Italia
Strage di Viareggio, i familiari a Mattarella: «Presidente, cammini con noi»
Presidio davanti al Parlamento un mese prima dell’udienza in Cassazione
VIAREGGIO. Saranno a Roma, il 24 ottobre prossimo, di fronte al Parlamento i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, 32 vittime che credevano di essere al sicuro nelle loro case, lungo i binari della stazione di Viareggio. Dove un treno carico di Gpl è deragliato scatenando un inferno che non ha pace, visto che i familiari delle vittime saranno di nuovo in un’aula di Giustizia, il 28 novembre, per la seconda volta di nuovo di fronte ai giudici della Corte di Cassazione. Nel dare notizia della iniziativa nella Capitale, l’associazione Il Mondo che vorrei, nata per riunire i familiari di chi da quella maledetta notte non c’è più, lanciano un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Prescrivere anche l’ultimo reato, quello di disastro ferroviario, significherebbe non prendere coscienza dell’insicurezza in cui versano le nostre ferrovie, della mancanza di responsabilità, e accettare ancora innumerevoli stragi impunite. Ed è per questo che oggi ci rivolgiamo a Lei, affinché possa monitorare da vicino l’evolversi del nostro estenuante processo. Sul quale ora è calata l’ombra di questa nuova minaccia, di fronte alla quale siamo costretti nuovamente a scendere in piazza il 24 ottobre a Roma, di fronte al Parlamento, per far sentire in tutta Italia la nostra voce».
La difesa di Mauro Moretti, nel presentare ricorso contro la sentenza di Appello-bis (Corte d’Appello di Firenze) sostiene infatti che il reato di disastro ferroviario si sarebbe addirittura prescritto quando il secondo processo d’Appello, tenuto su rinvio della stessa Cassazione, stava iniziando.
Al presidente della Repubblica, i familiari delle vittime, così si rivolgono: «Oggi Le chiediamo ancora una volta di “camminare” insieme a noi lungo questo difficile percorso verso la verità e la giustizia. Vorremmo sentire la Sua vicinanza e quella dello Stato, affinché venga fatto il possibile per evitare che anche questo ultimo reato cada in prescrizione. Appurare la verità, definire le responsabilità, dovrebbe essere l’interesse principale di uno Stato che si possa definire “civile”, da perseguire in nome delle vittime e delle loro famiglie. Perciò non vogliamo promesse di circostanza e impegni che non potranno mai tramutarsi in concrete riforme: chiediamo solo quella Giustizia, che aspettiamo da oltre 14 anni».
A distanza di 14 anni dal disastro ferroviario, ricordano i familiari, «oggi siamo ancora qui, ad attendere la data del 28 novembre, quando, per la seconda volta, si pronuncerà la Corte di Cassazione. Da quel maledetto giorno, invece di ricostruire le nostre vite devastate, siamo stati costretti a presenziare alle oltre 200 udienze dei 4 gradi di giudizio, sopportando ogni affronto, fino a dover sentire imputati rinunciare inizialmente alla prescrizione in nome di una presunta innocenza sbandierata, per poi tornare sui loro passi e aggrapparsi alla prescrizione stessa per evitare la prigione».
Nel mentre, lungo questo infinito cammino sulle strade contorte della Giustizia, «a oggi sono caduti in prescrizione già 3 capi d’imputazione: incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime gravi e gravissime», ricordano i familiari delle 32 vittime. E adesso si torna di nuovo in Cassazione, con i ricorsi degli indagati che pongono addirittura una richiesta di giudizio della Corte Costituzionali sull’articolo del codice penale che raddoppia le pene in caso di disastro ferroviario.
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