitare le gare. Le tappe verso la decisione definitiva

Il problema è che nel governo non sono tutti d’accordo su come gestire questa situazione complessa. Le speranze dei balneari

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A Forte dei Marmi, il ministro per le Politiche del Mare, Nello Musumeci, dice che «sarebbe già una vittoria ottenere una proroga di un anno per le aste». Insomma, sarebbe un successo nella trattativa infinita in corso con l’Unione Europea rimandare a gennaio 2025 le gare per mettere sul mercato le concessioni demaniali , in attuazione della direttiva comunitaria Bolkestein.

In serata, il collega di partito, Carlo Fidanza, capodelegazione di Fdi all’Europarlamento ribadisce che «la situazione è complessa. C’è un'interlocuzione aperta con la Commissione europea per chiudere entro l'anno la questione e giungere a una soluzione». Una delle ipotesi presa in considerazione nella riunione di maggioranza - alla quale ha partecipato anche la premier Giorgia Meloni - butta là è anche di «disattendere la direttiva Bolkestein». Di fare finta che dal 2006 a oggi non ci sia stato un braccio di ferro fra l’Italia che non vuole mettere in vendita le proprie spiagge e l’Europa perché spinge che anche il nostro Paese - dove è nato il turismo balneare - si apra alla concorrenza reale.

Il problema vero, però, è che nel governo non sono tutti d’accordo su come gestire questa situazione complessa. Parte di Fdi, non vuole mettere a bando le concessioni demaniali. L’uomo potente del partito, il consigliere di Meloni, Raffaele Fitto invece lo vuole tantissimo. Ed è anche quello che ha la delega alle concessioni demaniali. Ieri era alla riunione insieme agli alleati di coalizione, ai vicepremier Antonio Tajani (Fi), Matteo Salvini (Lega), Maurizio Gasparri (Fi), Maurizio Lupi (Noi Moderati). Tutti unanimi nel dire che la maggioranza è più compatta che mai sulla questione balneari. Salvini , come ministro alle Infrastrutture, sottolinea: «Avanti compatti a difesa del lavoro, delle spiagge e del mare italiano». E il suo viceministro Edoardo Rixi (che ha la delega agli aeroporti, più che alle spiagge), gli dà manforte: «Si è convenuto che bisogna far comprendere all’Europa che è necessario ancora qualche mese in vista della cristallizzazione della riorganizzazione del settore. È necessario partire dal presupposto della non scarsità della risorsa (secondo il tavolo tecnico istituito dal governo in Italia ci sono più arenili liberi di quelle dati in concessione, ndr). Un aggravarsi della procedura d’infrazione con un parere motivato non pregiudicherebbe il percorso avviato ma sarebbe a oggi inspiegabile visto che nessuna decisione è stata formalizzata dal governo».

Quindi, dopo tutte queste dichiarazioni che cosa succede? Ancora non si sa. Lo ammette Fidanza: «Come andrà lo vedremo nelle prossime settimane». Anche perché alcuni Comuni «stanno già procedendo con le gare». Chi sbaglia allora: gli enti che pubblicano i bandi o quelli che aspettano? «Quello che cerchiamo di fare è evitare l'incertezza normativa», sostiene Carlo Fidanza. Ma ancora il governo non c’è riuscito: «Ci sono varie opzioni sul tavolo: dalla possibilità di non applicare la direttiva europea – conferma – fino a ipotesi intermedie. Vogliamo lasciare meno spazio possibile a Comuni magistrati, altre istituzioni dello Stato offrendo norme chiare, per tutelare un settore fondamentale».

A La Presse dalla Versilia Musumeci, prima dell’incontro di maggioranza, dichiara: «Stiamo combattendo con l’Unione Europea e con Bruxelles per evitare il colpo basso della norma che rimetterebbe in discussione il sacrificio e l'impegno di migliaia di imprenditori. Nel rispetto delle leggi, vogliamo tutelare questo sistema imprenditoriale, fatto di piccole e medie imprese. Vogliamo tutelare quelli che hanno investito, che si sono indebitati e chequindi hanno il diritto di guardare al futuro per ripianare i propri debiti e produrre economia».

Difficile esprimersi diversamente fra Versilia e costa apuana, dove sono concentrati centinaia di stabilimenti balneari. Alcuni sono di famiglie con cognomi a cinque stelle: Bocelli, Berlusconi, Barilla. Per non parlare del Twiga di Briatore e del compagno di Daniela Santanché, che ha rinunciato alle quote per restare ministra. «In questi giorni c’è una prima riunione a Bruxelles tra la delegazione del governo italiano e le autorità dell'Unione Europea. Sarà una trattativa lunga, sarà un'attesa estenuante. Poter ottenere una proroga di un anno per le concessioni sarebbe una prima ma significativa vittoria. Su questo siamo lavorando. Non sarà facile, ma lo facciamo con grande determinazione, perché da sempre Meloni sostiene la tesi che tutelare gli imprenditori che operano sulla fascia costiera è una priorità».

E il modo ci sarebbe: utilizzare una disposizione inserita nella direttiva Bolkestein e evidenziata anche dalla Corte di Giustizia europea nell’ultima sentenza. Si mette a gara, nel nome della concorrenza, una risorsa scarsa. Le spiagge italiane non sono scarse, secondo la ricognizione dei tecnici incaricati dal governo. Quindi non devono essere messe all’asta. Ora tutto sta a convincere l’Europa.



 

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