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«Wembley e la notte più azzurra»: Claudio Donatelli si racconta in Passeggiata a Viareggio

di Claudio Vecoli
«Wembley e la notte più azzurra»: Claudio Donatelli si racconta in Passeggiata a Viareggio

Il preparatore atletico della Nazionale a “Lungomare di libri”: «Quell’estate invincibile fra gli scherzi di Insigne e le lacrime di Chiellini»

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Ha vissuto il trionfo dell’Italia agli Europei di calcio del 2021 “da dentro”, come preparatore atletico della Nazionale. Un ruolo (e un osservatorio privilegiato) che ha permesso a Claudio Donatelli di stare a stretto contatto con il gruppo azzurro per quasi due mesi, condividendo emozioni, preoccupazioni, ansie e – soprattutto – grandi gioie insieme a quelli che sono poi stati ribattezzati come “gli eroi di Wembley”. Storie di sport e di vita che – con l’ausilio di Annalisa Nicastro, giornalista nonché moglie di Donatelli – ha racchiuso in un bel libro dal titolo L’invincibile estate pubblicato da Rubbettino. E che questa sera sarà presentato a “Lungomare di libri”, la rassegna di incontri che si tiene sul palco della libreria Lungomare, in Passeggiata di fronte al Grand Hotel Royal. Uno straordinario tuffo nel recentissimo passato di una delle più coinvolgenti avventure azzurre della storia della nazionale da rivivere grazie alla viva voce di Donatelli, che dialogherà sul palco insieme a Stefano Pasquinucci.

Partiamo dalla magica notte di Wembley, da cui comincia anche “L’invincibile estate”. Ci racconta il dietro le quinte di quella storica giornata? Cosa successe quell’11 luglio prima di affrontare l’Inghilterra nella storica finale degli Europei del 2021?

«Nell’aria c’era un’elettricità incredibile. Credo che emozioni come quelle si possano provare solo per l’attesa della nascita di un figlio. Da una parte non vedi l’ora di scendere in campo, dall’altra vorresti che l’attesa di prolungasse il più a lungo possibile per godertela fino in fondo. Ricordo che gli inglesi ci davano già per spacciati. Erano sicuri di vincere e il primo ministro Boris Johnson aveva annunciato due giorni di festa nazionale. Questo aveva creato una pressione nei confronti dei nostri avversari che sicuramente ci ha avvantaggiati. Naturalmente anche noi eravamo molto emozionati. Ricordo che il più teso di tutti era Salvatore Sirigu, il nostro portiere di riserva, che fra l’altro era sicuro che non sarebbe sceso in campo, ma che sentiva la partita venti volte più di tutti gli altri. Ma i più giovani, che non avevano mai affrontato una sfida così importante, erano privi di blocchi mentali. Uno di questi era certamente Federico Chiesa. Ma il più scanzonato di tutti era Insigne. Era una macchina da scherzi eccezionale. Si nascondeva dietro le porte dei corridoi dell’hotel o addirittura nella cesta dei palloni per poi apparire all’improvviso e spaventare i compagni. È stato proprio Insigne, insieme a Donnarumma, a introdurre nello spogliatoio quella che poi era diventata la nostra colonna sonora. Una canzonetta napoletana sulla dieta a base di polpette e cotolette che cantavamo di continuo e che era diventato il nostro tormentone portafortuna. Ecco, pur avendo preso quell’impegno con grandissima serietà, noi abbiamo battuto la tensione di quelle ore con l’autoironia. Gli inglesi, al contrario, hanno vissuto quella giornata con il peso di dover vincere per forza. E alla fine è andata come è andata…»

Un modo “leggero” per vivere quei momenti che lo stesso Mancini non disdegnava…

«Esatto. Anche lui voleva che la squadra affrontasse le sfide dell’Europeo senza eccessive pressioni. Nei discorsi che faceva alla squadra e anche alla vigilia della finalissima, lui per primo diceva: “Dovete divertirvi: se vi divertite, allora vinciamo”. Era diventato un mantra. Ed ha funzionato».

Ci racconta cosa è successo nel viaggio in pullman dall’albergo a Wembley?

«Lì è accaduta una cosa straordinaria e bellissima. Nella chat di whatsapp della squadra - che era gestita da Chiellini, Bonucci e Sirigu - proprio durante il viaggio verso Wembley è stato inserito un videomessaggio in cui tutte le persone più care dei giocatori mandavano un incoraggiamento. C’erano i genitori, i figli, le mogli, le fidanzate che si rivolgevano a ciascuno di loro per caricarli e per far sentire la loro vicinanza. Quando sono scesi dal bus per entrare negli spogliatoi, tutti avevano gli occhi lucidi. A partire proprio da capitan Chiellini. Io credo che un pizzico di quella vittoria contro l’Inghilterra sia stato merito anche di quel videomessaggio. Anzi ne sono sicuro».

Fin qui il prima. E il dopo?

«Be’, non aspettatevi cose esagerate. Tutt’altro. Proprio pochi giorni fa, sulla nostra chat, in occasione del secondo anniversario di quell’11 luglio, qualcuno ha postato il video fatto al rientro negli spogliatoi. E mi ha fatto piacere rivedere come l’esultanza di tutti i giocatori fosse all’insegna della compostezza e del rispetto per gli avversari. Nessun eccesso, nessuna ostentazione. Giusto qualche bottiglia di spumante per brindare».

Ci racconta un aneddoto inedito o, quantomeno, rimasto sottotraccia?

«Un episodio che in pochi sanno riguarda il giorno dopo la finale, quando siamo tornati in Italia. Tutti i giocatori volevano fare il giro di Roma con un pullman scoperto per mostrare ai tifosi il trofeo vinto a Wembley, ma eravamo ancora in periodo covid e dunque volevano proibirci quella passerella. Ebbene, dopo essere usciti dall’appuntamento del mattino con il presidente Mattarella, Bonucci disse che non saremmo andati al ricevimento organizzato per il pomeriggio dal premier Draghi se non fosse stato autorizzato il bus scoperto per le strade di Roma. Ci fu un lungo tira e molla, ma alla fine Bonucci ebbe la meglio e la passerella si fece con grande gioia dei tifosi italiani e di tutti i giocatori».

Nel libro c’è un capitolo dedicato anche a Gianluca Vialli. Negli occhi e nel cuore di tutti gli italiani è rimasta impressa l’immagine dell’abbraccio fra lui e Mancini subito dopo la vittoria dell’Europeo.

«Gianluca e Roberto, come tutti sanno, sono stati amici da sempre. Un’amicizia vera, autentica, totale. Ma mai ostentata. In tutti gli anni che ho avuto modo di lavorare fianco a fianco con loro, non li ho mai visti salutarsi con abbracci o baci. Quando si vedevano, o quando si lasciavano dopo una partita della nazionale, si stringevano la mano e poco più. Invece quella notte si sono abbracciati ed hanno pianto come non li ho mai visti fare né prima né dopo di allora. Un gesto autentico. E le dico un segreto…»
Dica.
«Se quell’abbraccio è stato immortalato dalle telecamere della Rai e quelle immagini hanno in qualche modo fatto il giro del mondo è anche per merito mio. Fui io, infatti, a dire al cameraman della tv da dove entrare e come riuscire ad avvicinarsi il più possibile alle panchine, perché il servizio d’ordine di Wembley aveva tassativamente vietato alle televisioni di superare certi confini. Naturalmente non potevo immaginare quell’abbraccio fra Roberto e Gianluca, ma se la Rai ha potuto riprenderlo è grazie a questi miei consigli».
Parliamo di Mancini. E parliamo del dopo Europei, che con l’esclusione dell’Italia dai Mondiali in Qatar non ci ha regalato le stesse soddisfazioni di Wembley. Come ha vissuto il ct azzurro questa eliminazione?
«Ne abbiamo parlato spesso, sia con la squadra che fra di noi. Una delle ultime volte che abbiamo affrontato l’argomento, qualche mese fa, lui mi ha chiesto: “Claudio, secondo te sarebbe stato meglio non vincere l’Europeo ma qualificarsi per i Mondiali oppure è andata meglio così?” Io non ho avuto dubbi nel rispondere e gli ho detto: “la vittoria degli Europei è stata un’emozione fortissima per tutti gli italiani, a partire da quei ragazzi di oggi che ancora non erano nati quando l’Italia trionfò ai mondiali del 2006. Questa impresa resterà per sempre stampata nei loro cuori. Se tu non avessi vinto gli Europei e ti fossi qualificato per i Mondiali arrivando anche in semifinale, non avrebbero mai vissuto questa emozione”. Credo che lui abbia capito...» 
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