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Versilia

La mostra

Riomagno, 500 foto per 260 abitanti: così un borgo diventa famosissimo

Riomagno, 500 foto per 260 abitanti: così un borgo diventa famosissimo

Il paese diventato una galleria a cielo aperto grazie al patto tra residenti e cento fotografi

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SERAVEZZA. Mai borgo fu così famoso. Riomagno, che è una frazione di Seravezza con appena 260 abitanti. è assurta alle cronache nazionali per essersi travestita da galleria a cielo aperto in occasione di una eclettica mostra di fotografie.

Cento i fotografi espositori, per oltre cinquecento fotografie appiccicate in ogni dove per le anguste strade del piccolo centro. Ma la cosa più importante è la collaborazione fattiva proprio dei residenti che hanno aperto le proprie case, per far esporre nei propri salotti o cucine i fotografi. Come ti giri scorgevi immagini su immagini. Sulle porte delle abitazioni, sulle finestre tappate, sui fili dei panni da appendere, finanche sul greto del Vezza che è un torrente che scorre pe unirsi al Serra da cui deriva il nome della città di Seravezza. Professionisti eccellenti hanno mescolato la propria arte fotografica con fotoamatori dell’ultim’ora, in un groviglio di immagini dai colori sgargianti o dai bianconeri abbaglianti. Insomma per Riomagno questo evento insolito scaturito dalla fantasia e dall’acume dell’eclettico Libero Musetti, che è un benemerito della fotografia italiana ha dato lustro ad un piccolissimo paese della Versilia storica.

Massimo Vitali, fotografo di respiro internazionale ha messo a disposizione degli organizzatori (Circolo Iperfocale di Pietrasanta) le sue gigantografie dove l’acqua del mare è il soggetto principale e dove lo spazio è un altro ingrediente che ritroviamo spesso nelle sue immagini. Negli anni precedenti (questa è la settima mostra) guest star anche Massimo Sestini, il fotogiornalista che ha inventato la foto zenitale e ancora prima Roberto Paglianti, con le sue immagini sul Carnevale di Viareggio. Eppoi una miriade di foto per tutti i gusti. I ritratti particolari di Salvatore Matarazzo, un ragazzo che ha stoffa: «Qui, libero dai rigori del lavoro, ho trovato la “mia” fotografia, fatta di allegoria e satira, irriverente e quasi grottesca, che esalta la persona protagonista del suo spazio grazie all’uso estremo del flash»: questo dice di se stesso.

Da ricordare che all’evento hanno partecipato i guru della fotografia nazionale. Denis Curti, critico internazionale e curatore di mostre di firme di alto livello, è intervenuto per la lettura dei portfolio e per presenziare ad un talk show insieme a Enrico Stefanelli, fondatore e direttore artistico del Photolux Festival, la biennale di fotografia a Lucca. Ha curato numerose mostre al Lucca Photo Fest come Tim Hetherington, Jan Saudek, Horst P. Horst, VII Agency, Nobuyoshy Araki, Boris Mikhailov e David Douglas Duncan. Dal 2010, Enrico è il curatore italiano di EPEA, European Photo Exhibition Award. Giovanni Romboni collaboratore in primis di Massimo Vitali ha presenziato in assenza del maestro impegnato all’estero. Patricia Franceschetti, la compagna di Romano Cagnoni, ha presentato il nuovo concorso internazionale dedicato al fotografo opietrasantino. Il tutto coordinato da Claudio Sottili. Non da meno il contorno che ha ravvivato il borgo con bande, ballerini, saltimbanchi e con un food molto apprezzato. Il Tg1 ha messo questo evento in coda al telegiornale come itinere da visitare, mentre Federico Monechi di Rai Toscana passeggiava per il borgo ad intervistare qua e là fotografi e non. Insomma se un difetto a questo evento è da trovare è quello della durata: due giorni sono veramente pochi.

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