Sicurezza
Strage di Viareggio, il difensore di Elia (Rfi) chiede la sospensione del processo
Udienza in Cassazione, terza sezione penale, fissata al 28 novembre. L’avvocato di uno dei vertici di Rete ferroviaria italiana pone la questione «di legittimità costituzionale dell’articolo 449 del codice penale, secondo comma»
VIAREGGIO. Torna al secondo giudizio di Cassazione il disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, 32 vittime a seguito del deragliamento di un treno merci che trasportava Gpl. La Corte, terza sezione penale, ha ufficializzato la data già nota, quella del 28 novembre alle 10 del mattino. Sono trascorsi 14 anni e i familiari delle vittime della strage di Viareggio non possono ancora mettere la parola fine sull’iter giudiziario di questa vicenda. Che vede gli allora vertici di Ferrovie (Mauro Moretti ) e Rete ferroviaria italiana (Michele Mario Elia) in tutti e quattro i giudizi che si sono susseguiti, Cassazione compresa. In aula a Roma – i familiari delle vittime lo sottolineano da mesi, criticando i ritardi del Tribunale di Firenze nell’inviare a Roma gli atti del processo (appello-bis) – Mauro Moretti, condannato a 5 anni, arriverà fresco di compleanno, il 70esimo, che gli evita anche un solo giorno di carcere.
Dai primi ricorsi degli imputati di spicco si capisce chiaramente che per gli imputati (amministratori delegati e dipendenti a vario titolo delle imprese italiane e tedesche coinvolte nella tragedia) la vicenda giudiziaria non è per niente terminata. Anzi, si arriva a proporne lo stop per rimettere le condanne al parere della Corte Costituzionale. Così il ricorso presentato dall’avvocato Luigi Stortoni (Foro di Bologna) a favore di Michele Mario Elia, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Rfi, condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni di carcere.
Il difensore pone la questione «di legittimità costituzionale dell’articolo 449 del codice penale, secondo comma»: che raddoppia la pena per i delitti colposi di danno «se si tratta di disastro ferroviario o di naufragio o di sommersione di una nave adibita a trasporto di persone o di caduta di un aeromobile adibito a trasporto di persone». È bene ricordare che, tranne per Moretti, l’unico reato rimasto in piedi è proprio quello di disastro ferroviario. La decisione della Cassazione di escludere l’aggravante di incidente sul lavoro nel disastro ferroviario di Viareggio ha infatti determinato la prescrizione anche del reato di omicidio colposo.
Le tesi dell’avvocato Stortoni è la seguente: «È di tutta evidenza che laddove si ritenga che la previsione di cui all’articolo 449 sia applicabile indifferentemente ai disastri ferroviari concernenti treni merci e treni passeggeri si profila una parificazione di sanzioni rispetto a fatti di diversissima gravità. Parificazioni del tutto ingiustificata e, quindi, “irragionevole”: è, quindi, in questa prospettiva che viene formulata la presente questione». Così facendo scomparire anche sulla carta, oltre che nella vita che non hanno avuto, le 32 vittime che credevano di essere al sicuro nelle proprie abitazioni fino a un attimo prima che il gpl diventasse fuoco, distruzione, morte.
Per il proprio assistito, l’avvocato Stortoni chiede ai giudici della Corte di Cassazione di «annullare senza e/o con rinvio la impugnata sentenza». In subordine, la richiesta è di «sollevare le proposte eccezioni di illegittimità costituzionale con conseguente invio degli atti alla Corte Costituzionale e sospensione del presente processo».
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