Gioco
Il sorriso eterno di Francesco Nuti: «Così lo ricordiamo noi che lo curammo al Versilia»
Dai medici un omaggio commosso e malinconico: la storia della riabilitazione all’ospedale di Lido di Camaiore. Quell’aneddoto sul film “Occhio Pinocchio”
VIAREGGIO. Nemmeno l’incidente si era portato via quel sorriso eterno del ragazzo discolo e sciupafemmine, tanto simile a Paolo Rossi con cui Francesco Nuti aveva giocato da ragazzino nella loro Prato. E di certo non potrà cancellare niente la morte, che in realtà è solo la fine di un film.
I medici dell’ospedale Versilia se lo ricordano ancora, il volto di Francesco: anche se corrucciato dal dolore, il sorriso gli era rimasto addosso. Con quell’espressione “malincomica” che ne aveva fatto le fortune. Dal 2006 al 2008, per un anno e mezzo e circa, Francesco Nuti – scomparso a 68 anni lunedì scorso – è stato accompagnato passo passo dal reparto di riabilitazione dell’ospedale di Lido. E quando hanno saputo che Francesco se n’era andato, i medici sono stati assaliti dalla nostalgia. Perché alla sfida che è quella di tutti i giorni – aiutare i pazienti a recuperare le funzioni perdute – si era aggiunto il tocco di artista della vita che l’attore portava ovunque andasse.
Francesco Nuti, dopo l’incidente avvenuto a Roma, era rientrato in Toscana grazie a Pasquale Mennonna, noto neurochirurgo di Careggi anche lui scomparso di recente. Mennonna lo aveva sottoposto a un ulteriore delicato intervento che gli aveva salvato la vita. Successivamente Nuti era stato trasferito nell’unità di riabilitazione gravi cerebrolesioni dell’ospedale Versilia, una struttura di eccellenza allora diretta dal professor Alessandro Battaglia. «Le condizioni cliniche all’ingresso erano molto compromesse – ricordano i medici del reparto – ma grazie a un lungo e intenso lavoro di riabilitazione erano stati ottenuti miglioramenti, ed era stato dimesso in condizioni stabili. Anche se con una disabilità ancora severa. Nonostante tutte le difficoltà, aveva comunque raggiunto una capacità di comunicazione non verbale, forse favorita anche dal suo essere attore, attraverso la quale non solo riusciva a comunicare, ma manteneva anche una forza comica. Continuando a far sorridere».
Un altro ricordo dei professionisti che all’epoca lo curarono è legato all’affetto incredibile dal quale Francesco Nuti era circondato. Oltre ai familiari più stretti, sempre presenti, si erano succeduti nella visite molti personaggi del mondo dello spettacolo che gli erano più vicini. Giorgio Panariello, Roberto Benigni, Ornella Muti, Marcello Lippi. Ma anche le persone comuni. E soprattutto Giovanni Veronesi, l’amico fraterno. Che gli era costantemente accanto.
Tra i tanti aneddoti dei medici che lo hanno assistito, ce n’è uno memorabile. A una dottoressa di guardia, durante un turno serale, Francesco chiese di vedere insieme con lui il suo film “Occhio Pinocchio”. Come tutti sanno, è il film che lo aveva rovinato. Decretandone la caduta da superstar dopo i successi. «Il desiderio fu naturalmente esaudito – si ricorda dal reparto – e alla fine del film, per quanto possibile, ci fu anche una sorta di dibattito nel quale Nuti difendeva la scelta di aver ambientato parte della storia in America». Una lezione di vita: difendere un fallimento, perché voluto come un figlio. Ecco perché, dicono i medici mentre rammentano questo, «ancora oggi proviamo commozione. E un pizzico di amarezza».
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