Gioco
Pietrasanta, l’addio in chiesa ad Alessio Pellegrini: «Rimarrai sempre insieme a noi»
La cittadina versiliese si stringe attorno ai familiari del 46enne morto sul lavoro
PIETRASANTA. «Sei stato un figlio, uno zio e un fratello meraviglioso». Sono le parole di Serena, sorella di Alessio Pellegrini morto sul lavoro dieci giorni fa, a soli 46 anni, precipitando dal tetto di un capannone della Savema, a squarciare di dolore e silenzi il Duomo. E quelle stesse parole sono l’innesco di un applauso liberatorio dalle lacrime e dallo stordimento che pervadono familiari e amici che affollano ogni angolo della chiesa.
Tante, tantissime persone, ieri pomeriggio, per l’ ultimo saluto ad Alessio, «disponibile, gentile, generoso e pratico. Non sappiamo cosa ne sarà di noi, ma di certo tu sarai sempre con noi» sussurrano dall’altare i ragazzi di Sant’Anna di Stazzema, quel gruppetto di amici che Alessio, una volta riposti gli arnesi della sua ditta edile, frequentava nel nome di un paese che amava profondamente.
La lettura del Vangelo di Giovanni fa da preludio all’orazione funebre di monsignor Stefano D’Atri. «Saremo vicini a questa famiglia, ai genitori e alla sorella. Questa comunità ci sarà. Supportata dalla fede che – le parole del religioso – è germoglio per l’eternità».
In Duomo c’è il sindaco Alberto Giovannetti, c’è il parroco di Capezzano Pianore ma soprattutto ci sono gli amici che si stringono intorno a mamma Giuseppina, a babbo Pietro, alla sorella Serena. Sul feretro una maglia firmata dai ragazzi di Sant’Anna e un’altra a nome degli ex compagni di classe.
«Dovevamo ritrovarci noi ex studenti per una cena tutti insieme. Ci tenevi. La faremo quella cena, Alessio – dicono – e tu in qualche modo sarai con noi». Quando il feretro esce dalla chiesa tutto intorno è ancora silenzio. Abbracci, parole sussurrate. Babbo Pietro si guarda intorno, accenna un «grazie a tutti». E allora torna a deflagrare l’applauso nel nome di un giovane gentile, meticoloso sul lavoro, pratico e disponibile. Poi, mentre il feretro si allontana dalla piazza, non resta che un insopportabile senso di vuoto.
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