Gioco
Carnevale di Viareggio, le dinastie dei carristi si raccontano: «Noi, maghi della cartapesta siamo missionari del sorriso»
Avanzini, Francesconi, Galli e Vannucci alla presentazione del libro dedicato alle famiglie storiche del Carnevale
VIAREGGIO. Doveva essere la presentazione del secondo volume di “Profili di cartapesta”, il libro che racconta le vite di oltre cento fra carristi e mascheratisti che dal Dopoguerra in poi hanno fatto grande il Carnevale. E invece, complice la presenza di vari esponenti delle grandi dinastie di costruttori – gli Avanzini, i Francesconi, i Galli e i Vannucci – l’incontro alla libreria Lungomare in Passeggiata è diventata una miniera di aneddoti sulla quotidianità delle famiglie che mangiano pane e Carnevale e di ricordi di chi, purtroppo, non è più fra noi.
Dopo la breve introduzione del giornalista Claudio Vecoli, autore del libro, e con la conduzione affidata a Stefano Pasquinucci è iniziato un bellissimo viaggio nel tempo in compagnia dei vari figli e nipoti d’arte. A partire da Riccardo Malfatti, nuovo gestore della libreria: suo nonno Angelo realizzò nel 1987 il primo progetto della Cittadella, quando sembrava ancora un’utopia per la città di Viareggio, e ha mostrato una riproduzione del disegno originale.
Poi è toccato ad Alessandro Avanzini, il più titolato fra i carristi di prima categoria in attività: «Mio padre era un grande polemista, sicuramente meno politicamente corretto di me – ha raccontato Avanzini – però il centro di tutto era mia madre Pina, che intanto doveva badare a quattro maschi e che cuciva i vestiti o raccoglieva i nomi dei figuranti assieme alle altre donne della famiglia».
Più o meno quello che accadeva in casa Galli, come racconta Fabrizio, figlio di Renato e nipote di Arnaldo e Giorgio: «La zia Lia, moglie di Arnaldo, faceva i costumi mentre mia madre da questo punto di vista era meno partecipe, ma ci metteva sempre il suo sorriso. Mia moglie Annalisa segue tutta la parte del costume e del trucco, coinvolge le maschere e sicuramente – dice ridendo – bilancia il mio carattere…».
La generazione dei Galli continua con la figlia Valentina e anche con Gabriele, il mago dei movimenti dei carri di Jacopo Allegrucci: eppure sia nonno Arnaldo che papà Roberto, quest’ultimo venuto a mancare nei mesi scorsi, avevano provato a dissuaderlo. «Però io in questo ambiente ci sono nato e cresciuto – ammette lui – per noi non è un lavoro come un altro, è vita. Se mio figlio decidesse di fare questo mestiere io sarei contento». E poi una curiosità: “Salù”, il nome affibbiato al mascherone del cane del carro di quest'anno, è il diminutivo di "Saluta il cane".
Non potevano mancare Roberto ed Enrico Vannucci, i due figli di Carlo detto “Bocco”: entrambi hanno ricordato le vicissitudini del padre, prigioniero di guerra degli Alleati che poi venne mandato in India e Australia prima di tornare a Viareggio nel 1947. E poi qualche curiosità personale: «Quando sono al corso sono troppo preso dalla responsabilità di guardare i miei carri che non saluto nessuno e passo per burbero, ma in realtà sono solo teso – dice – anzi, io sono un romantico e sto scrivendo un romanzo d'amore, una storia che ha per protagonisti gli utensili da lavoro dei carristi». Enrico, invece, annuncia l'imminente uscita di “Perdidavero”, libro che raccoglie storie vere e aneddoti su 68 anni di carri del Carnevale suoi e di papà.
E poi in chiusura Gionata Francesconi, un passato da costruttore come papà Mario e nonno Francesco: «Se il Carnevale esiste ancora a Viareggio è perché ci sono questi folli che con passione continuano a lavorare e soffrire. I carristi sono missionari del sorriso». Rifacciamoli più spesso, appuntamenti del genere. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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