Gioco
Caos al Pucciniano, la Bohème "di sinistra" scontenta tutti: Veronesi dirige con la benda e il pubblico fischia (anche) il regista
La bagarre sulla Prima del festival di Torre del Lago si trasforma in scontro politico. Ecco altri casi in cui l'opera di Giacomo Puccini è stata stravolta
TORRE DEL LAGO. Dal camerino, venerdì 14 luglio, il maestro Alberto Veronesi esce con la bacchetta in mano per dirigere La Bohème, opera di apertura del festival Puccini di Torre del Lago, e una fascia nera in testa. Insolito, ma non sospetto. “Mi serve per tenermi i capelli” dice. Non se la vuole togliere, anche se non è molto elegante.Arriva sul podio, si gira verso il pubblico. Ci si aspetta l’inchino di circostanza, la mezza giravolta e poi l’attacco all’orchestra. Invece c’è il messaggio “politico”: “Non voglio vedere queste scene”, l’ambientazione dell’opera nella Parigi del 1968, rivoluzione, amore, povertà, ideali e comunismo. I giovani bohèmien del Novecento, gli ultimi utopisti contemporanei.
Così Veronesi, si gira, e si cala la benda nera sugli occhi. In un momento, si trasforma da direttore d’orchestra in cavaliere mascherato. Orchestra confusa, pubblico spiazzato. Gli spettatori stranieri non ci capiscono nulla -“Excuse, me: what’s going on?” - scusi che sta succedendo? -Quelli italiani lanciano insulti come fossero pomodori: “buffone”, “scemo”, “vergogna”. L’opera di Puccini diventa un ring. Dalla lirica all’agone politico in un attimo. Per quattro atti.Finale incluso, con gli spettatori di destra arrabbiati per i cartelli con il pugno chiuso in scena.
Così funziona venerdì sera a Torre del Lago, con La Bohème firmata (per la regia) da Christophe Gayral e per le scene da Christophe Ouvrad. Una contestazione annunciata, incomprensibile agli stranieri e, forse, poco anche al pubblico italiano. Chiaro è solo che si tratta di una stroncatura annunciata. Con Veronesi usato come clava. Destra contro sinistra, ma la questione - è più probabile siano i soldi. In fondo, il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, che ha iniziato la crociata contro La Bohéme comunista neppure lo nasconde. Il 6 luglio 2023, a Roma, alla conferenza stampa di presentazione del calendario delle Celebrazioni pucciniane (nel 2024 ricorre il centenario della morte di Puccini), Sgarbi nota che al Comitato nazionale sono stati dati 8 milioni e mezzo (9 e mezzo alla fine) per organizzare eventi. Mentre alle mostre, come quella su Canova che lui stesso organizzerà a Lucca, solo 150mila euro.
Partendo da questo dato di fatto, Sgarbi contesta che questi soldi vengono spesi per produzioni inaccettabili come La Bohéme di Torre del Lago (che però non è finanziata coi soldi delle celebrazioni pucciniane). E lì ci va giù duro con l’accetta. Parla di una regia che “stupra” l’opera piccinina; che l’unica cosa in comune fra questo allestimento e il capolavoro è l’ambientazione a Parigi. E conclude che Veronesi non la deve dirigere. Glielo ripete più volte, sottolineando che si deve rifiutare in qualità di presidente del Comitato per le celebrazioni pucciniane .
Sgarbi affida il messaggio, neppure tanto cifrato, di nuovo ieri venerdì pomeriggio a un comunicato che ribadisce come scene e regia tradiscano “lo spirito di Puccini”. Veronesi, invece, dirige ma con la benda sugli occhi “sono pur sempre il presidente del Comitato per le celebrazioni pucciniane, ma non voglio partecipare allo scempio visivo di un autore, Puccini appunto, che viene stuprato”. In realtà, Veronesi va anche oltre e sostiene che ormai nei teatri il direttore d’orchestra “viene considerato solo un battitore del tempo. Non intendo avallare alcun atteggiamento che umili la musica di fronte all’arroganza dei registi”.
L’arroganza dei registi, nel caso della Bohéme, si traduce soprattutto nelle scene del primo e del IV atto. Il primo atto è ambientato in un atelier di artisti squattrinati invece che in una mansarda gelata come nell’originale. Idem il IV atto. Il problema è che le pareti dell’atelier sono tappezzate di cartelli e poster con il pugno chiuso, simbolo della protesta francese comunista. In particolare nel IV atto, quando muore Mimì, la protagonista, spunta una folla rivoluzionaria che alza una selva di cartelli “comunisti”: pugno chiuso, ancora, “Non abbiamo un pianeta di riserva”. “Look up”, rimando al film satirico del 2021 (Don’t look up) sui governi che ignorano l’emergenza del riscaldamento globale.
In compenso, di fronte a questa svolta ambientalista, inattesa del finale, si scalda la platea. Così i fischi e gli insulti a scena aperta non sono solo per Veronesi ma anche per il regista. E con precisione tutta italica, per non confondere le offese, dal pubblico (di destra) si grida: “buffone francese”. Anteprima delle polemiche politiche che già di sabato 15 luglio si scatenano. Uno dei primi post anti-Bohéme arriva dall’avvocato viareggino Fabrizio Miracolo, presidente di una società partecipata dal Comune, uomo vicinissimo al sindaco: il suo movimento esprime anche il presidente del consiglio comunale. Definisce “deplorevole” trasformare “un concerto (in realtà è un’opera) in una pagliacciata… Altrettanto vergognoso è l’uso strumentale che è stato fatto della musica di Puccini a fini di bassa politica”.
L’osservazione è giusta. Con un paio di precisazioni. Nessuno si è scandalizzato da queste parti quando il Regio di Torino ha prodotto, per i 120 anni de La Bohème, un allestimento (molto interessante) con la compagnia catalana La Fura Del Baus ambientata nelle periferie parigine degli anni 2000 (con Mimì che muore di Aids, presumibilmente). E non certo perché i protagonisti dell’opera furono due talenti toscani, il tenore pisano Giorgio Berrugi e il baritono Massimo Cavalletti che martedì 11 è stato protagonista del concerto in piazza Napoleone a Lucca.
La seconda precisazione è questa: Veronesi è presidente del comitato per le celebrazioni pucciniane per nomina di Draghi, ma su indicazione (concordata) fra i sindaci di Lucca e Viareggio. Ecco, oggi come membri del Comitato delle celebrazioni, i due sindaci, Mario Pardini (Lucca) e Giorgio Del Ghingaro (Viareggio) forse dovrebbero dire qualche cosa. In particolare Viareggio visto che è anche socio unico della Fondazione Festival Puccini che ieri ha aperto con La Bohéme bendata.
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