Il Tirreno

Versilia

La ricorrenza

Viareggio, gli eroi della lotta al terrorismo ricordati al Principe di Piemonte

di Simone Pierotti
Viareggio, gli eroi della lotta al terrorismo ricordati al Principe di Piemonte

Le storie di donne e uomini in divisa uccisi mentre compivano il proprio dovere Gabrielli: «Come per il 25 aprile, è fondamentale riconoscere da che parte si sta»

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VIAREGGIO. C’è la storia di Germana Stefanini, vigilatrice del carcere romano di Rebibbia, uccisa dalle Brigate Rosse poco prima di poter diventare una guardia grazie alla riforma della polizia penitenziaria. C’è la storia di Giovanni Di Leonardo, capo-pattuglia della Stradale che morì nel 1985 sotto i colpi di arma da fuoco di un ex terrorista dei Nar, poi individuato dalla Digos lo scorso anno grazie a sofisticate tecnologie. E poi c’è la storia di Gianni Mussi, Giuseppe Lombardi e Armando Femiano, falciati dai colpi di mitra di due ricercati qui in Versilia, a Querceta.

Sono alcune delle storie raccontate in “Guardie, le vittime in divisa del terrorismo”, il libro scritto da Ansoino Andreassi e Daniele Repetto nel 2018 e presentato nuovamente ieri a Viareggio al Principe di Piemonte. O meglio: il volume edito da Harpo è stato uno dei pretesti per ricordare proprio la figura di Andreassi, tra le più importanti personalità della lotta al terrorismo fra gli anni Settanta e Ottanta, venuto a mancare due anni fa. Soprattutto – e vale la pena ricordarlo – quando era vicecapo della Polizia fu l’unico a collaborare alle indagini sull’irruzione nella scuola Diaz durante il drammatico G8 di Genova del 2001. E forse proprio perché decise di rompere il muro del silenzio in quel clima di omertà e scaricabarile venne rimosso dall’incarico dall’allora ministro dell’Interno Claudio Scajola. Dopo i saluti iniziali del sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro, del questore di Lucca Dario Sallustio e del prefetto di Lucca Francesco Esposito, si è svolta una tavola rotonda, prendendo spunto proprio dal libro “Guardie” che Andreassi scrisse insieme al giornalista Daniele Repetto, con il giornalista Lirio Abbate nelle vesti di moderatore. Tanti, e significativi, i contributi dei relatori davanti a una sala gremita, alla presenza anche di alcuni studenti del liceo classico “Carducci” di Viareggio. Lo stesso Abbate ha ricordato che delle 428 vittime accertate del terrorismo eversivo, oltre cento indossavano la divisa. Il primo a prendere la parola è proprio un viareggino, il prefetto ed ex capo della Polizia e della Protezione civile Franco Gabrielli: «Credo che nel nostro Paese sia possibile analizzare i fatti del passato con l’occhio dello storico e dello studioso, senza interpretazioni di comodo: è importante riconoscere chi stava da una parte e chi dall’altra, come ha ricordato anche il presidente della Repubblica a proposito del 25 aprile». Repetto ha poi simpaticamente spiegato una delle ragioni che l’hanno spinto a scrivere il libro: «A Roma gli scontri allo stadio si traducono con un “annamo a menà le guardie” e io volevo ribaltare questo concetto negativo: raccontiamo storie di ragazzi comuni la cui unica colpa era di indossare una divisa». Valerio Blengini, ex vicedirettore dell’Aisi, ricorda Andreassi come un «maestro indimenticabile che mi ha insegnato l’orgoglio di essere una guardia» e poi si rivolge ai liceali dicendo che «bisogna studiare per avere consapevolezza, per capire come sono andate le cose e immaginare come potrebbero andare nel futuro».

A chiudere Diego Parente, direttore centrale della Polizia di prevenzione: «L’eredità lasciata dal prefetto Andreassi è molto significativa per chi fa il nostro lavoro e ancora ne beneficiamo. La prevenzione del terrorismo deve essere la nostra stella polare».


 

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