Il Tirreno

Versilia

Seravezza, gli ambientalisti contro la Cgil sulle cave: «Non ha la visione del futuro»

di Tiziano Baldi Galleni
Seravezza, gli ambientalisti contro la Cgil sulle cave: «Non ha la visione del futuro»

Contestato l’appoggio sindacale all’intesa Comune-Henraux sull’Altissimo

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SERAVEZZA. Il conflitto sociale e delle categorie sul territorio seravezzino in merito alle cave di marmo e agli usi civici si fa sempre più netto. A polarizzare ancora di più le posizioni è stata la proposta di accordo approvata dal consiglio comunale di Seravezza che potrebbe definitivamente chiudere il contenzioso al tribunale per gli usi civici di Roma fra Comune ed Henraux, lasciando però molti strascichi, critiche e delusi. Fra questi ci sono gli ambientalisti, che replicano alla Cgil che invece ha salutato con favore la proposta di conciliazione perché salverebbe il posto di lavoro di molti operai. Critiche piovute anche da Seravezza progressista (che raccoglie i partiti di centrosinistra e il Movimento5 Stelle) e da Italia Nostra Versilia che ha puntato il dito contro la Regione che ha da poco approvato «un piano di escavazione di ulteriori 500mila tonnellate con uso di esplosivi al di sopra di mille e 200 metri».

«Leggendo le esultanti dichiarazioni della Cgil viene automatico pensare all’inapplicato protocollo d’intesa che ha portato all’abbattimento del Pizzo di Falvovaia – dice Rosario Brillante, che è anche presidente “Comitato indipendente per la partecipazione l’informazione e la trasparenza” relativo agli usi civici – non c’è stata nessuna filiera corta ma la vendita dei grezzi si è incrementata; il marmo estratto non solo non è sottoposto a controllo della sua reale destinazione finale ma neppure pesato a fini fiscali locali; non è aumentata l’occupazione (anzi quella locale è stata volutamente emarginata proprio perché sindacalizzata); il ciclo produttivo aziendale spezzettato con appalti interni. Parlano di equilibrio con la tutela ambientale? Dimenticano le diverse sanzioni alla quale l’Henraux Spa si è dovuta assoggettare per mancato rispetto delle prescrizioni».

Al coro di critiche si aggiunge durissima quella di Seravezza progressista, che scrive: «Un sindacato che baratta il diritto per cedere al ricatto del lavoro non ha più ragione di esistere». Mentre Brillante aggiunge: «Siamo brutti e cattivi se riteniamo nostro malgrado che riteniamo questo modo di fare del sindacato poco affidabile e inadatto a prospettare una visione del futuro del nostro territorio? Di sicuro lo riteniamo incapace di confrontarsi, visto che non ha preso in nessun carico la richiesta di incontro avanzata da ambientalisti e comitati civici. Ciò che viene promosso è un accordo iniquo, che non garantisce altri se non il privato e che dispiegherà i suoi effetti negativi nel prossimo futuro – prosegue Brillante – tutto ciò nel mentre un’altra soluzione, mai presa in considerazione, era possibile. La rinuncia contestuale dell’Henraux Spa alla rivendicazione della proprietà e del Comune alla rivalsa sugli usi civici. La chiusura del contenzioso con la cessione dei terreni al demanio civico in cambio di un’equa locazione delle aree di cava garantita nel tempo».

Dal canto suo Italia Nostra ricorda che il «tribunale degli usi civici di Roma, con sentenza n. 39 del 2020, riconosce la proprietà della quasi totalità del terreno su cui insistono le cave Henraux alle Comunità delle frazioni di Seravezza, ma, inopinatamente e incredibilmente, il Comune si arroga il diritto di vendere questi terreni, sottraendoli ai legittimi proprietari».


 

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