Gioco
Carnevale di Viareggio, le sarte del rione che vestono la voglia di divertirsi: una passione artigiana lunga più di 40 anni
Le sarte del Carnevaldarsena si sono ritrovate due volte a settimana durante tutto l’inverno nella sede del rione in via Savi
VIAREGGIO. Loro sono le sarte a chilometro zero del Carnevaldarsena e rappresentano un caso più unico che raro nel panorama del Carnevale: perché sì, stiamo parlando della pedana aggregativa del quartiere dei cantieri navali realizzata, materialmente, dai volontari del quartiere. Non solo colla, farina e cartapesta, ma anche stoffa e tessuti. E loro, passando l’inverno a cucire i vestiti (rivisitati) di Burlamacco, hanno portato avanti una tradizione, quella delle sartine, che dalle parti di via Coppino e via Savi va avanti da oltre quarant’anni. E lo spirito, in fondo, è rimasto lo stesso di una volta.
Se lo ricorda bene Angelita Pagni, che poi è la zia di Massimiliano, il presidente del Carnevaldarsena: lei quell’epoca irripetibile l’ha vissuta. «Il tempo, la passione, la voglia non sono cambiate – ci dice – nel primo gruppo che si formò erano tante le donne che lavoravano: mi ricordo ancora dei bellissimi costumi come quelli delle anguille cee o degli scozzesi… Sì, hanno lavorato veramente tanto». Un lavoro «che è prima di tutto un divertimento, anche se a volte ce lo portiamo a casa perché il tempo a disposizione non basta».
Le sarte del Carnevaldarsena si sono ritrovate due volte a settimana durante tutto l’inverno nella sede del rione in via Savi, come ci racconta Valentina Pardini: «Il giorno noi donne ci occupiamo dei vestiti, mentre la sera i mariti e gli uomini in generale pensano alla carretta».
Attorno a lei troviamo le altre sarte: Alessandra Monciatti è la moglie del compianto ex presidente del rione Gianni Merlini, poi ci sono Naomi Orsi, Simona Corsi, Monica Masotti che ha disegnato il bozzetto della carretta e seguito il progetto, la “cappellaia matta” Laura Del Freo e Barbara Cardella.
«Ma senza l’Angelina siamo perdute, è lei il nostro pilastro» aggiunge Pardini anche se la diretta interessata minimizza e scuote la testa. E allora capisci subito che la vera forza del gruppo delle sarte, che venne ripristinato nel 2007, è proprio lo spirito di squadra. Il costume confezionato per quest'anno celebra i 150 anni del Carnevale di Viareggio: «Il soggetto della carretta è una scuola ideale dove si insegna il Carnevale e allora abbiamo fatto il grembiule di Burlamacco, con il vestito a scacchi, il mantello e il cappello rosso».
Ma il lavoro svolto ha assunto un significato diverso rispetto al passato, e non solo per la ricorrenza del secolo e mezzo di vita del Carnevale. «Dopo due anni di pandemia è la prima volta che ci siamo trovate per cucire in sede, dato che è operativa solamente dal 2020 – prosegue Pardini – chiaramente veniamo quando è possibile, ognuna di noi ha i suoi impegni. Qui è molto comodo, perché riusciamo a coordinarci meglio: l’anno scorso è stata una tragedia, ognuna lavorava per conto suo e c’erano parecchie cose che non tornavano. Soprattutto, diventa un’occasione di socializzazione, anche una terapia se vogliamo: parliamo, ci raccontiamo quello che ci succede, ci sfoghiamo e ci ascoltiamo».
Aprire la sede «è davvero un’altra cosa: ci divertiamo di più, magari qualcuno passa davanti, vede le luci accese e si ferma a salutarci. Sì, per noi è un punto di ritrovo. E di fatto siamo diventate una piccola famiglia: abbiamo festeggiato i rispettivi compleanni, siamo andati a mangiare una pizza tutte assieme, alla festa rionale facciamo le volontarie al bar».
Sì, è la famiglia del Carnevaldarsena. E dove c'è Carnevaldarsena c'è casa.
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