Toscana
Dalla Svizzera al Versilia, paziente malata di tumore difende la sanità pubblica: «Là l’eccellenza si paga, qui no»
L’esperienza che Flavia ha vissuto al Versilia, nel reparto di oncologia, è stata per lei così positiva da spingerla a raccontarla
VIAREGGIO. La sanità pubblica, un tesoro troppo spesso dimenticato. In un momento storico in cui il servizio sanitario è sotto attacco, perché il modello privato viene ritenuto il futuro, ecco che si alza la voce di chi vuole difenderla. E se la voce è di una persona, una donna, che ha sperimentato sulla propria pelle l’eccellenza delle cure in una situazione molto critica, allora questo appello assume ancora più significato.
Flavia Cavaletti, 46 anni e di origine svizzera, da 16 anni è residente a Pietrasanta: lei conosce benissimo gli ospedali del proprio Paese di provenienza, da sempre ritenuti l’eccellenza mondiale delle cure mediche: l’espressione “clinica svizzera” storicamente fa riferimento al top mondiale. Ma l’esperienza che Flavia ha vissuto al Versilia, nel reparto di oncologia, è stata per lei così positiva da spingerla a raccontarla. Perché ci si renda conto che l’eccellenza, quando non si paga, è un regalo magnifico a noi stessi e all’intera comunità. «Devo ringraziare tutti, dagli infermieri ai medici. Ho vissuto nel mio Paese per 30 anni, so come funziona la sanità lì, e che va anche pagata – dice Flavia – All’ospedale Versilia ho avuto modo di sperimentare sulla mia pelle l’area “Chirurgia senologica”, un’eccellenza, guidata dal direttore, dottor Duilio Francesconi. Sono stata assistita in modo impeccabile, e ho usufruito di servizi aggiuntivi gratuiti, come la psicologa o il supporto delle associazioni».
Flavia, a novembre 2022, ha scoperto di avere un tumore al seno. Per fortuna era al primo stadio, ma da lì è cominciato il trattamento, con la relativa operazione chirurgica. «Oggi, quando sento criticare l’ospedale Versilia mi dà fastidio – dice – Certo, tutto è migliorabile, ma gratuitamente si ha a disposizione un servizio completo e fatto di professionisti competenti».
A portare Flavia, che lavora nel settore turistico organizzando viaggi per i golfisti stranieri, a Pietrasanta è stato il marito: dopo 8 anni vissuti in Svizzera aveva nostalgia della Versilia. «Purtroppo con i tumori al seno ho una grande familiarità: ho perso mia mamma a 62 anni e la sorella a 33 – racconta Flavia – Speri sempre di non ammalarti, ma ogni sei mesi mi faccio i controlli. Il penultimo era stato a maggio 2022, e poi a novembre i medici hanno scoperto il mio male al seno. Fra l’altro la Regione Toscana è da qualche anno che ha istituito gratuitamente il test genetico, prima costava molto; perciò, consiglio di farlo se c’è una familiarità».
Flavia si è operata il 31 gennaio, e tutto per sua fortuna è andato bene. Il 7 aprile ha iniziato la chemioterapia e il 28 settembre, pochi giorni fa, ha terminato il suo percorso di cura positivamente. Continueranno controlli di routine. «In quel reparto mi sono trovata davvero bene – prosegue Flavia – Alle 8 di mattina facevo le analisi del sangue e due ore dopo potevo parlare con l’oncologa. Ho trovato professionalità e disponibilità».
Oltre al direttore Francesconi, Flavia ha voluto citare le infermiere Clara, Debora e Marisa, l’oncologa dottoressa Sara Donati, e il dottore psicologo Saverio Provenzale. Il reparto di senologia dell’ospedale Versilia, del resto, è da anni un punto di riferimento assoluto nella cura del tumore al seno, grazie all’impegno del primario Francesconi e del suo staff. Tantissimi i casi trattati nel presidio versiliese, che ha acquisito grande esperienza e un’ottima capacità di prevenzione. Che nel cancro alla mammella, com’è noto, è determinante per avere una buona riuscita delle terapie. «Nonostante il trauma da ragazza, con la perdita dei miei familiari, sono riuscita a vivere bene questa esperienza perché mi sono sentita accompagnata e supportata – prosegue Flavia – e anche adesso che sono alla fine mi sono iscritta all’associazione “Le pagaie rosa” che organizza uscite in canoa sul lago di Massaciuccoli, un’attività terapeutica a livello di recupero e di precauzione. «In Svizzera, nella sanità, non è tutto gratuito come qui in Italia: si paga una polizza mensile di qualche centinaio di euro; ed è chiaro che sono delle eccellenze. Mentre in Italia è tutto gratuito e nonostante ciò sento sempre commenti negativi, invece funziona bene considerato come viene erogata. Quello che manca in Italia è l’informazione di tutti i servizi a disposizione e l’apertura mentale».
Una testimonianza, quella di Flavia, che merita di essere letta e riletta. Perché ci dice cose che noi tutti sembriamo esserci dimenticati.
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