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Viareggio, imprenditore della nautica deve restituire alla Regione 95mila euro di contributo pubblico
Amministratore condannato della Corte dei Conti
VIAREGGIO. Condanna in solido per la società Gruppo Nautico Italiano Srl in fallimento (in persona del curatore fallimentare pro tempore) e per Marcello Porciani, che ne è stato amministratore unico al pagamento in favore della Regione Toscana della somma di 95.865,92 euro (già comprensiva della rivalutazione). Lo ha stabilito la sentenza della Corte dei Conti della Toscana, pur avendo i legali di Porciani (Massimo Landi del Foro di Lucca e Giacomo Cresci, Foro di Firenze) chiesto il rinvio del giudizio in attesa degli esiti del processo ancora aperto a Lucca, come conferma l’avvocato Landi al Tirreno.
La vicenda che ha portato alla sentenza di condanna emessa dalla Corte dei Conti è relativa al progetto denominato “Refit Viareggio”, «presentato ai fini dell’erogazione di un’agevolazione della Regione Toscana per il sostegno dei processi di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese». La finalità dichiarata del progetto– ricordano i giudici – «consisteva nella ricerca di nuovi contatti commerciali relativi alla domanda di interventi nel settore di yacht refit (assistenza, manutenzione e riparazione di imbarcazioni naviganti di lunghezza superiore a 24 metri) presenti nel bacino dell’Alto Mediterraneo». La previsione presentata alla Regione era «l’acquisizione di almeno tre commesse, quantificato in un valore economico complessivo non inferiore a 1,5 milioni di euro»:.
A fine 2012 il Gruppo Nautico Italiano fu ammesso al finanziamento a fondo perduto per l’importo di 151.788 euro, «pari al 50% dell’investimento complessivo previsto dal progetto, da erogare previa rendicontazione delle spese effettivamente sostenute».
Negli anni che seguirono l’azienda fu oggetto di verifica da parte della guardia di finanza in merito al contributo ricevuto. E oggi la sentenza della Corte dei Conti imputa alla società e a Porciani «il ricorso a diversi artifizi per ottenere un contributo a fondo perduto per spese non ammesse al finanziamento specifico, né pertinenti all’oggetto del medesimo», Comportamento che «dimostra il carattere doloso della condotta, intesa come volontaria inosservanza degli obblighi di servizio nei confronti dell’ente erogatore dei benefici di derivazione comunitaria».
I giudici sottolineano: «l’esame dell’ampia documentazione agli atti consente di concludere che l’attività posta in essere da Gruppo Nautico Italiano e dal suo amministratore unico, Porciani, era del tutto diversa da quella prevista dal bando e dal progetto ammesso. Tuttavia, la società è riuscita a rendicontare e, poi, ad ottenere il contributo per operazioni in parte inesistenti e in parte non ammissibili».
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