Il Tirreno

Versilia

I protagonisti

Carnevale di Viareggio, le dinastie dei carristi si raccontano: «Noi, maghi della cartapesta siamo missionari del sorriso»

di Simone Pierotti
Gionata Francesconi tra Claudio Vecoli e Stefano Pasquinucci
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Gionata Francesconi tra Claudio Vecoli e Stefano Pasquinucci

Avanzini, Francesconi, Galli e Vannucci alla presentazione del libro dedicato alle famiglie storiche del Carnevale

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VIAREGGIO. Doveva essere la presentazione del secondo volume di “Profili di cartapesta”, il libro che racconta le vite di oltre cento fra carristi e mascheratisti che dal Dopoguerra in poi hanno fatto grande il Carnevale. E invece, complice la presenza di vari esponenti delle grandi dinastie di costruttori – gli Avanzini, i Francesconi, i Galli e i Vannucci – l’incontro alla libreria Lungomare in Passeggiata è diventata una miniera di aneddoti sulla quotidianità delle famiglie che mangiano pane e Carnevale e di ricordi di chi, purtroppo, non è più fra noi.

Dopo la breve introduzione del giornalista Claudio Vecoli, autore del libro, e con la conduzione affidata a Stefano Pasquinucci è iniziato un bellissimo viaggio nel tempo in compagnia dei vari figli e nipoti d’arte. A partire da Riccardo Malfatti, nuovo gestore della libreria: suo nonno Angelo realizzò nel 1987 il primo progetto della Cittadella, quando sembrava ancora un’utopia per la città di Viareggio, e ha mostrato una riproduzione del disegno originale.

Poi è toccato ad Alessandro Avanzini, il più titolato fra i carristi di prima categoria in attività: «Mio padre era un grande polemista, sicuramente meno politicamente corretto di me – ha raccontato Avanzini – però il centro di tutto era mia madre Pina, che intanto doveva badare a quattro maschi e che cuciva i vestiti o raccoglieva i nomi dei figuranti assieme alle altre donne della famiglia».

Più o meno quello che accadeva in casa Galli, come racconta Fabrizio, figlio di Renato e nipote di Arnaldo e Giorgio: «La zia Lia, moglie di Arnaldo, faceva i costumi mentre mia madre da questo punto di vista era meno partecipe, ma ci metteva sempre il suo sorriso. Mia moglie Annalisa segue tutta la parte del costume e del trucco, coinvolge le maschere e sicuramente – dice ridendo – bilancia il mio carattere…».

La generazione dei Galli continua con la figlia Valentina e anche con Gabriele, il mago dei movimenti dei carri di Jacopo Allegrucci: eppure sia nonno Arnaldo che papà Roberto, quest’ultimo venuto a mancare nei mesi scorsi, avevano provato a dissuaderlo. «Però io in questo ambiente ci sono nato e cresciuto – ammette lui – per noi non è un lavoro come un altro, è vita. Se mio figlio decidesse di fare questo mestiere io sarei contento». E poi una curiosità: “Salù”, il nome affibbiato al mascherone del cane del carro di quest'anno, è il diminutivo di "Saluta il cane".

Non potevano mancare Roberto ed Enrico Vannucci, i due figli di Carlo detto “Bocco”: entrambi hanno ricordato le vicissitudini del padre, prigioniero di guerra degli Alleati che poi venne mandato in India e Australia prima di tornare a Viareggio nel 1947. E poi qualche curiosità personale: «Quando sono al corso sono troppo preso dalla responsabilità di guardare i miei carri che non saluto nessuno e passo per burbero, ma in realtà sono solo teso – dice – anzi, io sono un romantico e sto scrivendo un romanzo d'amore, una storia che ha per protagonisti gli utensili da lavoro dei carristi». Enrico, invece, annuncia l'imminente uscita di “Perdidavero”, libro che raccoglie storie vere e aneddoti su 68 anni di carri del Carnevale suoi e di papà.

E poi in chiusura Gionata Francesconi, un passato da costruttore come papà Mario e nonno Francesco: «Se il Carnevale esiste ancora a Viareggio è perché ci sono questi folli che con passione continuano a lavorare e soffrire. I carristi sono missionari del sorriso». Rifacciamoli più spesso, appuntamenti del genere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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