La protesta
Il medico scrittore: «Vi spiego perché troppo sport fa male»
Il debutto letterario di Ferro: «Non fate come me, l’abuso non è un bene»
VIAREGGIO. Dalla sala operatoria al campo da golf, dal bisturi alla racchetta da tennis passando per un tuffo in piscina e un campo di calcio. Senza mai fermarsi, spesso alzandosi presto al mattino o rimandando il riposo. Il lavoro, la famiglia e lo sport: tanto sport. Troppo sport. Troppo da diventare dannoso. A mettere in guardia professionisti e “praticanti amatoriali ma fissati” dal rischio di un’overdose da attività fisica è il dottor Umberto Ferro, medico viareggino conosciutissimo per la sua presenza quarantennale all’ospedale Versilia e tuttora operativo (è proprio il caso di dirlo) nella Casa di cura Santa Zita di Lucca. E lo fa attraverso le pagine del suo libro “Quando lo sport fa male” pubblicato da Vallecchi, selezionato dal Premio Bancarella Sport 2023.
Dal bisturi alla penna: come nasce l’idea di questo libro?
«L’idea in realtà risale a circa otto anni fa. All’epoca scrissi l’introduzione, ma poi la misi in un cassetto ripromettendomi di riprenderla in mano una volta che avrei avuto tempo e voglia. E lì era rimasta fino a quando, in estate, per caso dopo un incontro letterario, ne ho parlato con lo scrittore viareggino Divier Nelli, che lo ha letto e proposto alla casa editrice Vallecchi di Firenze, che ha deciso di pubblicarlo».
E quella primissima idea da dove aveva spiccato il volo?
«Dal mio vissuto. Con molta ironia ho pensato di analizzare e descrivere non solo i benefici ma anche i possibili danni nei quali professionisti e non solo, anche semplici amatori, possono incappare quando sottopongono il fisico ad uno sforzo incontrollato».
Eppure la pratica dello sport è sempre consigliata, ritenuta una vera panacea soprattutto in presenza di alcune patologie…
«È verissimo, ma il mio monito è rivolto a chi, come me, esagera o ha esagerato. Io saltavo spesso il pranzo per giocare a tennis, mi alzavo prestissimo per andare a correre e poi entrare al lavoro, oppure non cenavo per partecipare a una partita, dormendo sempre meno del necessario. Lo sport quando è troppo fa male, da cui il titolo del libro. Non solo, anche quando è autogestito rischia di far danni, coloro che praticano il “fai da te” sono soggetti ad esagerare. Resta fermo il fatto che l’attività fisica è un alleato prezioso per migliorare il nostro benessere, senza contare come sia assodato che la pratica di alcuni sport aumenti le aspettative di vita. In una società sempre più anziana in cui cresce il numero dei “diversamente giovani”, andare in bici, nuotare e camminare sono fondamentali per la salute di una buona fetta di popolazione».
Nell’introduzione, pensando alla sua personale esperienza, paragona lo sport a un’ossessione e addirittura ad una tossicodipendenza …
«È così, perché l’attività fisica, lo sport come il sesso, favorisce la secrezione di ormoni, quali le endorfine che sono un gruppo di sostanze considerate alla stregua di oppiodi, vere e proprie droghe naturali che permettono a coloro che praticano sport di sentirsi bene nel corpo e nella mente. Non solo, l’esercizio fisico aumenta la produzione di endocannabinoidi che determinano un benessere simile a quello delle cannabis e addirittura l’effetto Runner’s high, lo sballo del corridore, l’euforia».
Quindi, come affermano gli antichi: in medias res stat virtus, ovvero sempre meglio il giusto equilibrio…
«Esatto. La professoressa Daniela Lucini, responsabile della sezione di Medicina dell’Esercizio di Humanitas sostiene che lo sport sia come un farmaco, nella dose giusta e per il periodo giusto fa bene, ma se prendiamo il farmaco sbagliato o a dosi troppo elevate o per troppo tempo, anziché averne benefici, si rischia di ritrovarsi con problemi seri».
Da un’idea nel cassetto a semifinalista al Premio Bancarella Sport: soddisfazione, stupore, incredulità…
«Sicuramente orgoglioso di questo risultato. L’importante è che il libro sia piaciuto».
Ci riproverà?
«Un’idea onestamente ce l’ho e ho anche già cominciato a scrivere. L’argomento è sempre in ambito medico, non un saggio ma un romanzo».
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