Sicurezza
Viareggio, scatta la protesta di nidi e materne: «Pagato poco chi lavora coi bimbi»
Il personale di ICare sul piede di guerra e pronto allo sciopero al rientro nei plessi. «Stipendio tra gli 800 e i 1.000 euro al mese, con più ore e meno diritti: ingiusto»
VIAREGGIO. Denunciano di ricevere stipendi molto più bassi rispetto ai colleghi che lavorano per altre scuole, pubbliche e private. «Dagli 800 a 1.000 euro al mese, a fronte di un monte ore che è aumentato negli anni. Mentre i diritti, come i permessi non retribuiti, diminuiscono», accusano i sindacati.
A protestare sono 36 lavoratori di asili nido e scuole materne gestiti da ICare, società partecipata dal Comune di Viareggio. In questo momento le strutture sono aperte solo per i centri estivi; ma al rientro a settembre potrebbero esserci scioperi, «perché il personale non ne può più», spiega Monica Bruzzese, rappresentante sindacale che parla a nome dei colleghi.
Nel mirino ci sono le condizioni contrattuali applicate a maestre, educatori e addetti ai plessi, «sulla base del contratto Aninsei – spiegano Giovanni Bernicchi (Cisl), Massimiliano Bindocci (Uil) e Antonio Mercuri (Cgil) – È una forma di accordo peggiore rispetto ad altre. E la conseguenza è che queste lavoratrici e lavoratori, che hanno a che fare tutti i giorni con i nostri bambini, si ritrovano retribuzioni molto più basse della media. Anche di svariate centinaia di euro al mese. È ingiusto, per il tipo di servizio che svolgono e per la fatica che fanno».
Il contratto Aninsei, spiegano i sindacati, «è stato applicato quando Viareggio era nella morsa nel dissesto. Allora la scelta fu tra ricevere condizioni peggiori, o perdere l’impiego. Ma adesso questo tipo di accordo non ha più ragion d’essere». Nel frattempo chi tiene a bada ed educa i bambini viareggini «si ritrova con stipendi che non tengono conto del carovita e di quanto si guadagna altrove per lo stesso tipo di lavoro – proseguono i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil – La differenza, tra due persone che hanno la stessa mansione ma lavorano una per ICare e l’altra per un altro nido vicino, può essere anche di 200 euro al mese. Francamente ci sembra inaccettabile. Stiamo parlando di persone che si occupano di un servizio importantissimo, che deve stare a cuore a tutti. In primis alle famiglie».
Sul tavolo non c’è solo la questione dello stipendio. «Ci sono condizioni sempre più complicate, come la riduzione del personale o il fatto, ad esempio, di non avere permessi retribuiti – proseguono i sindacati – Questo rende difficile portare avanti le strutture giorno per giorno. Un altro aspetto che riteniamo non corretto è lo stipendio riconosciuto solo nei mesi di lavoro: quando in estate le strutture sono chiuse, oppure il personale non è in servizio nei centri estivi, non si riceve nulla in busta paga. A Viareggio – concludono i referenti Cgil, Cisl e Uil – si spiega che la situazione dei conti pubblici è migliorata, che il bilancio di ICare è a posto: la società partecipata si occupa anche di sponsorizzazioni e cartellonistica. Sarebbe corretto vedere che qualche beneficio finisce anche ai lavoratori, ma lo stesso vale per le famiglie: perché non si ripristinano gli scuolabus? Siamo pronti ad aprire un tavolo di confronto, ma parlando di adeguamenti contrattuali. Non vogliamo promesse generiche». Il Tirreno ha contattato la società ICare per una eventuale replica, senza però ottenere risposta.
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