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In aula

Interessi più alti del dovuto: la banca è condannata per un mutuo

di Luciano Menconi
Interessi più alti del dovuto: la banca è condannata per un mutuo

Denunciata da un cliente che avrebbe pagato l’80 per cento in più

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VIAREGGIO. Gli interessi applicati sul mutuo fondiario erano legittimi ma non erano quelli stipulati – o comunque così non erano stati illustrati al momento del contratto – con il cliente. Che quando si è accorto che alla fine avrebbe speso molto più del previsto si è rivolto al suo legale. L’atto di citazione curato dall’avvocato Federico Pedonese è finito all’esame del tribunale che ha dato torto all’istituto di credito, condannato a modificare i termini del mutuo oltre che a pagare le spese processuali.

La storia parte nel 2006, quando il cliente sottoscrive un mutuo fondiario di 170mila euro con una banca che poi cede la posizione a una società di cartolarizzazione. A seguito di un’analisi accurata del contratto di finanziamento, emerge che la banca che aveva erogato il mutuo sedici anni fa aveva applicato, all’interno del piano d’ammortamento alla francese, una capitalizzazione composta, anziché semplice dell’interesse, senza che tuttavia questa fosse dichiarata nel contratto e comunque non convenuta fra le parti.

Per comprendere la questione, è necessario spiegare la differenza fra capitalizzazione composta e capitalizzazione semplice. «In tutti o quasi i mutui stipulati con le banche in Italia – riassume l’avvocato Pedonese – viene applicato il così detto piano d’ammortamento alla francese caratterizzato da rate di rimborso costanti nel tempo dove la quota del capitale rimborsato, dapprima inferiore rispetto agli interessi pagati, è sempre crescente mentre la quota di interessi che si pagano all’inizio è molto alta e poi diventa sempre più decrescente. Ciò premesso, il problema si pone, all’interno di ogni piano d’ammortamento alla francese se la banca applica, in assenza di esplicita pattuizione, una capitalizzazione composta degli interessi con la maturazione dei medesimi in misura esponenziale, in luogo di una capitalizzazione semplice comportante invece una maturazione lineare degli interessi. Per dirla ancora più semplicemente: con la capitalizzazione composta il capitale si abbatte più lentamente e si pagano molti più interessi rispetto all’applicazione della capitalizzazione semplice. Ad esempio, in questo caso dalla comparazione dei due distinti piani di ammortamento elaborati sulla base del valore iniziale del tasso d’interesse stipulato nel 2006, in capitalizzazione composta la banca avrebbe potuto introitare oltre l’80% d’interessi in più rispetto alla capitalizzazione semplice».

Per questo nell’aprile 2021 è stato intentato il giudizio presso il tribunale competente chiedendo la dichiarazione di nullità di tale clausola. E il tribunale, se nei confronti della banca originaria titolare del credito non ha potuto condannare alla restituzione degli interessi per una normativa introdotta nel frattempo, ha tuttavia stabilito che all’interno del mutuo che andrà a estinzione fra 15 anni la società di cartolarizzazione subentrata all’istituto di credito dovrà applicare per ogni futura rata la capitalizzazione semplice in luogo di quella composta, con un netto risparmio del mutuatario nel pagamento degli interessi previsti da contratto.

«Mi preme sottolineare – conclude Pedonese – come non sia illegittima in sé la capitalizzazione composta se stipulata e determinata per scritto nel contratto: tale capitalizzazione composta diventa illegittima nella misura in cui venga celata e non indicata, risultando dunque un costo occulto. È questo il principio affermato dalla sentenza: ovverosia che l’eventuale applicazione del calcolo degli interessi in capitalizzazione composta deve esser stipulato fra le parti nel contratto di mutuo. Con il provvedimento ottenuto, il mio assistito avrà un risparmio di almeno 200 euro su ogni rata».
 

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