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Prima del Pucciniano: Veronesi contesta il regista e il pubblico lo fischia, lui dirige con una benda – Video
Il presidente del comitato delle celebrazioni pucciniane, nonché direttore d’orchestra, critica apertamente la scelta del regista francese di ambientare l’opera durante i moti del 1968 e dirige l’Opera con la benda: «Non c’entra niente la scelta dell’impostazione comunista ma non voglio veder stuprata l’opera di Puccini»
VIAREGGIO. «Buffone», «Scemo», «Vai via!», «Vergogna». L’opera non è ancora iniziata e già scoppia il caso a Torre del Lago. Il maestro Alberto Veronesi entra al Gran Teatro Puccini a dirigere Bohème e grida rivolto al pubblico: «Non voglio vedere queste scene». Il suo intento è dirigere l’orchestra con una benda nera sugli occhi in aperta contestazione con la regia dell’opera. La platea s’infuria e lo contesta. Il teatro sulle sponde del lago Massaciuccoli è in soldout: molti i turisti stranieri arrivati solo per vedere l’Opera. Il grido di Veronesi è infatti un favore al sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi che il 6 luglio scorso, alla conferenza stampa per la presentazione del programma delle celebrazioni per il centenario della nascita del compositore Giacomo Puccini, contesta proprio la nuova produzione di Bohème con cui il Festival apre il calendario 2023.
In quell’occasione infatti il sottosegretario e critico d’arte Sgarbi attacca la decisione del regista Christophe Gayral di ambientare la Boheme all’epoca del 1968 in Francia. Proprio Sgarbi durante la conferenza stampa, senza giornalisti, sostiene che «quella regia del genere stupra il capolavoro pucciniano» e invita il direttore Veronesi a non dirigere l’opera. Veronesi, presidente del comitato delle celebrazioni pucciniane, sorride e gli promette di «inventarsi qualcosa». L’attacco del direttore d’orchestra dunque è sul solco di quella contestazione. ma la regia viene comunque esaltata da Robert Carsen, regista di fama internazionale presente alla rappresentazione, che definisce geniale l’idea dell’ambientazione perché «Puccini era un rivoluzionario e avanti con i tempi».
Le grida del pubblico non distolgono Veronesi dalla contestazione e decide quindi di mettersi la bena e di dirigere l'orchestra. Per tutta risposta alcune persone del pubblico decidono di alzarsi e di andarsene. «Ho preso questa decisione perché a mio avviso questa scenografia e questa regia non c’entrano niente con l’opera del Maestro – dichiara al Tirreno Veronesi durante l’intervallo – ho deciso di continuare a dirigerla perché è mio dovere istituzionale farlo come presidente del comitato per le celebrazioni pucciniane. Malgrado Gayral sia un grande regista, le sue scelte non sono in linea con il capolavoro di Puccini». Al rientro dall’intervallo il pubblico ha di nuovo contestato Veronesi con fischi e urla: «Buffone», «Cane», «Fuori».
Veronesi fa sapere poi tramite una nota: «È una scelta difficile ma necessaria per non essere obbligato a vedere le scene che riportano fatti, idee, provocazioni, che costituiscono una violenza sul mondo di Puccini e costituiscono l’ennesimo stupro di un’opera d’arte, da parte di un regista che fa mettere in bocca a Puccini idee non sue – scrive – Preciso che non si tratta di ragioni politiche. L’arte è libera e può esprimere qualsiasi ideologia: ma con gli autori giusti. Sono pronto a dirigere, come ho diretto tante volte in passato, Luigi Nono con una scenografia interamente comunista. Non sono i simboli comunisti all’interno della regia di Gayral a preoccuparmi. Ma non posso non ribadire che il ‘68 francese e il comunismo non c’entrano nulla con Puccini. Puccini può e deve essere interpretato, ma in un’ottica di rispetto del suo tempo, delle sue idee e della sua idea drammatica. La musica e i valori espressamente musicali oggi sono massacrati dalla arroganza di un regista che esprime le proprie idee in contrasto con quelle di Puccini. Una benda sugli occhi significa che sto dirigendo, sono pur sempre il presidente delle celebrazioni, ma non voglio partecipare allo scempio visivo di un autore, Puccini, che viene stuprato. Significa anche, la benda, il simbolo dell’imposizione ai direttori d’orchestra di non vedere, di non partecipare al fatto teatrale, una frattura imposta dai teatri per impedire di creare una collaborazione tra direttore e regista per creare uno spettacolo completo. La benda simboleggia che qua, come nella stragrande maggioranza dei teatri del mondo, il direttore è considerato ormai un battitore del tempo, incapace di esprimere una visione che si estenda al teatro a tutto tondo – e conclude – Non intendo avallare nessun atteggiamento che umili la musica di fronte alla arroganza dei registi, non intendo avallare la china verso la distruzione delle istituzioni musicali. Sono direttore del Festival Puccini da 25 anni e da 25 anni inauguro il Festival, ma per amore e rispetto di Giacomo Puccini stasera dirigerò bendato».
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