Il dolore
L’incontro in un sito di escort, le minacce a lei e la mazza per andarla a uccidere: l’ossessione del 65enne arrestato
Sessantenne conosce una giovane escort e inizia a tormentarla. Lei lo denuncia: i carabinieri le salvano la vita arrestando l’uomo
VIAREGGIO. È andato a cercarla in ogni dove, con indosso un coltello a serramanico dalla lunga lama. Ma per fortuna la giovane che l’uomo aveva messo nel mirino, e che per un periodo della sua vita è stata una escort, si è rivolta ai carabinieri. Raccontando che un cliente, che si era invaghito di lei, non la lasciava in pace. Tormentandola anche dopo che lei aveva trovato un lavoro e una relazione stabile. Alla fine lei lo ha denunciato per atti persecutori e le misure messe in campo dagli uomini dell’Arma hanno portato all’arresto di lui: si tratta di un 60enne versiliese. L’uomo è stato colto dai militari mentre la stava cercando – armato di un coltello a serramanico – proprio nei luoghi da lei frequentati abitualmente.
Il primo contatto
L’uomo, della zona di Pietrasanta, conosce la escort mediante un sito di incontri. Perde la testa per lei ma non è corrisposto. Continua a usufruire delle prestazioni professionali della ragazza e a lungo andare sarebbe diventato assillante, tant’è che la giovane presenta una denuncia per stalking ai carabinieri di Carrara, al comando del maggiore Cristiano Marella.
Le richieste
L’uomo vuole che la giovane non incontri altri clienti, si arrabbia se salta un appuntamento, continua a cercarla anche quando lei smette di fare la escort: è ciò che racconta la ragazza ai carabinieri.
Stranezze inspiegabili
Non solo. Riferisce anche che da quando ha conosciuto l’uomo, le è capitata una serie di disavventure misteriose: si sprigiona un fuoco nella sua abitazione, le sparisce il telefono cellulare che lei utilizza per fissare gli appuntamenti con i clienti. E spesso ha la sensazione di essere controllata: lui si è del resto spacciato per un appartenente alle forze dell’ordine e le fa credere di poter sapere tante cose della sua vita privata. E ancora: ad un certo punto la giovane scopre che qualcuno sta usando il numero che le è stato rubato, per inviare messaggi minacciosi a molti contatti che erano memorizzati su quel telefonino.
Lei cerca di tutelarsi
Per tutte queste ragioni la ragazza non si sente più tranquilla, la sua vita è destabilizzata – racconta agli uomini dell’Arma – sente che il suo equilibrio psicologico comincia a vacillare. A questo punto lei sarebbe costretta a modificare le proprie abitudini di vita per paura che quell’uomo possa farle del male oppure possa prendersela con persone a lei vicine: le aveva del resto anche fatto vedere armi e altri oggetti pericolosi – racconta la giovane ai carabinieri – che aveva in casa sua, compreso un machete.
La situazione precipita
L’epilogo della vicenda risale a pochi giorni fa, quando l’uomo, dopo l’ennesimo rifiuto della ragazza che non vuole incontrarlo, comincia a cercarla in tutti i posti da lei abitualmente frequentati, minacciandola per telefono che se non si fosse fatta viva all’istante avrebbe rivelato a tutti il modo in cui “arrotondava”. Questa volta, però, dietro di lui ci sono i carabinieri, che – intuite le cattive intenzioni dell’uomo – lo stavano tenendo sotto controllo. Quasi certamente il loro intervento è servito a salvare la vita alla ragazza. L’uomo infatti, quando è stato fermato nelle vicinanze di dove si trovava la giovane, aveva addosso un coltello a serramanico con 30 centimetri di lama. A casa sua i militari dell’Arma hanno trovato anche un fucile e varie munizioni illecitamente detenute, nonché uno storditore elettrico (un dispositivo simili al taser che emette scariche elettriche ad altissimo voltaggio). Come se non bastasse, durante la perquisizione è stato trovato anche un portagioie con dentro alcuni gioielli della ragazza che lei riteneva fossero andati in fumo durante l’incendio che si era sprigionato nella sua abitazione e per il quale all’epoca nessuno era riuscito a fare chiarezza.
L’intervento
L’uomo è stato arrestato e portato in carcere con l’accusa di atti persecutori aggravati dall’uso delle armi. Nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice, che ha passato in rassegna gli elementi emersi nel corso dell’indagine, ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: l’indagato avrà modo di rispondere al giudice delle accuse che sono state mosse contro di lui.
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