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L'allarme

I granchi blu minacciano la pesca tipica versiliese: «Tra poco sarà un’emergenza»

di Matteo Tuccini
I granchi blu minacciano la pesca tipica versiliese: «Tra poco sarà un’emergenza»

Voracissimi, mettono a rischio arselle, vongole e coltellacci. E secondo gli addetti ai lavori la soluzione non è metterli nei menù: «Troppo invasivi per le altre specie»

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VIAREGGIO. I pescatori raccontano che è talmente vorace e talmente onnivoro che non disdegna il cannibalismo: «Si mangiano anche fra di loro», conferma Maurizio Acampora, presidente della piccola cooperativa Mare nostrum.

Ma il granchio blu è una minaccia, oltre che per se stesso, per l’intero pescato tipico versiliese. E di conseguenza mette a rischio tutta la filiera che di questi prodotti del mare si alimenta da sempre. Oltre che l’ecosistema, compreso quello del lago di Massaciuccoli dove – è notizia di ieri – questo animale ha fatto la sua comparsa.

«I granchi blu predano arselle, vongole, coltellacci e pesci che siano alla loro portata – spiega Acampora – Si può dire che mangiano tutto quello che trovano. Per ora ce ne sono pochi nelle acque della Versilia: io stesso li ho trovati soprattutto all’altezza del litorale pisano. Ma entro un anno sarà emergenza anche da noi, come in altre zone d’Italia. Perché il granchio blu è una specie molto invasiva, e risale da sud sfruttando la temperatura sempre più calda dell’acqua, che per loro è ideale».

Consapevole dell’allarme, la categoria sta monitorando il fenomeno. «Ad oggi – dice Alessandra Malfatti, presidente della Cittadella della pesca di Viareggio – si pescano 2-3 granchi blu al giorno nelle nostre acque, ma “sotto-costa” come si dice in gergo (cioè entro le due miglia di distanza, ndr). Qualcuno è stato preso anche a oltre tre miglia dalla costa, con la pesca a strascico: però questo tipo di granchio preferisce stare alle foci dei fiumi e, appunto, più vicino al litorale».

Come tutte le specie “aliene” (cioè non originarie dell’ecosistema locale, ndr), i granchi blu sono una minaccia per gli altri animali. Ma nel loro caso i rischi che comporta una presenza simile sono ancora più alti. «Sono capaci di sviluppare una popolazione numerosa in poco tempo – continua Alessandra Malfatti – E soprattutto fanno terra bruciata: mangiano qualsiasi cosa, la loro presenza può eliminare intere popolazioni di pesci e molluschi. Abbiamo visto video inviatici dall’Adriatico o dalla Maremma in cui i granchi blu aprono le cozze, di cui sono ghiottissimi, e se le pappano. Possono cancellare interi allevamenti». Per questo motivo i pescatori raccolgono pienamente l’invito del Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli a battute che servano a contenere il fenomeno: «È un’indicazione di buon senso, data da chi ha sotto controllo la tutela dell’ambiente locale – dice Malfatti – Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, da questo punto di vista. Con il gambero killer della Louisiana, altra specie “aliena” di cui negli anni passati si è parlato tantissimo, ci si è comportati proprio così: ora il fenomeno è praticamente scomparso». Malfatti, però, esclude che la soluzione possa essere introdurre il granchio blu nei menù per mangiarlo e contenere così la popolazione: «Faccio fatica a credere che si possa risolvere il problema commerciandolo a scopo alimentare – dice la presidente della Cittadella pesca – È un animale troppo invasivo e si rischia di eliminare qualsiasi altra specie che possa fargli da preda».

L’arrivo del granchio blu anche in Versilia, secondo gli addetti ai lavori, deve far riflettere per molti motivi. Oltre ai rischi che comporta per gli amati nicchi (arselle in vernacolo) e coltellacci, protagonisti delle tavole e della cultura popolare viareggina e versiliese.

«Quando si presenta da noi una specie simile – conclude Malfatti – certamente significa che la temperatura del Mediterraneo è più alta e quindi il riscaldamento climatico sta avendo effetti sull’ecosistema. Ma c’è anche l’azione dell’uomo, con opere infrastrutturali come il canale di Suez, che contribuisce a far arrivare direttamente questo animale nelle nostre acque. Il granchio blu ha sicuramente sfruttato collegamenti più veloci dai mari più caldi con i container, attraverso appunto il canale di Suez. Questo è un elemento da tener presente».

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