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Trasporti sanitari

Viareggio, dializzata portata a casa con l’ambulanza del 118. Il medico spiega come funziona il servizio

di Donatella Francesconi
Viareggio, dializzata portata a casa con l’ambulanza del 118. Il medico spiega come funziona il servizio

Il dottor Andrea Nicolini è il medico responsabile della Centrale operativa del 118: «Insieme al volontariato miglioreremo il servizio»

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VIAREGGIO. Tornare a casa dall’ospedale Versilia dopo essersi sottoposti al trattamento di dialisi settimanale può rivelarsi non semplice, come testimoniato dal Tirreno nei giorni scorsi raccogliendo la testimonianza di una donna di 91 anni, residente a Viareggio. Ad Andrea Nicolini, medico responsabile della Centrale operativa 118 abbiamo chiesto come funziona il trasporto sanitario non di emergenza e se vi siano criticità, in una Asl Toscana Nord Ovest che vede giornate in cui – per la sola zona Nord, Versilia compresa – si toccano in totale 600 trasporti al giorno.

«Non abbiamo avuto un aumento netto delle richieste. Ma a volte si riscontrano criticità legate alla disponibilità dei mezzi di trasporto. Certo è che si debba sempre lavorare per migliorare. Come Azienda sanitaria dal punto di vista organizzativo, e come associazioni di volontariato dal punto di vista della disponibilità».

Alle criticità che via via si manifestano, oggi si sommano le complicazioni legate alla pandemia da covid che in ambiente sanitario sono ancora presenti e forti: «Organizzare una dimissione oggi è più complesso», spiega Nicolini: «Vanno seguite regole più ferree e nell’ultimo periodo si è rialzata l’asticella della attenzione anti virus anche nei reparti. Se qualche anno fa si faceva una dimissione in mezz’ora, adesso anche solo per accedere reparto vanno rispettate precauzioni e regole in un iter che porta via un’ora-un’ora e mezzo. Stiamo lavorando per ridurre al minimo questi tempi di attesa per rendere più agevole il tutto».

Il trasporto di urgenza (diverso da quello dell’emergenza), ricorda Nicolini, si divide in «due grandi categorie. Ci sono le richieste di trasporti sanitari fatte dai presidi ospedalieri per i ricoverati per terapia, o diagnosi, trasporti tra più ospedali o dimissioni. E poi ci sono tutte le altre richieste che passano dal medico di base per chi è barellato o in carrozzina. I trasporti che partono dall’ospedale passano dalla Centrale operativa, che ha una sezione che si occupa dei trasporti di urgenza. Chi ha necessità di raggiungere l’ospedale da casa non in o si rivolge alla Centrale operativa 118 o direttamente alla associazione di volontariato, mediante l’impegnativa del medico. Il servizio svolto viene rimborsato alla associazione di volontariato. E proprio di recente la Regione ha fatto un nuovo accordo con le associazioni di volontariato della Toscana rivedendo una serie di tariffe». Tariffe che erano ferme a molti anni fa.

Tutte le richieste di trasporto sanitario che arrivano alla Centrale operativa, spiega ancora Nicolini, «vengono assegnate alle associazioni di volontariato in modalità informatizzata. Sulla base del luogo di partenza del paziente, attraverso cerchi concentrici, il sistema propone al volontariato più vicino questo servizio e lo propone per più volte. Fino a un certo limite geografico. Se non trova disponibilità, il sistema ricomincia e questo lo fa per tre volte. Se non si trova nessuno, allora la richiesta ritorna in capo all’operatore di Centrale che si mette a telefonare. Lo stesso accade quando si dimette un paziente dal Pronto soccorso, ma in questo caso il sistema fa un solo giro di ricerca».

Per quanto riguarda il caso specifico delle persone dializzate «l’organizzazione dei trasporti è demandata direttamente al reparto di dialisi. Fatta eccezione per quelle situazioni per cui non riescono a organizzare il trasporto. In quel caso la richiesta alla Centrale dei trasporti. Che, se non riesce a trovare una associazione, chiede aiuto alla parte che si occupa dei trasporti dell’emergenza e può essere utilizzato anche un mezzo dell’emergenza». Come è capitato nel caso della anziana dializzata il cui marito si è rivolto al Tirreno nei giorni scorsi e con la quale la Asl si è anche scusata pubblicamente per il disagio patito.

«A volte», aggiunge il dirigente della Centrale 118, «è complicato organizzare il trasporto, magari perché il paziente in carrozzina abita a un quarto piano senza ascensore. A quel punto serve una organizzazione particolare».

Così da non dover ricorrere, poi, a una ambulanza per ricondurre a casa i pazienti, già provati dalle terapie cui devono sottoporsi.

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