Gioco
Forte dei Marmi, Enrico Ghiselli: «Le regole non limitano ma tutelano il nostro turismo»
Replica alle polemiche che hanno accompagnato l’estate fortemarmina
FORTE DEI MARMI. La fine dell’estate porta qualche strascico polemico e alle accuse all’Amministrazione comunale di porre in essere eccessivi divieti, limitazioni e ordinanze proibitive che porterebbero alcuni turisti facoltosi ad affermare che proprio per questo non torneranno più a Forte, replica ora Enrico Ghiselli «nella mia modesta funzione – precisa – di residente e di architetto».
Sassolini nella scarpa che Ghiselli intende togliersi: «Chi ha espresso questi giudizi sembra voglia cancellare il passato di Forte, quando famiglie come gli Agnelli o i Moratti si sono radicate a Forte dei Marmi, come del resto tante altre famiglie facoltose e di artisti di fama internazionale, e non perché ambivano a fare ciò che volevano (bisbocce e caos) ma per la tranquillità e la riservatezza che il nostro tipo di turismo assicurava loro. Così si sono integrati nella nostra comunità senza volerla colonizzare. Chi emana queste sentenze si accredita spesso come frequentatore da lungo tempo del paese. Io, molto modestamente – prosegue Ghiselli – vivo, risiedo e ho lavorato qui fino a poco tempo fa, e qui ho le mie radici che non vorrei fossero espiantate per compiacere i nuovi ricchi».
C’è poi chi afferma dandogli una notazione negativa che gli allestimenti in spiaggia che si possono permettere località vicine, non sono ammessi al Forte... «Chi pensa così – prosegue Ghiselli – si è chiesto perché il Forte rimane la meta più apprezzata dal turista, malgrado le criticità determinate dal caos indotto da chi non rispetta le regole volute dal Comune e sostenute dalla stragrande maggioranza dei suoi residenti e villeggianti?»
Infine Ghiselli ha da ridire anche su alcune affermazioni inesatte che addosserebbero responsabilità al Comune «per il fatto che non c’è più il Piano Casa di berlusconiana memoria. È vero che per alcune persone “pecunia non olet”, ma questa volontà di asservimento degli amministratori pubblici ai “distributori di grandi capitali”, per cui tutti dovremmo supinamente inchinarci ai desiderata dei “paperoni”, senza porci minimamente l’interrogativo sul da dove provengono tali capitali non mi appartiene (Falcone docet). Comunque chi la pensa così non ha che da candidarsi alla guida del paese per vedere quanti apprezzeranno queste idee che sembrano voler considerare i fortemarmini “servi sciocchi al servizio dei paperoni arroganti”. Io però sicuramente sarò dalla parte opposta per affermare il diritto dei fortemarmini a non essere succubi di chi ha la voglia di cementificare il paese e di comandare a piacimento».
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