Il Tirreno

Versilia

Il disastro

Strage di Viareggio, i familiari chiedono conto dei ritardi ai giudici fiorentini

di Donatella Francesconi
Un momento dell’incontro di venerdì 9 giugno nel chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta
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Un momento dell’incontro di venerdì 9 giugno nel chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta

Il fascicolo del disastro ferroviario giunto in Cassazione con cinque mesi di troppo. L’ex pm Amodeo: sulle responsabilità degli amministratori è stata sentenza storica

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VIAREGGIO. Da 14 anni, a Viareggio, giugno vive nei cuori di tutti non solo perché inizia l’estate. Il 29 giugno 2009 un treno carico di Gpl è deragliato in stazione, proseguendo la sua corsa sui binari tra le case di via Ponchielli e via Porta Pietrsanta e rilasciando gas che si è trasformato in fuoco, lutti, distruzione, ferite per sempre. «Chiederemo conto al Tribunale e vorremo sapere il perché del ritardo con il quale il fascicolo del processo per il disastro ferroviario è stato inviato da Firenze a Roma dopo l’Appello-bis dello scorso anno»: a queste parole di Daniela Rombi, vice presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di Viareggio, si fa il silenzio assoluto nella sala del chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta. Dove si è tenuta l’iniziativa dedicata alla strage di Viareggio, organizzata dalla associazione “Cecchi Pandolfini”, con il saluto del sindaco di Pietrasanta, Alberto Giovannetti, che si è detto «solidale con le famiglie delle vittime in questa vicenda che non ha mai fine».

Il prossimo 28 novembre i familiari delle vittime della strage e i loro legali saranno di nuova in aula, in Cassazione. Dove il confronto, ha spiegato l’avvocato di parte civile Riccardo Carloni, verterà tutto sul tema «del giudicato progressivo». Ovvero la connessione che i legali degli imputati ritengono così forte – al punto di aver provato a ridiscutere tutto nel corso del processo di Appello-bis, lo scorso anno – tra i fatti definitivamente giudicati dalla prima sentenza di Cassazione e quelli rimasti aperti e portati all’attenzione dei giudici del secondo grado di giudizio.

Cosa è stato per tutti coloro che hanno attraversato questi anni lo ha ben spiegato Giuseppe Amodeo, magistrato in pensione, uno dei pm che ha lavorato all’inchiesta, il primo a camminare sui binari quella notte: «Una scena infernale che rendeva difficilissimo capire cosa fosse accaduto in quello che si è rivelato essere un incidente senza precedenti in Italia e nel mondo». Amodeo ricorda «lo stordimento personale» che si attenua, in quei giorni, solo grazie alla presenza del professor Paolo Toni («un galantuomo») consulente della Procura di Lucca: «Quella che abbiamo condotto è stata davvero una indagine pionieristica», che ha portato a un fascicolo del pubblico ministero «da 300mila pagine di atti». Indagine il cui impianto ha retto per larga parte, portando la Cassazione a esprimere – sul tema delle responsabilità dell’amministratore delegato – «un principio pronunciato per la prima volta nella storia». Un punto sul quale si è soffermato anche l’avvocato Carloni che molto ha lavorato su questo aspetto insieme a un gruppo di colleghi: «È stato stabilito con chiarezza che gestire un Gruppo industriale senza avere responsabilità in materia di sicurezza non è possibile». Da questo punto di vista, quella per il disastro di Viareggio «è una sentenza storica, inconcepibile quando abbiamo iniziato», sottolinea l’avvocato Gabriele Dalle Luche.

Certo, ha aggiunto l’avvocato Tiziano Nicoletti, «Mauro Moretti, ad di Ferrovie all’epoca dei fatti e oggi condannato, non farà un giorno di carcere. Ma nella sentenza di Cassazione è scritto chiaro che Moretti ed Elia hanno protratto consapevolmente, e solo per il profitto – pur avendo posizioni di garanzia – le prassi rispetto ai carri esteri che hanno portato alla strage di Viareggio. Io una frase del genere, vicino al mio nome, non la vorrei vedere».

E se dopo 14 anni oggi si è arrivati al nono sciopero dei macchinisti cargo di Fs, in lotta per la sicurezza lungo i binari – così ha sottolineato Riccardo Antonini per “Assemblea 29 giugno” – lo si deve anche «alla battaglia che da 14 anni Viareggio sta conducendo, 14 anni di lotta e di studio».


 

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