Il Tirreno

Versilia

La testimonianza

Viareggio, badanti inadeguate e soldi spariti: «Mamma morta nell’indifferenza»

di Matteo Tuccini
Viareggio, badanti inadeguate e soldi spariti: «Mamma morta nell’indifferenza»

Il racconto di una figlia che ha avuto a che fare con l’amministratore di sostegno. «Lui cacciato dopo tanti reclami, ma intanto lei non c’è più. Il caso di Dora insegni»

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VIAREGGIO. La signora, una distinta viareggina dall’eloquio sciolto, prende un bel respiro prima di cominciare. «È una brutta storia e ancora ne porto il peso – spiega – Ma ho deciso di raccontarla, dopo aver letto il caso di Dora Piarulli. Vorrei che vicende come questa, e come la mia che sto per rivelare, facessero da insegnamento. Il sistema degli amministratori di sostegno, così com’è, non funziona». La madre di questa signora, che ha chiesto di restare anonima, non ha avuto lo stesso destino di Dora, tornata a casa dopo la battaglia della figlia: «Mia madre è morta, nell’indifferenza e nello scherno di due badanti chiaramente inadeguate. Mentre i soldi sparivano dal suo conto corrente, senza che l’amministratore di sostegno desse spiegazioni». Professionista che, in seguito ai reclami della figlia, alla fine è stato allontanato. Ma nel frattempo l’anziana è deceduta.
 

La spinta a parlare
In questi giorni tutta Italia ha parlato del caso di Dora Piarulli, l’80enne finita in una Rsa della Lunigiana contro la sua volontà. La figlia Anna Estdahl ha ingaggiato una battaglia legale contro l’amministratore di sostegno e alla fine l’ha avuta vinta: il giudice tutelare ha acconsentito al rientro dell’anziana nella sua casa di Camaiore. È un caso che ha colpito tutti, in particolare chi vive in prima persona vicende simili. Come la signora che ha deciso di raccontare la sua storia personale, da attenta lettrice del Tirreno. «Mia madre, all’epoca dei fatti, aveva più di 90 anni: era lucidissima e pienamente autonoma – dice – Abitava da sola nel suo bell’appartamento con vista mare e monti. Noi figlie andavamo a visitarla tutti i giorni, aiutandola nella spesa e altre incombenze, anche se lei preferiva considerarsi autonoma e non ne sbagliava una». All’epoca la signora è talmente arzilla da tenere costantemente sott’occhio il conto corrente, dove viene versata la buona pensione della donna e con il quale vengono pagate bollette, il condominio e tutti i tributi: «Mai un ritardo, mai una scorrettezza: lei era in grado di controllare e colloquiare con la banca se qualcosa non era chiaro», ricorda la figlia. Dopo incomprensioni tra i familiari, e in seguito ad alcuni problemi di salute dell’anziana, il tribunale di Lucca nomina un’amministratrice di sostegno. Con la figlia che ha deciso di raccontare la vicenda, però, c’è diversità di vedute sul trattamento che viene riservato all’anziana. «L’amministratrice si dimise dopo questi contrasti – racconta la donna – Così fu nominato un altro amministratore che si dimise subito e poi ne fu nominato un terzo, che ha completato il disastro umano per la mia mamma e economico per i soldi che sparivano quotidianamente».
 

Le badanti nel mirino
«Attraverso una cooperativa – prosegue la donna – furono assunte ben due badanti a tempo pieno, senza alcuna qualifica: una straniera e l’altra italiana. Una si faceva dare della “signora”, e offendeva e umiliava la mamma. L’altra, italianissima, tre mesi prima era stata messa agli arresti domiciliari per spaccio di droga. Faceva parte di una banda di cui aveva parlato anche la stampa. A questo punto mi sono fatta una domanda: quali referenze e controlli fa la cooperativa che fornisce badanti, ma anche il tribunale che dà il proprio assenso? È da inorridire pensare che le persone più fragili, come gli anziani, ma so che succede anche per i minori, siano gestiti così. E il loro futuro e quello delle loro famiglie dipendano dalle decisioni di società e istituzioni che mancano di verificare anche soltanto la fedina penale. Io ho presentato tonnellate di documentazione: niente da fare, la mamma ha vissuto gli ultimi due anni con queste due badanti che rispondevano soltanto all’amministratore. Badanti – continua la donna – che prendevano uno stipendio iniziato con 1.000 euro e terminato con 1.500 e 1.800 euro al mese a testa; ogni giorno, oltre le 8 ore, facevano figurare 12 ore di straordinario».
 

I reclami e la cacciata
La figlia assicura di aver presentato una miriade di reclami, perché si prendesse atto di una situazione inaccettabile. Oltre che di denaro che spariva dal conto. «Ho presentato – afferma – due istanze di richiesta di rimozione dell’amministratore e richiesta di rendicontazione delle spese (assegni circolari) e debiti con gestori telefonici e di energia elettrica, oltre al condominio. Richieste che in prima battuta furono rifiutate dal tribunale. Soltanto la terza mia richiesta, dopo un anno e mezzo, fu presa in considerazione e l’amministratore fu licenziato. Ormai troppo tardi: la mamma, riempita di psicofarmaci di cui non aveva bisogno, nel frattempo è morta. L’ultimo amministratore incaricato ha preso nota soltanto dei debiti da pagare e degli stipendi delle badanti, dicendo che se si fossero contestati, queste avrebbero fatto ricorso e avrebbero vinto». Perché la donna non ha fatto denuncia, se davvero c’era il sospetto di ammanchi di decine di migliaia di euro dal conto corrente come ipotizzato? Risponde lei stessa: «Due noti penalisti mi scoraggiarono dall’intraprendere una causa che sarebbe stata lunga e dolorosa per me, dicendo che sia dal punto di vista economico che di merito della questione difficilmente avremmo potuto ottenere qualcosa. L’aggravarsi delle condizioni di mio marito, che nel frattempo si era ammalato, la sua morte, e altre preoccupazioni mi hanno portato a cercare di dimenticare».
 

L’appello alle famiglie
In questi giorni, però, il dolore è ricomparso. E così la voglia di far emergere tutte le storture del sistema. «Il caso di questa anziana di Camaiore – conclude la donna – mi ha risvegliato tutti i dolori che so essere di tante famiglie italiane, che a un certo punto si arrendono. Ma qui deve essere rivista l’istituzione dell’amministratore di sostegno, la sua formazione, se questa figura è necessaria, e soprattutto non dovrebbero esistere collusioni di nessun genere, a nessun livello».
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