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Viareggio, da aiuto bagnino a coiffeur delle dive: Mario Stagi, la sua vita come un film

di Adolfo Lippi
Viareggio, da aiuto bagnino a coiffeur delle dive: Mario Stagi, la sua vita come un film

Ha viaggiato molto grazie alla sua professione, per poi tornare a Viareggio, la sua città

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VIAREGGIO. Ha messo le mani nei capelli delle donne più seduttive e celebri, da Claudia Schiffer a Monica Bellucci, da Carla Bruni a Cindy Crowford, da Linda Evangelista a Naomi Campbell. Non un parrucchiere e basta. È un artista della acconciature femminili, che ha lavorato per stilisti quali Versace e Ferrè, Krizia e Dolce e Gabbana, Valentino e Rocco Barocco. Mario Stagi, viareggino di razza, racconta la sua lunga carriera.

Come è iniziato il suo percorso nel lavoro?

«Facevo il bagnino e giocavo al calcio. Da ragazzo vidi i carri armati americani davanti a casa e i ragazzi più grandi che andavano in spiaggia a sminare. Feci il raccattapalle al tennis in pineta e il lift d'ascensore in perfetta divisa al Grand Hotel Riviera del Lido. Poi a undici anni aiutavo mio padre, che aveva una piccola pensione, si chiamava Lilli. Giocavo negli juniores del Viareggio e venni convocato nella nazionale Juniores. Intanto pescavo le arselle assieme a mio cugino, Lorenzo Viani, il leggendario “Lorenzo” e sognavo di fare il direttore di macchina sulle navi. Mi imbarcai in Costa Azzurra, ma nel frattempo nella traversata tra la Corsica e la Francia il nostro yacht col mare forza nove rischiò di affondare e allora mi rimisi a terra. Poi un giorno...».

Quando decise di fare il parrucchiere?

«Un giorno di pioggia, col mio bar preferito chiuso, mi riparai nel negozio di mio padre, che avevo sempre detestato. E lì mi travolse la passione e intrapresi la scuola di parrucchiere. A Livorno feci il primo concorso di acconciatura che vinsi alla grande e a vent’anni, in pantaloni di pelle e stivaloni texani, mi presentai a Milano da Carlone, parrucchiere di San Babila. Qui si presentò una signora inglese dai capelli lunghissimi che doveva brillare alla “prima” della Scala. La servii, lei mi applaudì dandomi una lauta mancia e così Carlone mi assunse».

E poi tornò a Viareggio.

«Aprii un salone in via Gigliotti. Erano gli anni d'oro della Versilia, gli anni degli Agnelli, dei Moratti, di Bernardini e delle star. C'era da pettinare bellezze come Mina. Andavano per il taglio di capelli le famose “cofane”, lo stile che imperversava. Ma vi fu una svolta: cinque clienti inglesi all'Hotel Excelsior vollero tagli diversi, tagli che eliminavano le cotonature e le varie lacche. Con questa nuova moda svuotai il salone, mia madre era disperata, ma poi tantissime clienti si convinsero e divenni ricercato, da Roma a Firenze”.

Seppe seguire i mutamenti della società?

«Negli anni '70 molte cose cambiarono, col crescere dei movimenti come i figli dei fiori, la diffusione delle droghe leggere, la guerra in Vietnam. Nacque la moda dei capelli a caschetto pieni di frange, pantaloni per gli uomini a zampa di elefante, permanenti a tutto riccio con drappeggi e fasce indiane. Nacque la scuola anglosassone e io la inserii nelle mie geometrie. Frequentai a Milano la scuola del famosissimo Vidal Sassoon e mi interessai alla fotografia di moda. Divenni un cliente abituale della “Galleria del libro” di Viareggio, sul lungomare. Divorai riviste di moda francesi, inglesi e americane, associandomi ad altri colleghi e a prestigiose ditte sponsorizzatrici organizzammo eventi al Palazzo dei Congressi di Bologna. Da lì, nell'autunno del 1979, fui inviato a partecipare al più grande degli spettacoli mondiali, il “The World Hair Congress” all'Albert Hall di Londra, sogno assoluto dei parrucchieri più ambiziosi».

E poi scoprì l'America.

«Andai alla scoperta dell'Hair Style americano partendo da New York, approdando a Los Angeles, dove venni a contatto con Gianfranco Ferrè. Pensai perfino di aprire un salone a Miami, ma non se ne fece nulla».

Nel 1980 riaprì a Viareggio.

«Inaugurai un salone megagalattico. La rivista “Vogue” si interessò a me e fui incaricato di un servizio etnico. Lavorai così a Milano, con trasferte in Marocco, Tunisia, Bahia, Rio De Janeiro, Recife. Giravo il mondo facendo il parrucchiere per i servizi fotografici e le copertine della rivista. Ma non abbandonavo Viareggio, dove ormai lavoravano ventidue persone con me. La mia formula magica? Rendere felice una donna grazie alla sua acconciatura».

Molte hanno apprezzato la sua creatività.

«Ho servito le donne più belle del mondo, da Monica Bellucci a Elle Macpherson. Però alla fine degli anni '90 la cultura che serviva a emancipare le donne prese a retrocedere. Allora abbandonai il circo della moda e mi dedicai all'insegnamento. E anche alle sfilate-teatro. Lavorai per Dolce e Gabbana in una storia siciliana con tanti di fichi d'India, pescatori e reti. Poi esordimmo a Chicago nel Rosamund Theater con il “Brutto anatroccolo”, che per il grande successo fu poi replicato all'Albert Hall di Londra».

Giovanile, classe 1941, Mario scorrazza oggi in Versilia alla guida di una moto cinematografica. Ha lavorato per le televisioni e per i più famosi stilisti. Frequenta per lavoro il jet set, ma non disdegna capigliature comuni. E nel suo salone sulla Passeggiata a due passi dal mitico “Galliano” respira quell'aria di mare che da ragazzo e aiuto bagnino, poi motorista di yacht, lo avrebbe catturato.

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