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Torre del Lago, il giorno dopo il tornado: in 40 rimangono senza casa. Una residente: «Il vento aveva le mani»

di Donatella Francesconi
Torre del Lago, il giorno dopo il tornado: in 40 rimangono senza casa. Una residente: «Il vento aveva le mani»

Danni per centinaia di migliaia di euro. Via Mazzini è una delle strade maggiormente colpite: «Sono stati 11 secondi di raffiche ovunque. Tutto volava»

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TORRE DEL LAGO. Un paese sui tetti, fin dalle prime ore del mattino del giorno dopo il tornado che si è abbattuto – nella serata del 30 ottobre – a Torre del Lago. Sui tetti i vigili del fuoco che hanno lavorato tutta la notte lungo la Versilia battuta da pioggia e vento fortissimi. Ma anche gli operai delle imprese chiamati dai privati che si sono ritrovati le abitazioni scoperchiate o danneggiate. E gli stessi proprietari di casa, a sgomberare le tegole rimaste, rimuovere oggetti che il vento ha spinto fin sui tetti, evitare insomma ulteriori danni.
 

A qualcuno è andata davvero peggio, perché c’è anche chi, nella giornata di ieri, ha dovuto lasciare la propria abitazione. Almeno una trentina le case danneggiate e una quarantina le persone che hanno dovuto trovare ospitalità altrove. Di dieci di loro si è dovuto occupare il Comune di Viareggio. Una parte degli sgomberati, infatti, abitava nella ex pensione Cionci, non avendo trovato altro alloggio. E per loro è stato più difficile trovare un’altra sistemazione. Otto persone sono state sistemate nei locali della ex circoscrizione Marco Polo, e una madre con bambina sono state collocate in albergo. Il conto dei danni complessivo ammonterà a centinaia di miglia di euro.

«Il vento aveva le mani», racconta la signora Maria Appella, che abita in via Volta, al Tirreno: «Ha scaraventato la lavatrice in mezzo alla corte di casa. A mia figlia, che abita sopra di noi, ha scoperchiato la botola che porta in mansarda. A casa mia si è portato via il gazebo, grosso, spezzando i ferri che lo tenevano. Un attimo ed è passata, andata. Ma in quel momento abbiamo vissuto un vortice. Non ti salvi dal vento e dalla natura in generale».
 

Un attimo che Clay Bandecca, titolare dei bar “la Soave” e “Opera”, quantifica in «una manciata di secondi di paura pura. Una tromba d’acqua ha sbaraccato tutto quello che avevamo fuori dal locale. Da un momento all’altro la pioggia ha iniziato a girare. Avevo i tavolini di plastica pesante e le sedie: il vortice di acqua e vento li ha alzati tutti insieme, girati, e buttati a terra. Un ammasso di acqua largo 10 metri che dove passava tirava giù tutto. Ho solo potuto chiudere la porta a chiave e sperare in meglio». Il commerciante traccia la “strada” che l’uragano ha fatto: «È come se fosse arrivata dalla pineta lungo viale Marconi, e poi si è buttata sul lago procedendo in tralice. Lavoro qui da otto anni ed è la prima volta che vedo una cosa del genere». Mentre Bandecca racconta, arriva un uomo: chiede se qualcuno ha i recapiti dei proprietari della casa vicino al bar “la Soave”, in via Garibaldi. Perché il camino è pericolante. Un furgone si ferma e l’autista domanda come fare per raggiungere il supermercato Coop, cercando di orientarsi tra le molte strade chiuse, sottopasso compreso.

Via Mazzini è una delle strade maggiormente colpite: «Sono stati 11 secondi di vento ovunque. Tutto volava», è la voce di Massimo Niccolai che conta i danni insieme con i residenti di villette e palazzine che scorrono una vicino all’altra. «Così la tempistica ripresa dalle telecamere della mia abitazione», prosegue Niccolai: «Un vento che ha divelto il mio condizionatore e l’ha appoggiato sul tetto. Sono dovuto andare a legarlo sul tetto, nella notte, con delle corde di fortuna. Prima che potesse fare danni. Poi nella mattinata è stato rimosso».

Un vento, aggiunge Monica Cima, anche lei residente in via Mazzini, «che ha diviso in due Torre del Lago, sradicando cancelli, scoperchiando tetti. In quei minuti ero al telefono con mia madre che abita su viale Marconi all’angolo con la nostra strada: eravamo entrambe terrorizzate. Ho visto volare le cose più impensate».

Tanti ricordano «il caldo assurdo che faceva nel pomeriggio, prima della “ventata”. «S’è sentito un rumore strano: un rumore come quando si verifica un terremoto, ma più – come dire – ovattato», racconta al Tirreno la signora Laura Orlandi. Che ricorda: «Io lavoro da casa e il mio cane lunedì non mi ha mollato un attimo, è stato tutto il giorno irrequieto».

Bernardo Graziani è il titolare del bar “Lo Scivolo” di viale Marconi e abita a venti metri dallo stesso bar: «Ero a tavola e stavo mangiando. È arrivato questo colpo di vento che mi ha sfondato la porta e anche la persiana. Il fronte della tromba d’aria non era molto esteso: ha preso una striscia di territorio di circa 40-50 metri di lunghezza, ma dove ha toccato ha fatto danni grossi. È durata pochi secondi ma superava i 100 chilometri l’ora. Io mi sono trovato davanti casa uno stendipanni che non so da dove arrivasse. A una casa vicino a noi ha portato via un balcone».

La “ventata”, come la chiamano a Torre del Lago, ha fatto i maggiori danni nel tratto di viale Marconi più vicino al sottopasso, poi si è diretta verso il lago, abbattendo alberi sulla Variante e nella zona dell’ingresso dello stadio Ferracci, lato mare, dove un grosso pino è caduto sui cavi dell’elettricità richiedendo l’intervento dei vigili del fuoco.
 

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