Gioco
Veronesi licenziato dopo il caso della Bohème con la benda: «Hanno difeso il pensiero della Sinistra»
Il direttore d’orchestra si scaglia contro la Fondazione festival Puccini: «Con questa produzione è stata stravolta un’opera per fare propaganda del pensiero unico»
TORRE DEL LAGO. Licenziato. Il maestro Alberto Veronesi non dirigerà più (almeno in questa stagione) al festival Puccini . Non sarà sul podio per le rimanenti tre repliche de La Bohème che alla prima Veronesi ha diretto bendato per protesta contro la produzione «che tradisce lo spirito» del compositore. Ufficialmente - secondo quanto riferisce lo stesso Veronesi - il Festival Puccini contesta al maestro il «presunto ritardo a una prova». Ma la vera ragione - secondo quanto aggiunge il direttore d’orchestra - sarebbe la punizione per aver diretto mascherato ed essersi opposto al presunto «pensiero unico culturale» di sinistra.
Le parole di Veronesi sono pietre contro la Fondazione festival Puccini: «Con questa produzione di Bohéme è stata stravolta un’opera che è storia. Questo è un momento involutivo per l’intera cultura italiana. Altro che celebrare Puccini con certe operazioni: questa è propaganda per la Sinistra». La Bohème che apre il festival Puccini 2023 è firmata dal regista francese Christopher Gayral. Ambienta l’opera nella Parigi rivoluzionaria del 1968: perciò le scene sono affollate di cartelli e poster con il pugno chiuso. Quella del I e del IV atto, che si chiude con un corteo rivoluzionario che inneggia alla lotta in difesa della Terra, contro i cambiamenti climatici, stile Greta Thunberg.
Contro questa versione de La Bohéme da una decina di giorni si scaglia il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi. Che definisce la produzione «inaccettabile» e invita Veronesi a non dirigerla. A sorpresa, invece, Alberto Veronesi, venerdì 14 luglio si presenta in buca e dirige. Ma bendato, gridando, per protesta, «Non voglio vedere queste scene». Oltre a fischi e insulti dal pubblico in diretta, sabato Veronesi riceve la lettera di licenziamento firmata da Luigi Ficacci, presidente del festival Puccini, ruolo che Veronesi ha ricoperto a lungo, dopo essere stato anche direttore artistico e musicale.
Con una manciata di righe, dunque, si interrompe un rapporto traTorre del Lago e Veronesi nato nel 1998, quando - sostiene il maestro - non c’erano neppure candidati per venire a ricoprire ruoli in questo festival. Una frase che non nasconde una critica di ingratitudine da parte del direttore d’orchestra, oggi presidente del Comitato per le celebrazioni pucciniane: il 29 novembre 2024, infatti, ricorre il centenario della morte del compositore lucchese, sepolto proprio nella casa museo di Torre del Lago. «Il presidente del Festival Pucciniano, che sabato mi ha mandato una lettera di licenziamento, giustificandolo con un presunto ritardo a una prova, getta così la maschera su quelle che, vista la situazione, parrebbero le sue reali intenzioni: celebrare la cultura del pensiero unico a Sinistra e non la grandezza di Puccini. Ho diretto bendato per protesta contro le masturbazioni ideologiche imposte a un’opera che è nella storia e che è storia da una regia che non ho potuto e voluto condividere».
Per Veronesi, dunque, siamo alla «politicizzazione dell’arte». E la conferma verrebbe dal fatto che «Ficacci ha boicottato il concerto di inaugurazione delle celebrazioni pucciniane dell’11 luglio a Lucca perché, a quanto parrebbe era prevista l’esecuzione dell’Inno a Roma, opera scritta da Puccini (di cui si è appropriato il fascismo e poi Msi, ndr), mentre ha organizzato una Bohème dove i protagonisti esibiscono il pugno chiuso per tutta l’opera, intestandosi così scene e testi mai scritti da Puccini».
La tesi di Veronesi, in sostanza è questa: si protesta contro chi difende Puccini «puro» (e contesta la Bohème comunista che nulla c’entra con la scrittura del compositore) e si boicotta il concerto dove si propone un inno scritto dal Maestro (definito, però, dallo stesso autore “una bella porcheria” e diventato, al di là delle sue intenzioni, una proprietà culturale del fascismo, ndr). Partendo, comunque, da questi presupposti, Veronesi chiede al ministero della Cultura“se sia corretto finanziare l’arte strumentalizzata nel nome della propaganda politica e, parimenti, se sia giusto obbligare comparse e coristi ad alzare il pugno chiuso quando un’opera non lo preveda”.
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