Il Tirreno

Versilia

Sanità

Versilia, va in pensione il medico dei cardiopatici: l’importanza del “suo” reparto, i messaggi dei pazienti e i consigli

di Donatella Francesconi
Mansueto Pardini Camaiorese, 65 anni, andrà in pensione il primo novembre dopo aver diretto l’unità di riabilitazione cardiologica dell’ospedale Versilia
◗
Mansueto Pardini Camaiorese, 65 anni, andrà in pensione il primo novembre dopo aver diretto l’unità di riabilitazione cardiologica dell’ospedale Versilia

Mansueto Pardini, direttore di Cardiologia riabilitativa dell’ospedale Versilia: «Vado in pensione ma il lavoro che facciamo è importante e deve proseguire»

5 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Se è il cuore che va in tilt, il paziente che i medici si trovano a dover rimettere in piedi è «molto fragile anche dal punto di vista psicologico» e – nella fase post acuta – ha necessità di un «trattamento a tutto tondo, sia del paziente che dell’organo»: a spiegare il cammino della riabilitazione cardiologica è il dottor Mansueto Pardini, camaiorese, 65 anni tra poco, direttore dell’unità operativa di cardiologia riabilitativa dell’ospedale in Versilia. Una delle due esistenti in Toscana: oltre a quella del Versilia, infatti, c’è quella di Cecina.

Pardini andrà in pensione il primo novembre e dai commenti dei pazienti del reparto emerge con chiarezza il rapporto stretto che i suoi pazienti hanno con tutto il personale che li prende in carico. «Tra pochi giorni noi cardiopatici saremo più soli», scrive su Facebook uno dei pazienti: «In undici anni che frequento la cardiologia riabilitativa ho trovato infermieri e fisioterapisti preparati che svolgono il loro lavoro con amore verso il paziente. Augurando buona pensione al dottor Pardini mi auguro che venga inserito un sostituto. Non si può perdere un posto dove ci sentiamo amati curati. Ringrazio tutti e tutte che mi hanno fatto sentire sicuro».

La cardiologia riabilitativa, spiega il dottor Pardini, «si occupa del paziente per quanto riguarda la prevenzione secondaria dopo un evento cardiovascolare, per aiutarlo a riprendere il livello di vita antecedente. La nostra attività si pone come centro nella gestione del paziente che è molto fragile dal punto di vista psicologico».

A chi deve fare i conti con i “capricci” dell’organo senza il quale non c’è vita «viene detto, in maniera anche impropria, che la vita che faceva prima non la può più fare. E questo anche se in molti casi non è vero».

La cardiologia odierna – sottolinea Pardini – «ha fatto passi da gigante. Si fanno interventi sempre più complessi, i pazienti sono anche più anziani, a volte l’ospedalizzazione si prolunga perché sono presenti co-patologie. Nel nostro reparto abbiamo consulenti di vario tipo, il dietista, il diabetologo, il nefrologo, lo psicologo. E anche l’uroandrologo, per la gestione della sessualità che dopo l’intervento viene alterata».

La cardiologia riabilitativa dell’ospedale Versilia dispone anche «di una palestra dedicata per i cardiopatici che devono essere seguiti in maniera diretta. Nella fase post acuta il trattamento deve essere a tutto tondo, del paziente e dell’organo».

I pazienti che passano dal reparto, conferma Pardini, «sono molto legati a questa esperienza, perché vengono gestiti facendoli sentire coinvolti. Spieghiamo loro cosa hanno avuto e a cosa servono i farmaci che devono prendere, così da scongiurare che venga interrotto di propria iniziativa il percorso terapeutico».

L’infarto, sottolinea con forza il dottor Pardini, «è un’esperienza che non si può augurare a nessuno. Ma oggi l’infarto non significa più morte civile. Dal punto di vista funzionale si può tornare a fare quello che si faceva prima, con tutte le precauzioni del caso e anche lo sport non è più proibito». Tra chi ha avuto un infarto, sottolinea il responsabile del reparto, «ci sono pazienti che hanno avuto infarti gravi e poi rianimati ma il danno cardiaco è stato piccolo e il ritorno è quasi uguale a prima. E c’è chi ha subito gravi danni che hanno lasciato grosse cicatrici, tanto che evolvono verso un quadro di grave insufficienza cardiaca. Noi spieghiamo loro che sono nati con la Ferrari e adesso gli resta una 500. Ma che se la tengono bene, hanno cura di motore e ruote, magari non ci vanno a 200 all’ora, ma a ottanta vanno dove vogliono».

Impossibile non ricordare, parlando di cuore e di salute non solo di questo organo, che «il fumo è uno dei fattori di rischio più importanti insieme a ipertensione, diabete, colesterolo alto, inattività fisica. Perché interviene su due versanti: sulla formazione delle placche e sul trombo. E poi c’è il fattore polmonare: quando si verifica un danno al cuore, un conto è se polmoni sono sani, un conto è avere la bronchite cronica».

Tra i fattori di rischio più attuali per la salute del cuore c’è l’utilizzo di droghe: «È in netto incremento l’infarto da abuso di sostanze, soprattutto cocaina. Lo si evidenzia anche nei malori improvvisi di persone più giovani. A questo si aggiungono le alterazioni da uso smodato di farmaci di tipo psicotropo».

Sul fronte della sedentarietà, ricorda il medico, «l’attività fisica sempre stimola la circolazione del sangue, e migliora la funzionalità. Alcuni dei nostri pazienti provengono da una condizione di sedentarietà. Ma gli spieghiamo che è sufficiente camminare, lasciando un po’ l’auto a casa».

Il reparto, inoltre, indica «gli esercizi da svolgere a casa. Il nostro progetto, che il covid ha un po’ bloccato, era quello di inviare le persone nelle palestre convenzionate, in cui continuare a esercitarsi in gruppi che hanno le stesse problematiche. Perché la convivialità facilita il fare. Anche considerando che la riabilitazione diventa prevenzione che deve durare tutta la vita».

Riabilitazione che – al momento – il reparto può garantire per il primo anno post intervento chirurgico: «Una scelta alla quale si è arrivati a causa del fatto che il personale è venuto a calare, così che si è dovuto limitare l’attività al primo anno».

Pardini, nel lasciare reparto e ospedale, ci tiene a lasciare il segno dell’esperienza fatta: «Siamo piccoli, con poco personale e poche risorse. Ma facciamo una attività importante. Le cardiochirurgie insistono per mandare da noi i pazienti, ma abbiamo pochi posti. Il che limita anche gli interventi possibili. Spero nominino il prima possibile il mio sostituto e che questa attività che abbiamo creato negli anni, prima con il dottor Michele Provvidenza e poi con me, prosegua. A me ha dato grandi soddisfazioni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web